Linea 429 di Salvatore Scalisi (recensione)

7 Agosto 2020

Oggi vi presento Linea 429 di Salvatore Scalisi.

Linea 429
Linea 429

Si tratta di un libro diverso dal solito sotto diversi aspetti e, in particolare, per lo stile narrativo scelto dall’autore. Tutta la storia è raccontata al presente e le descrizioni sono pochissime.

La narrazione è articolata attraverso i dialoghi fra i personaggi, molti dei quali non hanno neanche un nome. Non c’è un vero e proprio protagonista, ma un gruppo di personaggi caratterizzati con pochi dettagli. C’è la donna con i capelli rossi con il marito il cui rapporto è un po’ logoro, la giovane mamma con il figlio Cristian, l’uomo tozzo, l’autista dell’autobus prossimo alla pensione, l’uomo con il giaccone sul braccio, la giovane attrice Romina e il suo compagno Rosario.

I personaggi si ritrovano durante un terribile temporale tutti insieme sull’autobus numero 429. La pioggia incessante li costringe a restare sul bus per un tempo che pare interminabile. Qui i diversi tipi umani vengono fuori con i loro malumori, paure o speranze. Il terribile temporale immobilizza la città e manda in tilt il traffico. Immagini di devastazione e paura fanno da sfondo alle angosce personali dei personaggi.

Il tempo della storia è dilatato e la scelta di usare il presente per narrare gli eventi risulta, a mio parere, faticoso per il lettore, ma immagino che l’autore volesse dare la sensazione di leggere più un copione teatrale che un vero e proprio romanzo.

La lentezza esasperante con la quale il 429 avanza nel traffico congestionato si avverte in modo palpabile. Il lettore desidera arrivare all’ultima fermata tanto quanto i personaggi della storia.

Anche la scelta di dare un nome solo ad alcuni personaggi rende la storia particolare. Romina, in particolare, è proprio un’attrice teatrale. Inoltre, l’autore fa diversi riferimenti al mondo del teatro durante lo svolgimento della storia.

Ci sono diversi colpi di scena e la narrazione è in gran parte avvincente. Il finale è sicuramente a sorpresa anche se forse un po’ surreale.

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