The tales of Beedle the Bard

28 Dicembre 2008

Le fiabe di Beda il Bardo

Recensione by Spicegirls (alias Celtic-Paolino)

Le fiabe di Beda il Bardo

Il nuovo lavoro della Rowling (be, ormai tanto nuovo non è, visto che la versione venduta all’asta, scritta di suo pugno, è stata venduta l’anno scorso), è letteralmente un piccolo gioiello che si incastona nel cuore di tutti gli appassionati del mondo Potteriano. La struttura è semplice, così come i contenuti; ciò che veramente rende questo libro particolare è l’approfondimento nella conoscenza di tutti noi lettori del mondo parallelo al nostro creato dalla Rowling, in cui magia, creature fantastiche ed eventi straordinari sono all’ordine del giorno.

Il libro è visto dal punto di vista dei futuri maghi, che fin da bambini vengono istruiti al mondo che si troveranno ad affrontare, pieno di gente affamata di potere, di attenzione al non essere visti dai Babbani mentre si fa qualche magia e di impostori che si spacciano per maghi. Le fiabe assumono quindi per i bambini il ruolo che per noi hanno avuto Cappuccetto Rosso, La Bella Addormentata o Cenerentola, che ci istruiscono in modi del tutto particolari a conoscere come districarci in ciò che ci troveremo davanti. Il testo delle favole è molto breve, conciso, senza eccedere nel dettaglio, tanto che le fiabe in sé durano solo una decina di pagine ciascuna. Ciò che chiarisce il contenuto e fa realmente capire meglio questo mondo “magico”, e che per me è la parte anche più divertente del libro, sono i commenti alla fine di ciascuna fiaba fatti da Silente. Lì, oltre appunto a spiegare ciò che realmente può significare la fiaba (se non si è già riuscito a capirlo leggendola), fa riferimenti a creature, fatti storici e persone a noi del tutto sconosciuti, in un modo tanto approfondito che a volte sembra di vivere realmente in questo mondo parallelo, e che si stia quasi studiando una lezione di storia, magari saltata durante le scuole medie.

Prendendo in mano il libro, ci si accorge subito che l’aggettivo usato da me prima, “piccolo gioiello”, è abbastanza appropriato, poiché il libro è di piccole dimensioni, con copertina rigida, e una illustrazione di copertina davvero notevole. Belli i colori scelti, i soggetti, e il carattere usato per scrivere il titolo. Ad arricchire poi l’interno, prima di ogni fiaba e anche dentro alcune di esse, delle illustrazioni realizzate dalla Rowling stessa, che qui si rivela una bravissima disegnatrice, con una buona conoscenza dell’uso della china, e che aiutano a immaginare ciò che sta accadendo nella fiaba.
Passiamo adesso ad analizzare, senza rovinarvi ciò che racconta, il libro, avanzando fiaba per fiaba.

La prima, Il mago e il pentolone salterino, parla di un mago che usa il suo pentolone per creare pozioni che aiutino i babbani del suo villaggio, guarendo malattie e facendoli stare meglio. Alla morte del mago, il figlio succede nell’attività, ma non è di buon cuore come il padre, e alle richieste dei compaesani, risponde con un netto rifiuto. Sarà il pentolone stesso, in un modo del tutto insolito, a cercare di fargli cambiare idea. Qui, come poi specificato da Silente, è chiaro l’invito a tutti i bambini ad imparare a cercare di aiutare i “meno fortunati” (non dotati di poteri magici) con le proprie doti.

Ne La fonte della buona sorte tre streghe partecipano a una gara annuale alla ricerca della fonte, il cui vincitore potrà attingere alle sue acque, diventando notevolmente fortunato nel suo futuro. Durante la corsa, un cavaliere si affiancherà a loro, e appena arrivati i quattro davanti la fonte, vedremo come la collaborazione porterà ad un finale inaspettato. Qui è chiaro il messaggio di collaborazione con i babbani, che possono essere disposti a ricambiare l’aiuto ricevuto.

Il cuore peloso del mago, la mia fiaba preferita del libro, parla di un mago, che non volendosi innamorare ricorre alla magia nera, ma appena trova chi lo faccia innamorare, pur di riavere il suo cuore è disposto ad uccidere. Ricorda un po’ la vicenda di Romeo e Giulietta, con un finale tragico, ma alla fine anche tenero. Non vi svelo di più sulla trama perché è particolare, arriva a fare anche capire che la magia nera non va usata (no no, sembra fare cenno col dito Silente nelle sue note), ma vi posso assicurare che è molto bella.

Baba Raba e il ceppo ghignante parla di un Re che vuole essere l’unico mago nel regno, capace di far uccidere tutti gli altri maghi pur di esserlo, e non essendo dotato di poteri magici, si affida a un cialtrone, che lo illude di stargli insegnando la fine arte della magia. Baba, che lava i panni nel castello, si accorge dell’inganno, e appena il re si sente pronto a mostrare i poteri al pubblico, è l’unica che si mette a ridere. Offeso, il re la fa cercare, ma trova solo un ceppo al suo posto. Sentendo la risata provenire da lì, lo fa tagliare, e continuando a sentire la risata, capisce di aver fatto qualcosa di negativo. Baba quindi lancia un ultimatum al re, ottenendo che gli altri maghi vengano lasciati in pace. Silente spiega che anche qui il rapporto con i babbani viene definito: chi è mago faccia il mago, chi non lo è, se ne stia buono, senza arrecare danno agli altri. Parla anche delle torture causate a streghe e maghi nel medioevo, tutto dal punto di vista dei maghi, che è un’interessante prospettiva.

La storia dei tre fratelli, citata nei Doni della Morte, parla di tre fratelli che, scampati alla Morte, le chiedono un dono ciascuno. Il più furbo si rivelerà essere chi non ha chiesto qualcosa che lo faccia diventare il più potente al mondo o l’unico in grado di rivoltare le cose fatte dalla Morte stessa, ma chi cercherà di eluderla. Le note di Silente qui sono molto approfondite, chiarendo anche la diffusione di credenze sul fatto che gli oggetti siano realmente esistiti (cosa che si rivela vera nei Doni della Morte), e chiarendo e spiegando anche al pubblico che questa fiaba deve insegnare ad essere anche furbi.

Insomma, il resoconto finale, dopo l’analisi di tutto il libro, è molto positiva, proseguendo, almeno in me, la passione quasi maniacale per questo mondo e per questa autrice, che non smette mai di stupirci, e che mantiene uno stile di scrittura impeccabile, altamente suggestivo. A mio parere, a conferma su ciò che penso di lei, le immagini nel testo potevano anche non essere incluse, non perché siano brutte, anzi, è il contrario, ma perché lei è tra i pochi scrittori in grado di evocare le atmosfere, gli ambienti e le emozioni in maniera impeccabile. Un battito di mani, da parte mia, alla Rowling, e spero che tante altre persone ne rimarranno altrettanto soddisfatte.

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