{"id":4865,"date":"2012-01-18T00:04:40","date_gmt":"2012-01-18T00:04:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.warlandia.it\/blog\/?p=4865"},"modified":"2019-10-28T15:34:30","modified_gmt":"2019-10-28T14:34:30","slug":"il-segno-delluntore-primo-capitolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/2012\/01\/18\/il-segno-delluntore-primo-capitolo\/","title":{"rendered":"Il segno dell&#8217;untore primo capitolo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Di seguito un assaggio di Il segno dell\u2019untore.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>CAPITOLO PRIMO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">12 agosto 1576<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora prima<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima cosa che Niccol\u00f2 Taverna sent\u00ec fu l\u2019odore. Il lezzo greve dei corpi che bruciavano nei <em>fopponi<\/em>, le grandi fosse comuni scavate in citt\u00e0 e nelle campagne, veri e propri varchi per l\u2019inferno che ardevano senza sosta, ma che non sembravano mai sufficienti per accogliere i morti che riempivano le strade.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 si agit\u00f2 nel suo giaciglio, cercando di tenere gli occhi chiusi per non svegliarsi, ma dopo l\u2019odore furono i suoni ad aggredirlo, e la nausea gli strinse la bocca dello stomaco. Si port\u00f2 le mani sugli orecchi: tutto inutile. Quelle grida, quei pianti, quelle urla isteriche ormai campeggiavano nella sua mente da giorni, e non sarebbe bastato quel gesto a cancellarli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trattenendo un gemito si mise seduto sul bordo del letto, poi apr\u00ec gli occhi e guard\u00f2 dall\u2019altra parte della stanza, dove Anita aveva trascorso gli ultimi giorni con lui, rantolando sul pavimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era ancora tutto come prima, come quando i monatti erano venuti a portargli via sua moglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 sapeva che avrebbe dovuto sbarazzarsi degli stracci, delle coperte e della paglia intrisi di umori infetti che avevano fatto da giaciglio ad Anita. Avrebbe dovuto bruciare tutto, come imponevano le ordinanze del tribunale di Sanit\u00e0 e le <em>gride<\/em> del governatore stesso, che tentavano disperatamente di arginare con quelle misure il dilagare della peste, ma sapeva anche che se l\u2019avesse fatto di Anita non gli sarebbe rimasto pi\u00f9 niente. Niente oltre al ricordo del suo viso pallido, dissanguato dalla malattia, le pustole e i bubboni gonfi, il terrore negli occhi, velati della follia che si impadronisce della mente quando la morte arriva a soffiarti nelle nari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 si pass\u00f2 le mani sul viso e prov\u00f2 a respirare a fondo, ma il suo corpo si rifiutava di inalare l\u2019olezzo rancido di cui era impregnata la casa e che filtrava dalle imposte, insieme alla finissima cenere in sospensione che nelle ultime settimane aveva ammorbato l\u2019aria di Milano. Cenere di corpi bruciati&#8230;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"325\" height=\"500\" src=\"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/segno-untore.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11219\" srcset=\"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/segno-untore.jpg 325w, https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/segno-untore-195x300.jpg 195w\" sizes=\"auto, (max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/><figcaption>Il segno dell&#8217;untore di Franco Forte<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero gli acu\u00ec la sensazione di malessere nello stomaco, e si sorprese di non essersi ancora abituato alla vista di tante persone gettate nelle fosse comuni, perch\u00e9 le fiamme purificassero la malattia che le aveva rese irriconoscibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma poi si costrinse a dilatare le narici e a raccogliere aria nei polmoni, e quel gesto fu determinante per costringerlo ad alzarsi e dirigersi all\u2019armadio, dove prese i vestiti e si prepar\u00f2 in fretta per uscire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre indossava le calzebraghe e una camicia di cotone con polsi e colletto arricciati, ripens\u00f2 ai casi che aveva ancora in sospeso. Avrebbe dovuto agire in fretta ma con tatto e discrezione, perch\u00e9 la gente non avrebbe capito le necessit\u00e0 del suo incarico di notaio criminale e non sarebbe stata propensa a seguire le disposizioni di legge e a sottoporsi agli interrogatori necessari alle sue indagini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 sospir\u00f2 e si allacci\u00f2 in vita la cintura con i ganci per lo sfondagiaco d\u2019ordinanza, la borsa con i denari e gli strumenti del suo mestiere. Ai piedi calz\u00f2 morbidi mocassini di cuoio realizzati dagli artigiani di Porta Vercellina, dono di suo zio Matteo Taverna, cugino di terzo grado del grande Francesco, che era stato uno dei pi\u00f9 illuminati governatori della capitale. Lui non avrebbe mai potuto permetterseli. Il suo stipendio di magistrato gli bastava appena per sopravvivere e per pagare l\u2019esorbitante affitto mensile che il proprietario del palazzo chiedeva per la sua stanza, soprattutto dopo che Anita si era ammalata e lui si era lasciato abbindolare da guaritori senza scrupoli, che lucravano sulle sofferenze della gente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando fu pronto lanci\u00f2 un\u2019ultima occhiata alle cose di Anita, ammassate in un mucchio disordinato, e si disse che non poteva pi\u00f9 rimandare. Sebbene il lavoro lo reclamasse, doveva prima trovare sua moglie e scoprire se anche lei era diventata parte della nube di cenere che gravava su Milano. O se era ancora preda dei diavoli che le scavavano tane dolorose nel corpo e nell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Varc\u00f2 deciso la porta della stanza e si lanci\u00f2 lungo le scale, tremando all\u2019idea di ci\u00f2 che lo aspettava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abBenedetto ragazzo, dove corri con tanta furia?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Svoltando l\u2019ultima rampa, Niccol\u00f2 aveva quasi travolto una donna grassa che stava salendo lentamente i gradini, sbuffando e tenendosi aggrappata al corrimano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abZia Ofelia&#8230;\u00bb si scus\u00f2 imbarazzato. \u00abSto andando da Anita. Ma lei&#8230;\u00bb scosse la testa, senza aggiungere altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVuoi che ti accompagni? Che ti prepari qualcosa per lei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNo, grazie, non ce n\u2019\u00e8 bisogno\u00bb rispose Niccol\u00f2 cercando di allontanarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zia Ofelia lo ferm\u00f2 con una stretta poderosa. \u00abAspetta, portale una di queste\u00bb disse indicando la cesta che teneva al braccio. \u00abLe ho preparate con le mie mani. Sono sicura che la povera Anita ne trarr\u00e0 giovamento.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 trattenne un\u2019imprecazione. Sapeva che non c\u2019era altro modo per liberarsi di zia Ofelia che accettare le sue offerte culinarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abGrazie\u00bb si arrese, infilando la mano nella cesta e pescando qualcosa di molle, che gocciolava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abStai attento\u00bb lo mise in guardia lei, \u00ab\u00e8 una birraia fresca, lasciata ad ammorbidire per tutta la notte.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cercando di nascondere il disgusto, Niccol\u00f2 osserv\u00f2 la forma di pane duro intrisa di birra acida che gocciolava sulle scale, minacciosamente vicino alle sue scarpe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abGrazie\u00bb disse, imponendosi di sorridere. \u00abAnita la apprezzer\u00e0 di certo. Ma adesso devo proprio scappare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 si allontan\u00f2 tenendo la birraia gocciolante a un braccio di distanza dai suoi preziosi mocassini, poi quando fu in strada, lontano dallo sguardo della zia, lanci\u00f2 la matassa spugnosa in un canaletto di scolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anita aveva sempre odiato la birraia, e non era certo quello il momento per convincerla ad assaggiare le prelibatezze di zia Ofelia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Doveva essere appena scoccata l\u2019ora prima, anche se Niccol\u00f2 non poteva saperlo con certezza. I campanili delle chiese tacevano da diversi giorni, dopo che il battere dei rintocchi era diventato incessante, sospinto dal gran numero di morti che si inseguivano ora dopo ora. Era stato lo stesso arcivescovo Borromeo a ordinare il silenzio, che non era di spregio alle vittime ma contribuiva a rendere meno fragoroso il pianto e l\u2019urlo d\u2019angoscia di tutta la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 era grato all\u2019archidiocesi per quel provvedimento, ma d\u2019altro canto per lui lo scandire delle ore dai campanili si era sempre dimostrato uno strumento valido per organizzare il lavoro e cercare dei punti di riferimento durante le sue indagini criminali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma adesso non ne aveva bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre scivolava lungo le strade, diretto al palazzo in cui era stato allestito uno dei tanti provvisori centri di Sanit\u00e0 sparsi in ogni quartiere, Niccol\u00f2 cercava di guardarsi intorno il meno possibile. Teneva gli occhi puntati sull\u2019acciottolato resistendo al richiamo di urla disperate, grida strazianti, suppliche d\u2019aiuto o strilli di rabbia che provenivano dalle case sbarrate dai monatti e dai commissari di Sanit\u00e0 per evitare che presunti malati di peste uscissero a infettare le poche persone sane che ancora si aggiravano per la citt\u00e0. Era difficile resistere allo strazio di quelle grida. Da un lato avrebbe voluto intervenire per liberare quei poveracci che rischiavano di finire uccisi dalla fame e dagli stenti, pi\u00f9 che dalla malattia; ma dall\u2019altro ricordava il volto pallido di Anita, gli occhi infossati per la sofferenza, e la sua rabbia quando gli aveva gridato di stare lontano da lei, di non avvicinarsi, prima di perdere definitivamente il senno e crollare esausta sul suo giaciglio sporco, le labbra spaccate e lo sguardo perso in un mondo che solo lei poteva vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il governatore aveva fatto affiggere le sue <em>gride<\/em> sui muri della citt\u00e0, esortando i cittadini a collaborare con le autorit\u00e0 sanitarie, a restare chiusi in casa a meno che non fosse strettamente necessario uscire, e aveva concesso ai commissari di Sanit\u00e0 un potere quasi assoluto, quando si trattava di individuare focolai d\u2019infezione. Ma il Lazzaretto Maggiore e tutti quelli che erano stati improvvisati in ogni quartiere erano pieni all\u2019inverosimile, e non c\u2019era stato altro modo per cercare di tenere la situazione sotto controllo che chiudere in casa chiunque desse segno dell\u2019insorgenza della malattia, confinando all\u2019interno anche parenti e familiari, possibili portatori del contagio. I monatti sbarravano porte e finestre inchiodandole con le assi e mettendo traversi di sostegno, in modo che dall\u2019interno diventasse impossibile abbatterle, e tutta quella gente era costretta a restarsene imprigionata nella propria abitazione in attesa di ammalarsi e di morire, oppure del miracolo che l\u2019avrebbe riconsegnata al perdono di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma ormai erano troppi quelli costretti alla reclusione, e in tutta la citt\u00e0 si levavano grida ingannevoli: tanti asserivano di essere guariti o di non essere affatto ammalati, e imploravano di essere liberati, piangevano, minacciavano, urlavano esausti e smarriti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 scosse la testa per cercare di scacciare le immagini che quelle urla evocavano nella sua mente. Solo l\u2019anno prima, insieme ad Anita, aveva cominciato a leggere la Divina Commedia dell\u2019Alighieri, in una pregevole edizione a stampa che si era diffusa velocemente in tutto il Ducato,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">nonostante fosse stata realizzata dal veneziano Ludovico Dolce, che si diceva fosse in odore di eresia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevano letto diverse terzine con curiosit\u00e0, poi, a mano a mano che si erano addentrati nell\u2019Inferno descritto dal poeta, avevano capito che Dante non si era scostato troppo dalla realt\u00e0, e forse aveva solo descritto un mondo che aveva visto con i suoi occhi, molto simile a quello in cui si stava dibattendo Milano sotto gli strali della peste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure Niccol\u00f2 era convinto che nemmeno l\u2019Alighieri avrebbe potuto immaginare un girone dell\u2019Inferno simile a quello in cui erano imprigionate centinaia di persone in quel momento, costrette a convivere con i propri ammalati, a respirare l\u2019aria malsana intrisa dell\u2019odore degli umori infetti, scossi dal terrore di veder crescere anche su di s\u00e9 i bubboni della peste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sentendo salire di nuovo la nausea acceler\u00f2 il passo, evitando di camminare rasente ai muri delle case, per non rischiare che gli arrivasse in testa un secchio di escrementi svuotato in strada da qualcuno che se ne infischiava delle disposizioni sanitarie, o che addirittura cercava di vendicarsi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">in quel modo per la segregazione che doveva subire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi c\u2019erano gli indumenti e gli effetti personali dei malati, che i monatti gettavano dalle finestre per risparmiare tempo e che cadendo imbrattavano i muri con schizzi di materia putrida che segnavano gli edifici come se fossero stati messi all\u2019indice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 non sapeva come si trasmettesse la malattia, ma alcuni suoi amici che lavoravano al tribunale di Sanit\u00e0 gli avevano consigliato di stare lontano da quella materia infetta in quanto ritenuta la causa pi\u00f9 probabile del diffondersi dell\u2019epidemia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando svolt\u00f2 in via della Vetra fu costretto ad arrestarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti a lui si ergeva qualcosa di ancora pi\u00f9 spaventoso delle secrezioni degli appestati o delle grida dei disgraziati rinchiusi nelle loro case.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vide un presidio del Consiglio dell\u2019Inquisizione Generale, con il patibolo per le esecuzioni e le travi a cui venivano legati gli accusati di pratiche immonde come la stregoneria, l\u2019unzione o la predicazione dell\u2019eresia, affinch\u00e9 fossero torturati e potessero, confessando, purificare la loro anima<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">prima del supplizio inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 trattenne un moto di rabbia e strinse con forza i pugni. Quei presidi della Santa Inquisizione avevano il compito non tanto di punire i colpevoli di qualche eresia, quanto di diffondere la paura e fare capire che la Corona di Spagna era ancora vigile sul Ducato: nonostante le pressioni esercitate dall\u2019Arcivescovado e dal Borromeo, il Consiglio, che rappresentava l\u2019Inquisizione Spagnola, aveva<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">piena autonomia decisionale in tutto ci\u00f2 che riguardava atti di stregoneria o l\u2019abominio protestante. Era una guerra in atto tra poteri forti che si riversava sulla povera gente e che prevedeva la nascita di quelle strutture del terrore nei punti nevralgici della citt\u00e0, per stringere le briglie del cavallo malato e sofferente in cui si era trasformata Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 rest\u00f2 un attimo a osservare gli abiti bianchi e neri dei domenicani che allestivano il patibolo e gli attrezzi per le torture, e si sent\u00ec arrestare il cuore nel petto quando si accorse che uno dei prelati, un uomo alto e dallo sguardo severo, con il naso aquilino proteso verso di lui come il becco di un rapace affamato, lo stava fissando. Cerc\u00f2 di sostenerne lo sguardo, poi si rese conto che sarebbe stato un atto d\u2019insolenza: quel domenicano avrebbe anche potuto essere un commissario inquisitoriale di alto rango, per ci\u00f2 che ne sapeva. Abbass\u00f2 quindi gli occhi e riprese a camminare al centro della strada, trattenendo a stento la voglia di mettersi a correre per sfuggire alla pressione dello sguardo del domenicano, che sentiva premere su di lui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando finalmente svolt\u00f2 nella piazzetta su cui svettavano le colonne romane di San Lorenzo, in cui era stato allestito il presidio del tribunale di Sanit\u00e0, tir\u00f2 un sospiro di sollievo e cerc\u00f2 di concentrarsi su quello che lo aspettava. Non sapeva se Anita era ancora viva oppure no. E, soprattutto, non sapeva quale delle due ipotesi augurarsi. Perch\u00e9 ormai da troppo tempo ci\u00f2 che restava di sua moglie era ben lontano dalla donna che lui aveva amato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong> Franco Forte<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco il primo capitolo del nuovo romanzo di Franco Forte dal titolo Il segno dell&#8217;untore! <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11219,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_crdt_document":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[15],"class_list":["post-4865","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri","tag-romanzo","latest_post"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4865","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4865"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4865\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11223,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4865\/revisions\/11223"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11219"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}