Tutto quello che non ho – Recensione e intervista a Mattia Zadra

Ricorderete il giovane autore Mattia Zadra che fu ospite di Warlandia.it qualche anno fa con il suo romanzo dal titolo Vedere (http://www.warlandia.it/magazine/index.php/2011/09/vedere-di-mattia-zadra/) ci fece riflettere sorridendo.

 

A distanza di tempo Mattia si è aperto alla poesia con il suo Souvenir (http://www.warlandia.it/blog/index.php/2014/05/souvenir-unaltrobukowskiwannabe/) e, infine, con l’ultima raccolta di poesie dal titolo Tutto quello che non ho.

 

L’esperienza mi insegna che non sempre i libri sono come ce li aspettiamo, esattamente come le persone. Quest’ultima raccolta di poesie è molto diversa dalla prima e mi ha lasciato perplesso, ma ho voluto parlarne direttamente con Mattia.

Ecco perché questo articolo a metà fra una recensione e un’intervista.

Napo: C’è una chiara volontà di non rispettare le regole, qualche parolaccia di troppo, ma nel complesso, ho trovato ancora una volta un filo conduttore. L’autore ci parla dell’abbandono, del dolore della perdita. Ciao Mattia, vuoi aggiungere qualcosa?

MZ: Ciao Napo! Beh, aggiungerei un piccolo particolare che può sembrare folle. Come dicevi tu in “Tutto quello che non ho” si parla dell’abbandono, del dolore della perdita, eppure è un libro che fa sorridere.
Questi temi che di solito sono considerati pesanti vengono trattati con ironia e spontaneità, addolcendo un poco la pillola.

 

Napo: Quasi tutti i componimenti parlano di una donna che ti ha lasciato. Uno in particolare mi ha colpito ed è quello che, a circa metà del libro, parla di un abbandono diverso, quello di una madre. Mattia vuoi spiegarmelo?

MZ: La poesia a cui ti riferisci è “A mia madre”, però devo correggerti, non parla di un suo abbandono, anzi! (Se leggesse una cosa del genere le verrebbe un coccolone!).
Si tratta piuttosto di una poesia che vuole render merito a una donna che da sola ha cresciuto un figlio, lavorando, pagando l’affitto, le bollette, facendo sacrifici per non fargli mai mancar nulla.
È una poesia scritta pensando a mia madre, ma è dedicata un po’ a tutte quelle donne “con le palle” che alla faccia di misogini e maschilisti si rimboccano le maniche e si danno da fare.

 

Napo: Al mio modo di vedere più che una raccolta di poesie è un racconto unico in una forma particolare. Trovo un inizio e una fine. Sono più matto di te?

MZ: Può essere che tu sia matto, ma come dici lo siamo entrambi. In realtà il racconto lo si intravede, si scorge qualche linea di “trama” (virgoletto perché una trama poi in realtà non c’è).
In questo libro si racconta l’amore in tutto il suo ciclo, dall’alba al tramonto. È una cosa che faccio anche nei miei reading quella di creare una sorta di storia, dalla dichiarazione del protagonista fino alla fine della relazione, e poi di nuovo con l’accensione di una nuova fiamma. Credo sia una costante nella vita di ognuno di noi, così il lettore (o ascoltatore) è portato ad immedesimarsi col protagonista delle poesie.

Napo: Tu compreresti il tuo libro? (eheheh)

MZ: Ahaha, sei un po’ bastardo a farmi questa domanda. La risposta non può essere che sì, perché se dicessi il contrario sarei un pirla. Aggiungo però che lo comprerei solo perché all’interno ci sono delle bellissime illustrazioni fatte dall’artista trentina Silvia Benedetti, in arte Sil Bi.
Da sole le poesie forse non basterebbero a giustificare l’acquisto, ma quei disegni sono un vero e proprio valore aggiunto all’opera, quel qualcosa che la impreziosisce e la rende un libro che a mio parere vale la pena avere.

 

Napo: Cosa vedi nel tuo futuro di artista?

MZ: È una bella domanda. Quest’anno (2017) è stato pieno di sorprese. Era iniziato con un romanzo nel cassetto. Credevo avrei pubblicato quello, poi invece mi si è riaccesa la voglia di poesia, ho cominciato a frequentare i poetry slam, dove ho avuto l’onore e il piacere di rappresentare il Trentino alle finali nazionali, ho conosciuto un sacco di poeti con approcci diversissimi alla poesia e ora sono pieno di stimoli.
Cosa ci sarà di preciso non te lo so dire, ma di certo ci sarà tanta poesia. Oltre all’obiettivo di portare sul palco un nuovo spettacolo ho anche quello di organizzare qualche ciclo di incontri con poeti locali e non. In altre regioni ho visto un grande fermento e pian piano grazie a Lucia e Adriano del Trento Poetry Slam sembra che pure il Trentino stia “svernando”. Speriamo!

 

Napo: Grazie. E’ sempre un piacere lavorare con te!

MZ: Grazie Napo, il piacere è mio! Prossima volta però l’intervista la facciamo davanti a un bicchiere di Teroldego!

Souvenir unaltrobukowskiwannabe

Mattia Zadra ritorna con un libro molto diverso dal primo, dal titolo e dai contenuti abbastanza inusuali. Non nascondo che ho una particolare predilezione per questo scrittore così particolare e che, pur non comprendendo quello che accade nella mente di Zadra mentre scrive, ne sono sinceramente incuriosito.

 

Ironico, crudo, concreto a volte acido, Zadra riesce a colpire la mia attenzione anche nei dettagli. Soltanto leggendo tutto il libro ho capito quanto possa essere difficile da comprendere. Non è solo un egocentrico che scrive per il piacere di far parlare di sé. Si tratta di emozioni vere tradotte in scrittura con molta efficacia.

 

Il libro non è di facile collocazione, a mio modesto parere, per una chiara volontà dell’autore. Avrò presto modo di chiederglielo.

 

Si tratta di una raccolta di racconti? Potrebbe!

 

Forse sono delle poesie in forma di prosa? Mmmmm anche questa alternativa sembra valida.

 

Un mix delle due?

 

Un album dei Pink Floyd dei tempi di The Wall tutto da interpretare secondo una personale visione? Chissà…Non riesco a togliermi dalla mente questa immagine per descrivere Souvenir di Mattia Zadra!

 

Di sicuro c’è che come nel precedente romanzo c’è qualcosa di molto personale e che ti prende dalla prima all’ultima pagina. Io ho voluto leggere un filo conduttore fra i racconti e le poesie che Zadra mi ha regalato: l’amore.

Forse l’amore infranto, le emozioni di un giovane uomo che si denuda e, privo di schemi tipici, mostra il suo dolore, ma anche la sua gioia nell’amare.

 

Alcuni racconti sono proprio deliziosi e potrebbero funzionare anche fuori dal contesto del libro. Lo stesso dicasi per qualche poesia. In realtà il lavoro vero è da leggere nell’insieme e in pochi giorni dato che è breve.

 

Zadra è sempre presente nei racconti che vengono creati intorno ad un personaggio autobiografico di cui non so molto. Potrebbero essere esperienze reali o di fantasia, ma che sicuramente fanno capo ad emozioni vere.

 

E’ un libro particolare che potrebbe non piacere se non lo si approccia con il giusto grado di ironia e apertura. A me è piaciuto molto e invito i curiosi a leggerlo.

 

Un particolare che non si nota subito è proprio la copertina: immagine di un paio di mani che fanno una foto virtuale di un luogo. Lo sfondo è confuso, ma si vede una bottiglia di vino oggetto che ritroviamo in quasi tutta la narrazione simbolo di solitudine, ma anche consolazione.