Intervista a Paolo Barbieri parte 1/2

3 Giugno 2011

Napo: Mi avvicino a un MOSTRO SACRO dell’illustrazione con fare reverenziale e trovo che sei più giovane di me!!! Sei davvero una speranza nel panorama lavorativo italiano e il fatto stesso che il tuo talento ti abbia fatto emergere è per tutti uno stimolo positivo. Ti senti privilegiato a fare il lavoro che ami?
Paolo Barbieri: Ciao a tutti, e grazie per i complimenti…(e sopprattutto per il “giovane”).
Indubbiamente fare della propria passione un lavoro è estremamente soddisfacente (anzi no, proprio fico).
Ci sono lati positivi e negativi, come in tutti i settori: quando le consegne si accavallano e i tempi si dimezzano, la fatica fa capire quanto questo sia un lavoro faticoso, e a volte snervante.
Da un altro punto di vista, essere liberi (o quasi), di poter creare ciò che si vuole, è fantastico.

Napo: Passiamo a conoscere l’artista e cominciamo dalle basi: come si svolge una giornata tipo di un artista come Paolo Barbieri?

Paolo Barbieri:Se riesco, preferisco non lavorare la notte ( a differenza di diversi colleghi nottambuli e vampiri che conosco).
Di solito non seguo un metodo particolare: posso disegnare con continue pause, oppure colorare per ore senza distrarmi.

Napo: Solitamente i personaggi famosi sono attori, musicisti o presentatori. Come ci sente ad essere famosi come illustratori?

Paolo Barbieri: Mah, dire famoso come musicisti, attori e presentatori mi sembra un filo esagerato (e dai mie ricordi, in effetti nessuno mi ha mai fermato per strada chiedendomi un autografo)… (!)
Sicuramente so di essere conosciuto per quello che faccio, ed è una sensazione che tutt’ora non riesco a comprendere a fondo.
Per chiarire, io ora faccio disegni, esattamente come quindici anni fa.
Le stesse intime emozioni, le fantasie che mi permettono di creare un universo che non esiste, e la tecnica (sicuramente migliorata). Eppure rispetto ad allora, mi sento nello stesso modo. E’ cambiato l’impatto che le mie illustrazioni hanno, dirette ad un pubblico più vasto ed esigente, e sono cambiato io.
Il resto è una conseguenza di impegno e scelte giuste (o magari di essermi trovato nel posto giusto al momento giusto).

Napo: Sei condizionato dalle enormi aspettative di cui sei caricato dai tuoi ammiratori (me compreso) quando ricevi un incarico?

Paolo Barbieri: Di solito quando ricevo una commissione visualizzo subito l’ipotetico disegno, per poi passare agli schizzi.
Altre volte sono gli art director a farmi richieste più o meno specifiche.
Le sensazioni che prendono vita nella mente, per poi essere rappresentate su un foglio reale o digitale, sono una questione strettamente “privata”, che diventa pubblica quando il disegno viene stampato.
La professionalità nel disegnare, mi permette di essere sempre concentrato per cercare la soluzione per me migliore.
L’illustrazione può riuscire bene, altre volte no. Succede.
Forse, quando mi rendo conto che il disegno ha un’impatto emotivo e visivo forte, ho come dici tu, “la sensazione dell’aspettativa da parte del pubblico”.

Napo: Ho letto che sei partito dal ricopiare Goldrake (bei tempi anche io lo amavo ed ero qualche anno più grande di te…) per poi passare a disegnare creature della fantascienza e, infine, approdare al fantasy abbastanza di recente. Come è andata realmente?

Paolo Barbieri: Esattamente come hai detto.
Da bambino ero rimasto ipnotizzato da Goldrake (Atlas Ufo Robot in Italia).
Passare dai cartoni seriali americani, a quel tipo di avventure stellari, mi ha letteralmente aperto la mente.
Come bambino con capivo questi concetti, eppure ho iniziato a disegnare come un forsennato, ricopiando dagli album di figurine Goldrake, Actarus e tutti i protagonosti della serie.
Poi sono arrivati gli altri cartoni animati robotici: Jeeg, Il grande Mazinga, Daltanious, Daitarn 3, Star Blazers, Blue Noah, Capitan Futuro, Capitan Harlock, e tanti altri.
Disegnavo tutti questi eroi, immaginando lo spazio e le stelle, dando semplicemente pane alla mia fantasia.
Ho ancora quei disegni.
Crescendo ho cambiato scuole e amici, ma non questa passione, arrivando prima all’istituto d’arte di Mantova, per poi passare ad un biennio di una scuola grafica Milanese,
Alla fine di quest’ultima ho iniziato a disegnare biglietti d’auguri, e in seguito sono passato alle cover dei libri.
Nel 1994-95, internet “non esisteva ancora” , e con il mio voluminoso portfolio, andavo in giro per studi, proponendo le mie illustrazioni.
Dopo responsi negativi e positivi, ho iniziato con una prima copertina fatta per Tea, grazie all’incarico dello Studio Baroni di Milano, con cui tutt’ora collaboro.
Percorso lento che alla fine mi ha portato ad Urania della Mondadori, dove un art director mi ha consigliato di specializzarmi con l’arte fantasy.
Inizialmente non ero molto convinto (preferivo la fantascienza), ma poi ho cercato di seguire i suoi consigli.
Di seguito è arrivata la proposta per la prima copertina di un’illustre sconosciuta (Licia Troisi), e credo che il resto sia “storia”.

Napo: Che rapporto hai con la lettura? Sei uno che legge i romanzi di cui realizza le copertine per entrare in simbiosi con l’autore? Dai che non lo diciamo a Licia Trosi se non li hai letti tutti…

Paolo Barbieri:In passato leggevo molto, e come dicevo prima, parecchia science fiction.
Ho adorato romanzi come Dune, Il risveglio del Paratwa, Il gioco di Ender, Il ciclo della fondazione, più un’infinita serie di libri noti e non.
Oggi leggo meno, il lavoro mi lascia poco tempo per altri “hobby”.
Tra le ultime cose che mi sono piaciute ricordo “La strada”, di Cormac McCarthy. Davvero strepitoso il modo in cui l’autore ha sezionato la sua realtà per regalarci un mondo al collasso, in cui due anime portavano il “fuoco” verso una meta lontana.
Tornando alla domanda, non riuscirei mai a leggere tutti i romanzi che illustro. Di solito mi viene spedito un breve riassunto con le caratteristiche dei personaggi, e da questo parto con il disegno.
Quando invece realizzo un libro illustrato, il discorso cambia.
Per CREATURE DEL MONDO EMERSO (2007), e GUERRE DEL MONDO EMERSO- GUERRIERI E CREATURE (2010), ho letto le due trilogie appuntandomi qualsiasi descrizione. Illustrare 150 disegni per volta, necessita di una documentazione precisa che può essere ottenuta solo con una attenta lettura.
Per le copertine “normali” di Licia, di solito ho una corposa documentazione, e quando non basta chiedo direttamente a lei.
Me la volete sobillare contro??

Napo: Ho visto e apprezzato l’iniziativa a favore del Giappone a cui hai donato il logo e le tue illustrazioni. C’è una persona molto sensibile dietro il pennello: vuoi dirci come è nata dentro di te l’esigenza di dare una mano?

Paolo Barbieri: Inizialmente ho scritto una cosa sul blog di Licia.
Avevo parlato di un Totoro triste, in mezzo alle macerie.
Perchè non farne un disegno allora? Così con matita e computer ho realizzato un’illustrazione per me molto importante.
Come spiegavo prima, è stato merito dei giapponesi se ho iniziato un percosro artistico che mi ha portato fin qui.
Vedendo quelle immagini tremende, mi sono sentito vicino e solidale con un popolo che ho sempre sentito come una sorta di “lontano fratello”.
Il disegno è nato quasi per propria volontà, e chissà, magari nel suo piccolo permetterà di sensibilizzare qualche coscenza in più, verso una sciagura davvero tremenda.

continua….

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.