Faccende di casa

18 Aprile 2010

Asciutto.
Il pavimento asciutto, ormai. Mario aveva pulito tutto, a terra.
Meticolosamente, con precisione. Aveva preso una scopa e aveva iniziato a pulire a terra e lentamente- come se non avesse avuto altro da fare- aveva tolto tutto dal pavimento. Posò la scopa e si asciugò la fronte.


Qualcuno avrebbe potuto fare di tutto questo –sudare per pulire un pavimento- un’ottima metafora per la vita umana. Purtroppo quel qualcuno non è qui.

Faccende di casa


Alzò lo sguardo per dare un’occhiata all’orologio. Era tardi, ormai, il sole era da tempo scomparso per lasciare spazio alla soffocante sera estiva.
Sospirò. La sua mente intanto lavorava sul da farsi per la giornata successiva –tutta quella routine che è svegliarsi vestirsi traffico per strada lavoro e di nuovo casa- e arrivò alla conclusione che la cosa migliore da fare era far finta di niente- come se nulla fosse successo.

Pensava che, andando avanti così per qualche settimana (forse qualche mese) sarebbe riuscito a dimenticare l’accaduto. Anzi, ne era praticamente sicuro.


Si mosse verso la cucina, dove una lattina di birra presa qualche minuto prima l’attendeva- doveva assolutamente bere qualcosa, non era abituato alle faccende di casa e in più quella giornata si era mostrata eccessivamente calda, tanto da rendere una semplice spazzata un lavoro quasi estenuante.
Mentre la birra gli scorreva per la gola (e un po’ gli andò a finire sulla maglia coperta da macchie rosse) gettò uno sguardo verso la camera che aveva appena pulito.


Era una semplice camera da letto –un letto matrimoniale, un armadio a 3 ante di colore bianco opaco, una finestra si affacciava su una strada trafficata- e, ora che lo guardava, non sembrava esserci davvero nulla di strano, se non fosse stato per quel particolare che era il corpo, senza vita, di una ragazza.


Lo fissò per qualche secondo, mentre la sua mente si dava da fare sul disfarsene. Davvero non aveva idea di come nasconderlo: dove diavolo mettono i corpo delle vittime i serial killer?!
Pensava e pensava, ma non riusciva a trovare una sola idea che lo aiutasse a non farsi scoprire.


Così fece qualche passo e entrò nella stanza da letto. Si abbassò, prese il corpo e lo distese sul letto- le aggiustò anche i biondi capelli- e poi uscì.
In uno sportello del bagno trovò ciò che cercava: una lametta di ferro nuova.
Si distese sul letto vicino a Laura (il nome della ragazza) e diede un taglio secco ai polsi.


Passò qualche secondo e si rese conto che il sangue usciva, ma poco –probabilmente non aveva tagliato bene.
Diede un altro colpo su entrambi i polsi e, tanto per essere sicuro, altri due o tre. Il sangue iniziò a macchiare il letto fino a poco tempo prima bianco (è una strana sensazione- pensò- sentire la vita sgorgare fuori dalle arterie) e si rese conto che ormai doveva solo chiudere gli occhi.


Guardò di nuovo la donna che aveva amato come nient’altro negli ultimi 6 anni- sorrise e chiuse gli occhi.

Darkside aka Gennaro-Cennaro-Nolano

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