{"id":13892,"date":"2021-08-09T08:29:10","date_gmt":"2021-08-09T06:29:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/?p=13892"},"modified":"2021-11-08T12:25:33","modified_gmt":"2021-11-08T11:25:33","slug":"e-il-giardino-creo-luomo-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/2021\/08\/09\/e-il-giardino-creo-luomo-recensione\/","title":{"rendered":"E  il giardino cre\u00f2 l\u2019uomo (recensione)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>RECENSIONE DEL LIBRO:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"272\" height=\"433\" src=\"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/giardino-cover.jpg\" alt=\"E il giardino cre\u00f2 l'uomo\" class=\"wp-image-13893\" srcset=\"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/giardino-cover.jpg 272w, https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/giardino-cover-188x300.jpg 188w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><figcaption>E il giardino cre\u00f2 l&#8217;uomo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jorn de Precy \u00e8 l\u2019autore di questo libro assolutamente non classificabile in nessuna categoria. Non \u00e8 un manuale di giardinaggio e neppure un trattato di filosofia, come il titolo potrebbe far pensare. Descriverlo in questi modi, oltre ad essere inappropriato, sarebbe superficiale e riduttivo. Jorn de Precy lo definisce una <em>meditazione sull\u2019arte dei giardini<\/em>, ma questo libro \u00e8 molto di pi\u00f9. Scritto nel 1912, in una realt\u00e0 in cui gli echi della guerra iniziavano a farsi sentire e in cui le macchine silenziosamente cominciavano a spersonalizzare l\u2019agire umano, questo testo prezioso, da custodire e condividere, rappresenta un baluardo di resistenza e le parole che contiene sono una traccia indelebile del legame eterno tra uomo e natura, che non pu\u00f2 perdersi, nonostante tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figura di Jorn de Precy, descritto dal curatore Marco Martella come un islandese solitario e dagli occhi azzurro ghiaccio, \u00e8 circondata da un alone di mistero. Misterioso \u00e8 anche questo libro, che \u00e8 arrivato tra le mie mani in modo inatteso, regalato da uno sconosciuto, e la cui copertina, di un verde intenso, ha subito attirato la mia attenzione. Ho iniziato quindi a leggerlo, un po\u2019 incuriosita, un po\u2019 scettica, ma dopo le prime righe, gi\u00e0 sembrava di trovarsi in compagnia dell\u2019autore stesso, seduti nel suo salotto, a bere una tazza di th\u00e8, come vecchi amici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jorn de Precy inizia a parlare del giardinaggio non come di una tecnica, ma come di un\u2019arte. E in particolare, di quell\u2019arte che consente a ciascuno di noi di entrare in comunicazione col <em>genius loci<\/em> che abita in ogni luogo. Le citt\u00e0, avvolte da cemento e smog (che erano all\u2019epoca solo un\u2019ombra sbiadita dei mostri di palazzi in cui viviamo noi oggi), hanno esiliato gli antichi dei e spiriti che riempivano di incanto il mondo, in una perfetta armonia tra ci\u00f2 che era visibile e invisibile. Il <em>genius loci<\/em> \u00e8 colui che, per gli antichi Romani, d\u00e0 identit\u00e0 al luogo in cui vive. Infatti, le citt\u00e0 Romane conservavano sempre, al loro interno, un bosco selvaggio in cui la natura potesse continuare a vivere liberamente, non emarginata dal mondo degli uomini, ma perfettamente inclusa e rispettata. Se tutti noi tornassimo ad ascoltare le esigenze del <em>genius loci<\/em>, sapremmo che alberi e che fiori piantare, sarebbe il luogo stesso a chiedercelo, ma l\u2019uomo moderno non \u00e8 pi\u00f9 in grado di fare questo. Si \u00e8 perso nei meandri dell\u2019evoluzione in una strada cieca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa sono, quindi i giardini oggi? Nient\u2019altro che il rifugio di tutte le divinit\u00e0, esiliate e dimenticate dall\u2019uomo, rintanate tra quelle poche piante lasciate l\u00ec, a crescere in libert\u00e0; non sono altro che un fermento di vita, un luogo di ribellione e resistenza nei confronti della barbara civilt\u00e0, osannata da questi tempi moderni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggendo, si percepisce l\u2019utopia di cui l\u2019autore si fa portavoce, di un mondo in cui il vivere civile non sia lo sfarzo di una casa ben arredata, ma il ritorno alla natura. Jorn de Precy critica aspramente le teorie evoluzionistiche dell\u2019epoca ed esprime tutto il suo disprezzo per quelli che definisce <em>borghesi ammalati di irrequietudine<\/em>, che giocano ai selvaggi in parchi addomesticati, finti, in cui il brivido dell\u2019avventura non \u00e8 altro che una pantomima male organizzata. In certi momenti, tra le pagine sembra di scorgere le <em>riserve<\/em> che Aldous Huxley, di l\u00ec a poco, racconter\u00e0 in Brave New World. A differenza di Huxley, per\u00f2, Jorn de Precy lascia all\u2019uomo una possibilit\u00e0 per ripartire: i giardini. Questi luoghi ribelli lotteranno per la loro libert\u00e0 finch\u00e9 ci saranno dei giardinieri, a guidare come direttori d\u2019orchestra, la loro pacifica rivoluzione. E quindi, l\u2019autore, dopo aver accompagnato il lettore a fare una visita nel suo giardino di Greystone (che poco tempo dopo la morte di de Precy verr\u00e0 trasformato nel parco di un hotel), esorta tutti ad essere, nel loro piccolo, dei giardinieri o dei poeti, che alla fine \u00e8 la stessa cosa, perch\u00e9 entrambi sono dei dissidenti, dei ribelli che conoscono l\u2019arte di creare a partire dall\u2019invisibile e lo fa con parole semplici e piene di speranza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono passati molti anni da quando Jorn de Precy ha cercato di diffondere nel mondo la sua teoria dell\u2019uomo giardiniere, ma credo che oggi sia fondamentale comprenderla, forse anche pi\u00f9 di allora, per tornare a scoprire il mistero del mondo, per tornare a fidarci l\u2019uno dell\u2019altro e ricominciare a respirare un\u2019aria nuova che sa di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Auguro a tutti, quindi, di prendersi cura di un giardino autentico e selvaggio, con le parole che scrive Jorn de Precy, alla fine del libro:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cGli dei sono dalla vostra parte. S\u00ec, quegli dei che si \u00e8 voluto scacciare, anche loro esuli sulla Terra, ma sempre infinitamente pi\u00f9 saggi dei mortali. Stanno aspettando gli uomini, sorridendo dei loro errori e delle loro speranze, dietro il cancello aperto del giardino.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.warlandia.it\/magazine\/2021\/06\/15\/piccola-recensione-a-sotto-i-cieli-di-roma\/\" data-type=\"post\" data-id=\"13862\">Valeria D&#8217;Annibale<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jorn de Precy \u00e8 l\u2019autore di questo libro assolutamente non classificabile in nessuna categoria. 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