Intervista ad Antonietta Pezzullo

5 Febbraio 2020

Oggi scambiamo quattro chiacchiere con l’autrice di Un abusivo nel mio letto: Antonietta Pezzullo: bibliotecaria, appassionata di lettura e scrittrice.

Antonietta Pezzullo autrice di Un abusivo nel mio letto

Warlandia: Carissima Antonietta, grazie per la fiducia nell’affidarmi il tuo simpatico libro. Come è nata l’idea di scrivere un romanzo?

Antonietta Pezzullo: Grazie a te per avermi letto e concesso questo spazio. L’idea del racconto è nata nel tentativo di interpretare la visione di un bambino sul mondo: la famiglia, la scuola, gli amici e i primi turbamenti. E anche da una riflessione sulla scuola, che spesso per il bambino e la famiglia appare come una rincorsa frustrante.

W: Il romanzo Un abusivo nel mio letto sembra essere fortemente ispirato ad una storia vera che ti appartiene. Quanto è vera e quanto romanzata?

AP: Sicuramente è ispirato anche da un vissuto personale, ma anche estremizzato da molti fatti comuni a tante madri e ai tanti figli. Situazioni e storie che si sono aggiunte alla mia esperienza personale, aiutandomi a rendere più reale e comune il mio vissuto e completandolo.  Quindi Lorenzo diventa il simbolo di tanti bambini. E la madre, in questo caso volutamente senza nome, rappresenta le tante madri che arrancano e spesso sono sull’orlo di una crisi di nervi, nel gestire figli, scuola, casa e lavoro. Alleggerendo il tutto con ironia, che aiuta a mettere in luce i paradossi e le contraddizioni dell’educazione familiare e l’istruzione scolastica.

W: Il personaggio di Lorenzo è molto simpatico ed è piuttosto realistico: anche se forse parla un po’ troppo bene per essere un bambino di 9 anni! Hai faticato nell’entrare nella mente e nel linguaggio di un bambino?

AP: Diciamo che ho provato a immedesimarmi, a mettermi dalla parte del figlio, costretto anche lui a seguire e ad accontentare il volere di tutti. Spero di essere riuscita a cogliere e a evidenziare anche le sue ragioni e le debolezze degli adulti, che a volte improvvisano e si contraddicono. Per il linguaggio sicuramente è troppo articolato per corrispondere alla sua reale età. Ma è un modo per renderlo comprensibile a tutti nella narrazione del racconto. 

W: La madre è decisamente istruita, fiscale e troppo coinvolta sull’argomento scuola e, sopratutto, compiti a casa. La scuola sembra essere l’unica preoccupazione di questa donna nella relazione con il figlio. Ci sono tante sfaccettature nella crescita di un bambino, come mai tanta insistenza su questo singolo argomento?

AP: Perché sicuramente oggi la famiglia è molto coinvolta nella vita e nella didattica scolastica. E forse in questo modo la stessa scuola coinvolgendo troppo,  ha perso la sua autorevolezza. E magari,  sarebbe meglio un passo indietro dei rispettivi ruoli. E’ un tema molto sentito dalle famiglie.

W: Giochiamo a carte scoperte: quanto assomigli alla madre del romanzo? Sei davvero così o hai volutamente esagerato il personaggio?

AP: Sono un po’ così, ma ho anche esagerato, creando, aggiungendo, per evidenziare, ironizzare e rappresentare al meglio le dinamiche del ruolo delle tante madri a volte esasperate. 

W: E il povero Lorenzo? Alla fine del romanzo hai dedicato una pagina al tuo Lorenzo, quello vero. Mi pare di capire che esista e che sia stato di ispirazione al testo.

AP: Lorenzo è stato sicuramente ispirato da mio figlio, ma poi è diventato altro. Un bambino più complesso, che sintetizza le difficoltà di tanti altri, che vivono situazioni simili, ma anche diverse di cui Lorenzo è portavoce. Lorenzo diventa un veicolo di altri pensieri e altre realtà.

W: Di solito chi scrive ha delle ragioni per farlo. Quali sono le tue?

AP: La passione per la scrittura, che mi eleva dal basso e mi fa evadere. Scrivo con piacere, in modo naturale per alleggerirmi. E’ un rifugio, uno spazio mentale, e anche nell’impegno che richiede, non mi pesa. La scrittura, è un richiamo che mi permette di esistere. 

W: Un libro che non può mancare in casa?

AP: Ci sono molti libri e autori che mi animano e continuano a raccontarmi qualcosa come la Fallaci, Kafka, Isabel Allende. Le biografie come quella di Frida Kahlo e altre. Il grande Bukowski, che nel suo realismo sporco trovo quella poesia che lo stesso lirismo a volte ci nega.

W: Un luogo in cui ti rintani per trarre ispirazione per i tuoi libri?

AP: Non esiste un luogo preciso, ma tutto nasce in modo casuale, fantasticando, osservando la realtà, dal dolore o dalla noia. I pensieri non si programmano, semplicemente t’investono e arrivano. 

W: C’è un libro che avresti voluto scrivere tu? Se si, quale?

AP:  Tanti! Adesso mi viene in mente Un uomo della Fallaci, ma la mia memoria, che adesso si nega ne, nasconderà tantissimi.

W: Grazie per il tuo tempo, per la disponibilità e la cortesia nel rispondere alle mie domande. Fai un saluto a chi vuoi tu.

AP: Intanto ti ringrazio per quest’occasione. E saluto tutte le persone che mi amano, sostengono. Mio figlio, che m’illumina d’immenso. Un saluto e un Grazie anche al quotidiano per cui scrivo sulla pagina culturale il.Format.info. Un Grazie a te per l’intervista. Grazie!

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