Intervista a Francesca Cappelli

23 Luglio 2020

Carissimi amici warlandesi,
oggi ho il piacere di parlarvi di una scrittrice che ho avuto il piacere di conoscere in questi strani mesi di lockdown: Francesca Cappelli. Di lei ho letto un paio di racconti inseriti nelle raccolte Bestie d’Italia volumi 1 e 2 e, infine, ho da poco finito il suo bel romanzo L’altra anima della città. Abbiamo il piacere di conoscerla meglio e di farle qualche domanda.

Francesca Cappelli
Francesca Cappelli

Napoleonardo: Buongiorno Francesca, sono molto contento di averti conosciuta, grazie per il tempo che ci dedichi. Il motto di Warlandia è LA NARRAZIONE HA MOLTE FORME, TROVA LA TUA. Ho letto qualcosa in giro per cercare di conoscerti meglio. Comincerei con il capire meglio chi sei, che fai e che cosa ti spinge verso la scrittura e la musica come forme di narrazione. In realtà so già un sacco di cose, ma vorrei sentirle da te e anche scoprire altro!

Francesca Cappelli:

Ciao e grazie per avermi proposto questa intervista!
Sono una persona che racconta storie. L’invenzione di storie è una delle mie prime memorie, e da allora l’ho sempre esplorata, con varie forme e mezzi espressivi: la scrittura, la musica, il teatro, il gioco di ruolo. Anche nel mio lavoro di insegnante di lettere nella scuola media, racconto storie e aiuto gli studenti a scoprire le storie dei grandi autori letterari ma anche tutte quelle che sono dentro di loro.

Napoleonardo: Nel tuo romanzo L’altra anima della città c’è un personaggio speciale che è Damiano. Elegante, sornione, cupo e con un trascorso e un presente di dolore e pentimento. Con i suoi vestiti da donna e le sue capacità magiche, mi ha subito fatto innamorare. Il vero protagonista della storia è Elia Chiari, ma Damiano è il personaggio più affascinante. Che mi dici di lui? Come nasce? Chi racconta e, soprattutto, quanto è vero che è anche per te il personaggio più figo della storia?

Francesca Cappelli:

Ecco, ho letto questa domanda e mi è venuto da ridere, perché la tua opinione è molto diffusa e Damiano è uno dei personaggi più amati da chi ha letto il libro.
Ammetto che anche per me è uno dei più divertenti e interessanti da scrivere. Lo “conosco” da tanto tempo, da circa 13 anni, quando immaginai per la prima volta la sua storia. È sempre stato così come l’ho raccontato: un pozzo di conoscenza magica e storica, dotato di una curiosità instancabile e del gusto per tutto ciò che è teatrale, dagli abiti ai modi di interagire con gli altri. Sempre però con il peso della sua storia da portarsi dietro.
Racconta vari frammenti di vicende e persone. Ha sicuramente alcune cose che gli ho prestato io, come l’amore per i travestimenti, l’apertura verso tutto ciò che sembra deviante e il conflitto per venire a patti con ciò che si è.

Napoleonardo: Ho giò scritto nella mia recensione al tuo romanzo che il Raduno dei Magici Fiorentini è un insieme di personaggi molto controversi, oscuri, egoisti, piccoli e capricciosi. Mi sono riferito al Consiglio dicendo che è volutamente narrato in modo da non farti parteggiare per loro. Mi confermi questa intenzione? Volevi davvero rappresentare in qualche modo il mondo della politica?

Francesca Cappelli:

Sì, hai colto bene ciò che speravo di raggiungere. Volevo dare l’idea di un insieme di persone con una causa comune – in questo caso, mandare avanti il mondo magico e nascosto della città senza problemi e mantenendo un equilibrio tra le varie forze. Però ciascuno è lì per motivi diversi: potere, prestigio, necessità, desiderio di imporsi, voglia genuina di fare un servizio alla città, scopi personali…
Il risultato è un organismo complesso che guida la città talvolta nel migliore dei modi, altre volte con grosse lacune, altre volte ancora anteponendo i desideri dei consiglieri al bene di tutti. Credo sia la norma, quando metti insieme un gruppo di persone con un ruolo di responsabilità.
Non volevo che i lettori li identificassero con “i buoni” o dessero loro una valenza positiva solo perché sono un’autorità.

Napoleonardo: Hai dato spazio alla bellezza della città di Firenze, alla narrazione fantastica inserendo una storia d’amore impossibile fra la bella Maddalena ed Elia. Ogni storia d’amore è possibile anche la più assurda? Se un giovane uomo può amare una donna fantasma allora tutto è lecito in amore. Era un messaggio anche questo? 

L'altra anima della città di Francesca Cappelli
L’altra anima della città di Francesca Cappelli

Francesca Cappelli:

La storia di Elia e Maddalena è la realizzazione di una mia fissa fin dai tempi delle medie, ovvero gli amori impossibili tra umani e fantasmi. Però sicuramente ci si può leggere dietro anche questo messaggio, che è sempre presente in quel che scrivo. Quando due persone sono capaci di scegliersi e la loro storia non fa del male a nessuno dei due, non vedo alcun motivo per dire che “non va bene”.

Napoleonardo: Sopratutto, però, hai raccontato di una situazione molto attuale e controversa: il diritto dovuto o negato alla cultura e alla bellezza. Secondo i CATTIVI la bellezza non è per tutti. Secondo Elia questo è assurdo. Vuoi dire qualcosa?

Francesca Cappelli:

Credo che quando la cultura diventa una cosa elitaria, per pochi, è un dramma. Questo accade quando la rendi distante, inaccessibile, costosa, quando crei una voragine tra “cultura alta” e “cultura pop”, quando il mondo della cultura diventa un club per pochi eletti. Credo anche che tutti dovremmo contribuire alla diffusione della cultura, in una maniera immediata e accessibile. Nel mio lavoro provo a fare anche questo: far capire ai ragazzi che la letteratura non è una cosa alta e lontana, ma è alla loro portata, e loro possono confrontarsi con essa, giocarci, interrogarla, metterla in discussione. È “roba loro”. È di tutti. Lo è sempre stata.

Napoleonardo: Se non è troppo personale, vorrei chiederti della tua esperienza di insegnante in special modo in questo periodo difficile del CORONA VIRUS.

Francesca Cappelli:

L’insegnamento lo vivo come qualcosa a metà tra la missione del paladino e il palcoscenico del cantastorie. È un’attività straordinariamente creativa e artistica, e al centro di tutto c’è la relazione e la capacità di mettersi nei panni di coloro che hai davanti.
Questi mesi sono stati difficilissimi, strani e spesso sconfortanti. Però ho fatto del mio meglio, come tutti. I mezzi tecnologici non sono assolutamente paritari e inclusivi, ma essendo in piena emergenza, abbiamo cercato di farli funzionare. Credo che tutti abbiano lavorato tantissimo, e che i ragazzi siano stati straordinariamente maturi.

Napoleonardo: Ho ascoltato le tue canzoni e mi piacciono. Mi piace sopratutto la tua voce, ma anche la tua ritmica (anche io suono la chitarra e scrivo canzoni). Hai anche inserito la musica e una improbabile rock band nel romanzo. Che rapporto hai con quella che è la mia forma di narrazione preferita?

Francesca Cappelli:

La musica è l’altra cosa che mi infesta fin dalla primissima infanzia. Mi dicono che inventavo canzoni fin dall’asilo. Ho studiato pianoforte e solfeggio dai 6 ai 15 anni, poi chitarra e canto. Di recente ho ripreso il canto lirico, che pratico da 7 anni. Cantare è una delle cose che mi viene più naturale e che mi piace di più in assoluto. Comporre è un’altra attività in cui riverso tantissime energie e che mi dà un grande ritorno di soddisfazione.

Napoleonardo: Hai anche un gruppo musicale? Fai musica al di fuori di quello che scrivi a completamento del tuo scrivere?

Francesca Cappelli:

Ho un progetto musicale folk (Edlynn), faccio concerti con la mia scuola di musica e ogni tanto compongo musica per gli spettacoli della compagnia teatrale di cui faccio parte.

Napoleonardo: Perchè usi il nickname Edlynn? Ha a che vedere con la tua passione per il GDR? Come vedi ho studiato prima di contattarti!

Francesca Cappelli:

Perché include i nomi di due personaggi che ho inventato un secolo fa: Ed e Lynn. Ed era un supereroe nato ai tempi dell’asilo, uno (o una: tendeva a cambiare genere da una storia all’altra) che è stato esploratore, pirata, principessa, astronauta…
Lynn invece era il capo di una rivolta contro il potere corrotto, nata credo intorno ai 12 anni.
Due personaggi che incarnano bene il cuore di ciò che scrivo.

L'altra anima della città di Francesca Cappelli
L’altra anima della città di Francesca Cappelli

Napoleonardo: Hai uno scrittore preferito?

Francesca Cappelli:

Ne ho molti. I primi che mi hanno guidato verso l’amore per i libri sono stati J. R. R. Tolkien e Michael Ende. Poi ci sono William Shakespeare, Stephen King, Neil Gaiman, Angela Carter, Victor Hugo, Marguerite Yourcenar, Stefano Benni, Richard Adams, Chuck Wendig, Lynn Flewelling, Ellen Kushner, Umberto Eco…

Napoleonardo: E un libro preferito?

Francesca Cappelli:

Anche qui, una serie infinita. Selezionando molto, direi “Il signore degli anelli” di J. R. R. Tolkien, “It” di Stephen King, “American gods” di Neil Gaiman, “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco, “I miserabili” di Victor Hugo e “Il vuoto attorno” di Angela Carter.

Napoleonardo: Ci sono altri libri in arrivo? Progetti musicali?

Francesca Cappelli:

Adesso sto rivedendo un fantasy più tradizionale, con un’ambientazione vagamente ispirata al Nordafrica medievale. Anche questa è una storia che viene da lontano, riscritta mille volte, e spero davvero di poter dire una volta per tutte “Ecco, l’ho raccontata”.
Per quanto riguarda la musica, vorrei riuscire a registrare un disco nuovo entro fine anno, nel quale inserire anche le canzoni legate a “L’altra anima della città”.

Napoleonardo: Grazie di tutto e spero di poter rimanere in contatto con te. Fai un saluto a chi vuoi tu.

Francesca Cappelli:

Grazie a te. Saluto tutti quelli che narrano, ognuno secondo la sua forma.

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