Il cavaliere inesistente (recensione)

10 Settembre 2019

Oggi vi racconterò di un libro molto particolare dal titolo Il cavaliere inesistente di Italo Calvino di cui abbiamo già parlato su Warlandia.

Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l’esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rassegna i paladini….

Inizia così questo particolarissimo libro di Calvino. Con un vecchio e un po’ stanco re di Francia che passa in rassegna i suoi paladini come in un rito ripetitivo e un po’ ridicolo chiedendo loro, uno per uno, quasi sempre la stessa cosa: “Ecchisietevoi, paladino di Francia?”

Italo Calvino – Il cavaliere inesistente

Di paladino in paladino, Carlomagno si ritrova a ripetere in modo meccanico una liturgia passando in rassegna il suo esercito, quando all’improvviso si imbatte in un paladino dalla splendida armatura bianca priva di segni della guerra che pare diverso dagli altri. Alla domanda del re di Francia risponde una voce metallica: Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez!

Al comando di mostrare il proprio volto, Agilulfo svelerà che dentro l’armatura candida non c’è alcun corpo. Il cavaliere Agilulfo semplicemente non esiste! Eppure c’è e con la sua sola forza di volontà serve il suo Signore nell’esercito reale.

Agilulfo è uno dei migliori paladini di Francia sotto il comando di Carlomagno eppure…non esiste…un romanzo unico che non potete non leggere!

Il paladino perfetto che non ha un corpo e, quindi, non soffre della caducità della natura umana. Non mangia, non beve e non dorme eppure pretende di avere un posto d’onore a tavola con i paladini di Francia e perpetra a tavola un suo rituale fatto di gesti minuziosi.

Il cavaliere inesistente (copertina)

Il paladino perfetto incontra un giovane desideroso di vendicare il padre. Si tratta di Rambaldo che incarna la gioventù carica di emozioni forti, illusioni e aspettative dalla vita che verranno presto deluse dall’esperienza.

Entra di forza nella narrazione il personaggio di Gurdulù. Un uomo robusto con un corpo forte, ma con pochissima consapevolezza di sé. Da una parte Agilulfo così perfetto, ma privo di un corpo; dall’altra Gurdulù (uomo dai mille nomi) che pur avendo un corpo non sa di esistere per la maggior parte del suo tempo.

Bradamante è una bellissima donna che indossata una propria armatura combatte come un leone fra le fila dei paladini contro i Mori. Di lei sono tutti invaghiti, ma si innamorerà Rambaldo che per lei andrà in capo al mondo. Lei, però, è innamorata non di una persona, ma di un’idea di persona: Agilulfo.

A metà romanzo scopriamo che la narratrice è una monaca: suor Teodora, la quale scrive per ubbidienza e lascia trasparire una fatica nel farlo che ne delinea il vero carattere combattivo e una conoscenza del mondo sorprendente per una consacrata.

Altro personaggio importante della storia è Torrismondo, cavaliere alla ricerca di se stesso con origini dubbie anche se nobili.

L’intreccio delle storie dei personaggi è perfetto. Pian piano si svela ogni dettaglio e si è rapiti dalla forza narrativa di Calvino.

A un certo punto le rivelazioni di Torrismondo metteranno in dubbio l’esistenza stessa dei titoli di Agilulfo (il suo stesso scopo di esistere), la nobiltà di Torrismondo stesso e innescheranno la partenza dal campo di battaglia di

Torrismondo andrà alla ricerca delle sue origini e dei cavalieri del santo Gral. Partirà anche Agiulfo alla ricerca della verità per continuare ad esistere. Dietro di lui andrà Bradamante e dietro di lei Rambaldo…

L’esistere è prendere coscienza di sé. Il pensiero dell’autore è ben espresso da una frase sul finire del romanzo messa in bocca ad un personaggio minore appartenente al villaggio dei Curvaldi. Questi dice, infatti, la seguente frase: “anche ad essere si impara..” che riassume tutta la filosofia del romanzo.

In una società complessa come quella moderna, simboleggiata dalla guerra fra fazioni, si può esistere senza saperlo oppure non esistere eppure esserci.

Il corpo personificato in Gurdulù è espressione dell’anima, rende possibile la vita, anche se l’appesantisce. I cavalieri del santo Gral tentano di liberarsi dal peso del loro corpo e dai desideri, ma in realtà continuano a vivere sulle spalle degli altri.

Agilulfo esiste fino a che la sua volontà lo tiene in piedi. Senza è solo una vuota armatura.

Il finale è sorprendente, ma non voglio rivelarlo anche se si tratta di un libro molto noto.

Si tratta di uno dei tre volumi scritti da Calvino che vanno sotto il nome di I nostri antenati che raccoglie in sé:

  • Il visconte dimezzato
  • Il barone rampante
  • Il cavaliere inesistente

Il cavaliere inesistente è una riflessione sull’essere che non potete non conoscere. E’ un libro difficile, ma che andrebbe letto.

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