Un bacio dietro al ginocchio di Carmen Totaro (recensione)

28 Ottobre 2021

Un romanzo duro, ma bellissimo sull’incomunicabilità. Una madre e una figlia ventenne si scontrano di continuo fra silenzi e frasi terribili. Le bugie con le quali Elisa cerca di tenere a bada la madre, Ada, rendono il loro rapporto del tutto falso. Ada è una donna fragile e ha alle spalle una separazione e la morte del suo ex marito, da lei mai dimenticato.

Un bacio dietro al ginocchio di Carmen Totaro
Un bacio dietro al ginocchio di Carmen Totaro

Elisa è iscritta all’università, ma non studia. Ada è assistente agli anziani, ma spesso si assenta per ragioni di salute, per pigrizia e molti la ritengono una persona per nulla affidabile. Ada è trascurata nell’aspetto, non ha amore per la casa e fa uso di farmaci prescritti dal suo psichiatra in seguito alla morte dell’ex marito.

Tutto inizia con una cena il giorno del ventiduesimo compleanno di Elisa. Ada ed Elisa cenano in un posto squallido, ma soltanto Elisa sembra accorgersene. Il loro rapporto è basato sullo scontro: Ada inizia a bere del vino di scarsa qualità, elogia il cibo nonostante non sia un granché e ha comprato un abito per l’occasione fin troppo elegante rispetto al livello del ristorante.

Elisa sembra sempre sul punto di scoppiare. Non tollera la madre fisicamente. Ogni cosa che dice è per detta per ferire, come spesso accade nell’adolescenza, ma lei è ben oltre l’età in cui si possa dare la colpa agli ormoni.

Carmen Totaro autrice di Un bacio dietro al ginocchio
Carmen Totaro autrice di Un bacio dietro al ginocchio

Alla fine della cena le due tornano a casa ed Elisa prepara una bagno caldo alla madre che resta stupita dal gesto della figlia. Elisa le accende persino la musica e la saluta prima di uscire con gli amici. Ada ha in corpo troppo vino e un mix di farmaci e si addormenta.

Da qui in poi il romanzo diventa terribile. La narrazione è alternata fra quello che succede ad Elisa e quello che capita alla madre. Ada si addormenta nella vasca e non ricorda nulla. Scopre di essere chiusa in bagno e non ricorda nulla. Inizia a chiamare i vicini dalla parete fino a che qualcuno non viene a liberarla. Tutti la trattano con troppa delicatezza e lei non capisce, ma viene condotta in ospedale dove scopre che nel suo appartamento è stato trovato il gas aperto lasciando pensare ad un tentato suicidio o, come minimo, ad una persona poco affidabile.

Ada non ricorda nulla, ma la cosa che le importa è sapere come stia sua figlia. Purtroppo, però, Elisa scompare nel nulla per settimane.

La storia è narrata in un modo splendido, che coinvolge il lettore al punto da desiderare che tutto si risolva per il meglio. Ada ha talmente poca stima di sé che prova spesso fastidio di se stessa, della sua voce, delle frasi che dice. Il lettore vive con lei un tormento continuo.

Elisa è piena di rabbia e di odio. Leggendo questo romanzo da uomo e padre non ho potuto non provare un brivido quando ho intuito le ragioni di Elisa. Non ho potuto non pensare a mia figlia e mia moglie e a quanto difficile sia sempre nella vita ascoltarsi e parlarsi con rispetto.

Un romanzo diverso in cui non c’è un lieto fine e non ci si ritrova con eroine al femminile che portano in alto i valori dell’essere donna, ma piuttosto ci si riscopre fragili e impotenti davanti al mistero dell’altro.

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