Knazi e le Paludi Hashia

11 Giugno 2010

Prosegue il nostro lavoro di scrittura a più mani. L’ultimo capitolo porta il nostro piccolo eroe nelle Paludi Hashia ed è stato introdotto dal nostro Naemor. Abbiamo partecipato in tanti alla scrittura del racconto a più mani. Attendiamo il tuo contributo personale perché la storia abbia una conclusione.
Vi lascio alla lettura dell’ultima parte del racconto dove ci ha condotto la penna virtuale di Naemor, Deudermont, Aghy, HIO, TheKing e Napo.

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Knazi e la foresta parlante

Knazi si trovava dinanzi alle distese delle Paludi Hashia. Sicuro di essere protetto, tolse la foglia da sotto la sua lingua. Non fece neanche due passi, che cadde bocconi sudando e respirando affannosamente. La foglia gli cadde di mano, un vento impetuoso se la portò via. Iniziò a vedere doppio, la testa gli scoppiava. Istintivamente si voltò di nuovo verso le montagne rocciose, una voce lo stava chiamando. Era molto simile a quella di suo fratello Tosh, lo stava supplicando, voleva che tornasse dietro.
Il primo pensiero nella mente offuscata di Knazi era che doveva tornare indietro da suo fratello. Ma il dolore che improvvisamente gli aveva invaso il corpo, non gli permetteva di guidare i propri passi. Si ritrovò di nuovo a fare la strada verso le montagne, di nuovo verso l’incubo.
Il secondo pensiero fu quello che probabilmente quella pianta era una sorta di droga, ed era finito in quello stato per colpa sua. Perchè l’aveva presa?
Il terzo pensiero fu la risposta a questa domanda. Il Pozzo Oscuro, evidentemente, era cosi potente da avere influsso anche così lontano dal centro delle montagne, fino ai confini. Improvvisamente Knazi si ritrovò sull’orlo di un precipizio. Tutt’intorno a lui c’erano rocce e montagne, ma davanti a lui un immenso buco nero si spalacava davanti alle porte del vuoto. Era un luogo di paura e terrore. Il piccolo gnomo era felice, invece, in un modo o nell’altro la sua avventura era finita. Non come doveva andare, ma davvero giorno dopo giorno stava perdendo le speranze per quell’impresa fallimentare. Knazi aprì le braccia e si gettò dentro. E cadde, e cadde verso la morte.

E si risvegliò. Non aveva nemmeno fatto un passo, la sua era stata tutta una battaglia mentale. Era solo, ancora al confine tra quei due mondi così paurosi, e si sentiva bene. Non sentiva alcun dolore. Per qualche strano motivo aveva vinto la forza del Pozzo Oscuro. Si voltò deciso e iniziò a correre verso le paludi. Qualunque cosa lo aspettasse lì, di sicuro era meglio di ciò che aveva incontrato finora. Purtroppo per lui, si sbagliava.

Naemor

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