Tutto quello che non ho – Recensione e intervista a Mattia Zadra

Ricorderete il giovane autore Mattia Zadra che fu ospite di Warlandia.it qualche anno fa con il suo romanzo dal titolo Vedere (http://www.warlandia.it/magazine/index.php/2011/09/vedere-di-mattia-zadra/) ci fece riflettere sorridendo.

 

A distanza di tempo Mattia si è aperto alla poesia con il suo Souvenir (http://www.warlandia.it/blog/index.php/2014/05/souvenir-unaltrobukowskiwannabe/) e, infine, con l’ultima raccolta di poesie dal titolo Tutto quello che non ho.

 

L’esperienza mi insegna che non sempre i libri sono come ce li aspettiamo, esattamente come le persone. Quest’ultima raccolta di poesie è molto diversa dalla prima e mi ha lasciato perplesso, ma ho voluto parlarne direttamente con Mattia.

Ecco perché questo articolo a metà fra una recensione e un’intervista.

Napo: C’è una chiara volontà di non rispettare le regole, qualche parolaccia di troppo, ma nel complesso, ho trovato ancora una volta un filo conduttore. L’autore ci parla dell’abbandono, del dolore della perdita. Ciao Mattia, vuoi aggiungere qualcosa?

MZ: Ciao Napo! Beh, aggiungerei un piccolo particolare che può sembrare folle. Come dicevi tu in “Tutto quello che non ho” si parla dell’abbandono, del dolore della perdita, eppure è un libro che fa sorridere.
Questi temi che di solito sono considerati pesanti vengono trattati con ironia e spontaneità, addolcendo un poco la pillola.

 

Napo: Quasi tutti i componimenti parlano di una donna che ti ha lasciato. Uno in particolare mi ha colpito ed è quello che, a circa metà del libro, parla di un abbandono diverso, quello di una madre. Mattia vuoi spiegarmelo?

MZ: La poesia a cui ti riferisci è “A mia madre”, però devo correggerti, non parla di un suo abbandono, anzi! (Se leggesse una cosa del genere le verrebbe un coccolone!).
Si tratta piuttosto di una poesia che vuole render merito a una donna che da sola ha cresciuto un figlio, lavorando, pagando l’affitto, le bollette, facendo sacrifici per non fargli mai mancar nulla.
È una poesia scritta pensando a mia madre, ma è dedicata un po’ a tutte quelle donne “con le palle” che alla faccia di misogini e maschilisti si rimboccano le maniche e si danno da fare.

 

Napo: Al mio modo di vedere più che una raccolta di poesie è un racconto unico in una forma particolare. Trovo un inizio e una fine. Sono più matto di te?

MZ: Può essere che tu sia matto, ma come dici lo siamo entrambi. In realtà il racconto lo si intravede, si scorge qualche linea di “trama” (virgoletto perché una trama poi in realtà non c’è).
In questo libro si racconta l’amore in tutto il suo ciclo, dall’alba al tramonto. È una cosa che faccio anche nei miei reading quella di creare una sorta di storia, dalla dichiarazione del protagonista fino alla fine della relazione, e poi di nuovo con l’accensione di una nuova fiamma. Credo sia una costante nella vita di ognuno di noi, così il lettore (o ascoltatore) è portato ad immedesimarsi col protagonista delle poesie.

Napo: Tu compreresti il tuo libro? (eheheh)

MZ: Ahaha, sei un po’ bastardo a farmi questa domanda. La risposta non può essere che sì, perché se dicessi il contrario sarei un pirla. Aggiungo però che lo comprerei solo perché all’interno ci sono delle bellissime illustrazioni fatte dall’artista trentina Silvia Benedetti, in arte Sil Bi.
Da sole le poesie forse non basterebbero a giustificare l’acquisto, ma quei disegni sono un vero e proprio valore aggiunto all’opera, quel qualcosa che la impreziosisce e la rende un libro che a mio parere vale la pena avere.

 

Napo: Cosa vedi nel tuo futuro di artista?

MZ: È una bella domanda. Quest’anno (2017) è stato pieno di sorprese. Era iniziato con un romanzo nel cassetto. Credevo avrei pubblicato quello, poi invece mi si è riaccesa la voglia di poesia, ho cominciato a frequentare i poetry slam, dove ho avuto l’onore e il piacere di rappresentare il Trentino alle finali nazionali, ho conosciuto un sacco di poeti con approcci diversissimi alla poesia e ora sono pieno di stimoli.
Cosa ci sarà di preciso non te lo so dire, ma di certo ci sarà tanta poesia. Oltre all’obiettivo di portare sul palco un nuovo spettacolo ho anche quello di organizzare qualche ciclo di incontri con poeti locali e non. In altre regioni ho visto un grande fermento e pian piano grazie a Lucia e Adriano del Trento Poetry Slam sembra che pure il Trentino stia “svernando”. Speriamo!

 

Napo: Grazie. E’ sempre un piacere lavorare con te!

MZ: Grazie Napo, il piacere è mio! Prossima volta però l’intervista la facciamo davanti a un bicchiere di Teroldego!

Intervista a Nicoletta Torregrossa – La custode dei Sogni

Ho, finalmente, intervistato Nicoletta Torre​grossa autrice del romanzo La Custode dei Sogni. Fra una incursione di mia figlia nella stanza, una cena veloce, i piatti da lavare e 3 favole per addormentare il mio angelo….alla fine ho realizzato una bella intervista con questa giovane autrice di Palermo che mi è tanto piaciuta sia come scrittrice che come persona.

Il tempo è volato perché Nicoletta è una persona interessante e piacevole. Avevo già avuto occasione di incontrarla a Palermo ed era molto più tesa. Con SKYPE, invece, si è rilassata e si è raccontata volentieri.

 Ecco quanto ci siamo detti:

 Warlandia: Ciao Nicoletta, mi fa molto piacere rivederti anche se solo tramite SKYPE. Grazie per avermi concesso questa intervista.

Nicoletta: Ciao Leonardo. Grazie a te.

W: Perfetto! Cominciamo subito con le domande di rito. Raccontami la tua esperienza di scrittura. So che è nata con la passione della narrazione e che con molto lavoro si è trasformata in scrittura.

N: Per me la scrittura è un bisogno. Scrivo spesso anche se in questo momento non sto scrivendo nulla di nuovo, ma sto piuttosto correggendo parti del nuovo romanzo scritte in precedenza. Quando le ho scritte avevo la febbre a 38 e diciamo che la febbre non aiuta. Si tratta di una scena importante e la sto rivedendo da zero. E’ difficile da dire come funziona. Ho iniziato a scrivere a 14 anni ed erano poche righe, capitoli un po’ disordinati. Ho fatto “palestra” come fan writer di Harry Potter per diversi anni, ma non è mai stato nulla di serio e quello che scrivevo erano cose molto molto acerbe. Sono biologa e studio, ma la scrittura è uno sfogo non un mestiere. Aspetta ti faccio vedere (Mi ha mostrato i suoi primi quaderni con gli appunti a mano e anche la prima versione scritta tutta su un quaderno). Io lo chiamo il manoscritto anche adesso che è un libro.

W: Posso fare il cattivello? La normale famiglia inglese è molto italiana. Come mai hai deciso di ambientare a Londra il tuo romanzo? Perché non  un fantasy a Palermo?

N: All’inizio pensando ad Harry Potter non ho potuto fare a meno di ambientarlo a Londra. Era una fissazione di quando ero piccola. Successivamente ho voluto mantenere le cose come le avevo immaginavo da piccola. Come ho fatto con i nomi. Alcuni, per esempio Itanock, per me è cacofonico ma non ho voluto cambiarlo perché ci sono affezionata. Uno l’ho però cambiato: Sand prima si chiama Sandy. C’era però una ragione: il personaggio era castano con le lentiggini. Lentiggini come sabbia…sandy come sabbioso…poi ho messo Sand che ha un suono tronco e ho anche cambiato l’aspetto dell’elfo. E’ diventato biondo e poi Sandy dava un idea sbagliata.

Sand e Matilda su SKYPE con Warlandia.it
Sand e Matilda su SKYPE con Warlandia.it

W: Si diciamo che suonava un po’ troppo femminile, no?

N: Si anche questo è vero. Molti mi hanno chiesto se è stato inspirato da Sandman di Neil Gaiman, ma non è così che è nato quel nome.

 

W: I tre personaggi più importanti del romanzo sono Matilda, Sand e Itanock. A chi sei più affezionata?

N: Ho un rapporto di odio e amore con l’elfo.Più che altro perché è più con lui che ho a che fare e con il quale scrivo davvero la storia! Ha probabilmente un ruolo più importante degli altri. La mia editor, Claudia Sabella, lo definisce il motore della storia. Tutto si scatena a causa sua, la storia muove io suoi primi passi quando lui entra nella vita di Matilda. E’ Sand che spiega al lettore e a Matilda le regole del mondo onirico. E’ il personaggio che si mette più in gioco degli altri e che  mette in discussione se stesso. Ed è sempre lui che si lamenta se non mi metto a scrivere per tempi troppo lunghi…

Con Itanock il rapporto è diverso. All’inizio mi era pure antipatico, gli avevo dato soltanto il ruolo di cattivo, ma poi pian piano ha svelato la sua parte più interessante. Itanock e Sand avevano un rapporto di amicizia forte. Sono come due fratelli che hanno litigato. Sai di quelle liti di famiglia che creano divisioni enormi. Ho intenzione di spiegare nei prossimi volumi come era il loro rapporto prima della lite, ho voglia di raccontare quanto fossero amici. Matilda è in parte Nicoletta, ma forse ciascuno dei personaggi lo è in piccola parte. Sono i miei personaggi che mi parlano e si raccontano!

W: Qualche altro personaggio a cui sei legata?

N:  Sicuramente adoro Zamir. In generale mi piacciono i Mandrak, ma lui è importante. Non posso rivelare nulla ma sarà importante. Mi scappa di parlarti di un personaggio che ho soltanto introdotto nel primo volume. Ricordi la scena in cui nasce un sogno cosciente? Non era buttato li per caso, avrà un ruolo nei prossimi volumi…lo vedrete!

W: E tu ai sogni ci credi?

N: Si, ci credo moltissimo. Ti voglio raccontare una storia: “Mio nonno aveva imposto a mia madre di non fare l’Accademia delle Belle Arti rovinando il suo sogno di artista. Per lui quello era qualcosa di lontano dalla realtà e che non avrebbe mai portato a qualcosa di concreto.”

All’inizio anche io pensavo che non si vive di frivolezze, ma poi mi sono ravveduta quando sono entrata a contatto con dei fumettisti. Incontrando le persone che lavorano in quel mondo ho capito che potevo vivere il mio sogno pur mantenendo i piedi per terra. Allo stesso tempo non mollo la mia Biologia…sai che ho preso la laurea triennale in Biologia e sto proseguendo magari un po’ lentamente. Ho fatto la tesi al CNR di Monterotondo con molto impegni e buoni risultati. Insomma, anche io credo nei miei sogni.

 

W: Pensi che i lettori ti abbiano capita?

N: A volte parlando con chi ha letto il libro penso che in pochi abbiano capito che quel che è realmente successo nel finale. Mi piace immaginare quanto sarà grande la loro sorpresa quando leggeranno il seguito!!!

A volte, però, le persone hanno trovato aspetti che io stessa non avevo individuato. La mia editor, per esempio, è quella che ha trovato la morale della mia storia: “I sogni non sono reali, ma devi imparare a credere in essi”.

W: I sogni di un bambino possono dare vita a qualcosa di concreto. L’idea è bellissima, ma come ti è venuta?

N: Diciamo che di base do un ruolo fondamentale ai bambini. Ho un rapporto bellissimo con i miei  nipoti….speciale…Ne ho tre e sono adorabili. Ho persino in mente di scrivere un racconto sui bambini. Mi hanno fatto capire quanto sia importante l’immaginazione. Quando la realtà non è distorta…Sto parlando di bambini sereni, quelli che non vivono guerre, difficoltà in casa o altri disagi.  Come dice Itanock, i sogni sono belli ma finti…un modo per  fuggire dalla realtà. Gli incubi sono quasi più veri…abbiamo maggiore coscienza delle nostre paure che dei nostri sogni.

 

W: Una piccola curiosità. Morpheus, il gatto di Matilda, è in realtà il tuo?

N:  Si, ma in realtà la mia è una femminuccia e si chiama Miru (bel gattino, l’ho visto tramite la webcam)

W: Altra piccola osservazione cattivella, ma che nasce dalla stima che ho per te. Perché non provi a pubblicare il romanzo in formato elettronico a un prezzo più contenuto? Lo dico perché da lettore non comprerei un romanzo di una esordiente a prezzo pieno. Che ne pensi?

N: Sono d’accordo sull’idea, ma i tempi non sono maturi. Diciamo che quando sarà possibile si farà sicuramente. Anche io ho ricevuto un e-reader e lo uso perché è comodo da portare in borsa, ma non ha lo stesso fascino del libro di carta. Magari è banale, ma a me piace la carta e il suo odore. Quando mi hanno dato la prima copia del mio libro l’ho aperto e annusato per sentire che odore aveva la mia storia.

W: E dell’esperienza editoriale che ci dici? Come hai approcciato le case editrici?

N: A gennaio 2013 ho conosciuto Alessia Fiorentino (è fantastica: è un folletto!). Ora ti racconto…avevo scritto solo sei capitoli, ero lentissima, ma molti amici mi stimolavano a chiedere in giro come funzionava il sistema, contattare qualche editore. Io ero indecisa perché, in fondo, il romanzo ancora non esisteva in forma definitiva. Eppure mi sono convinta a fare un giro e ho iniziato da Flaccovio, essendo di Palermo. Loro mi hanno detto che avevano avuto una buona esperienza di fantasy con un’altra giovane autrice palermitana: Alessia Fiorentino. Mi dissero che avrei potuto confrontarmi con lei. Io avevo persino il suo primo SITAEL, prestito di una delle mie sorelle, che lo aveva adorato. Mi diceva che dovevo leggerlo, che era per me, ma io non lo avevo letto. Poi mi sono convinta e ho cercato Alessia, mia sorella mi ha passato il contatto su Facebook e io le ho scritto una cosa tipo: “Ciao tu non conosci me, ma io conosco te…”. Lei mi ha accolta con entusiasmo, come è solita fare, e mi ha contagiata e convinta a proseguire. Il resto del romanzo l’ho scritto di un fiato. Poi ho conosciuto la ELPIS, ho presentato il manoscritto esattamente come avevo fatto con tante altre case editrici e, dopo qualche settimana ho ricevuto la loro risposta. Da quel momento ho visto questo mio progetto trasformarsi  in realtà.

W: Adesso dimmi se ho colto nel segno su Itanock, cattivo del libro. Ti dico chi è per me e poi mi dirai cosa ne pensi.

Itanock ha deciso di rubare l’essenza dei sogni assorbendola per diventare umano. Nonostante sia il personaggio negativo del romanzo, sembra avere paura degli incubi (lui è un sogno cosciente non un incubo), teme i mandrak e se ne serve con timore, ogni sua azione è perpetrata per raggiungere lo scopo di divenire egli stesso un umano cambiando la sua vera natura. In realtà sembra essere il personaggio più fragile della storia proprio perché non accetta la sua stessa natura. In poche parole non FA PAURA, ma HA PAURA lui stesso di quel mondo terribile in cui abita. Una nota: Itanock ricorda con nostalgia un momento passato nel mondo reale insieme al suo creatore. Il sogno cosciente amava la sveglia sul comodino del suo creatore perché scandiva il tempo e gli ricordava che il mondo reale è mutevole. Ancora un segno della difficoltà da parte del sogno di accettare la propria eternità invariabile bollata come insopportabile. E’, probabilmente, il personaggio più complesso dell’intero romanzo per questa sua smania di essere reale.

N: E’ meraviglioso…quello che hai detto è assolutamente perfetto…il finale lo svela…Sand è  estremamente insicuro…Itanok è uno che cerca di sembrare figo, ma ha molta paura anche lui….

W: Hai uno o più libri preferiti? Spiegaci perché e raccontati qualche aneddoto.

N: Da  piccola ti avrei detto senza esitazione Viaggio al centro della terra di Verne, ma qualche anno dopo non ho dubbi: Harry Potter! Scrivo sempre ascoltando musica, in particolare la  colonna sonora che mi ha dedicato il mio amico Andrea, ma quando ho scritto la battaglia finale ho messo la colonna sonora della battaglia ad Hogwarts. Si tratta di un combattimento intenso e veloce…

Devo dire che amo da impazzire anche La guerra degli elfi di Brennan e che ho avuto la fortunata occasione di conoscere l’autore.

W: Ma dai? Dimmi…

N: Si una volta ero al Lucca Comix e partecipavo a un incontro di scrittura creativa con lui. Ero arrivata molto in anticipo e avevo passato il tempo a fare un disegno del mio elfo scrivendo un breve plot sul retro del foglio quando mi sono ritrovata proprio Brennan con moglie al seguito che mi ha chiesto se il posto accanto al mio fosse libero. Io, emozionatissima, gli ho detto di si e ho attaccato bottone anche se in un primo momento avevo pensato di scappar via. Sai in realtà sono una gran timida, ma ho imparato ad aprirmi quando vendevo tabacchi come rappresentante. Ho allenato la faccia tosta…odiavo quel lavoro io che neanche fumo, ma mi per servivano i soldi e ho stretto i denti…insomma alla fine sono diventata una gran chiacchierona! In quell’occasione mi è servita la faccia tosta: gli ho mostrato il mio lavoro e lui mi ha chiesto chi fosse l’elfo, mi ha chiesto dii raccontargli la storia. Abbiamo discusso e alla fine del workshop lui ha mostrato a tutti il mio disegno e mi ha chiesto di alzarmi in piedi e raccontare a tutti di Sand. Ormai siamo sempre in contatto tramite mail. Gli ho persino inviato una copia del mio libro anche se è in italiano. Lui mi ha sostenuta…gli farò avere una traduzione in inglese quanto prima.

W: Che libro hai sul comodino?

N: Ne ho diversi, ma al momento sto leggendo SITAEL 2 di Alessia Fiorentino! Precisiamo: non leggo solo fantasy, amo anche la fantascienza e altri generi.

W: Serie TV o film?

N: Li amo in equa parte…mi piace moltissimo la serie The games of Thrones…adoro Dragon Trainer….Sono così appassionata di alcune serie TV che le vedo su internet alle 3 del mattino in inglese. Mi piace anche il cinema…e i commenti di chi li vede…li vedo anche con il mio ragazzo a casa…le serie TV sono più per me, a lui non piacciono in lingua originale.

W: Ecco un pezzo di privato che emerge. Hai un ragazzo!

N: Ah certo, te lo presento subito….ed eccolo in cam! Lui è al 60% il mio Sand in carne ed ossa. Stiamo insieme da ben 11 anni!

W: Dato che sei bravissima a disegnare, hai pensato ad un possibile fumetto basato sul tuo romanzo?

N:  Una mia amica fumettista mi ha insegnato qualcosa, ma sono praticamente autodidatta…ho iniziato a disegnare il primo Sand quando ero piccina (e me lo mostra!). In tutta sincerità mi mancano gli strumenti per  farlo anche se mi piace l’idea. La storia è nata con le illustrazioni e non me le sento. Mi piacerebbe un giorno avere la disponibilità economica per farlo realizzare a un professionista…(poi mi mostra un fumetto realizzato anni prima da lei…)

W: Per cosa si emoziona Nicoletta oggi?

N:  Per il mio libro e quello che orbita intorno a questa situazione. Ad uno degli ultimi eventi da mondo libri mi si è avvicinata una ragazzina di dieci anni, lei era emozionata ed io più di lei.

Fra i vari impegni promozionali del libro mi hanno fissato un appuntamento con   una scuola media! Alcuni ragazzi hanno letto il libro. Sono emozionatissima all’idea di incontrarli. Sai le persone di una certa età sono più contenute, ma i piccoli sono spontanei nel loro entusiasmo. Hanno ancora una forte  capacità di sognare. Questa è l’anima della storia! Direi anche che mi emoziono quando penso alla vita incredibile che ho vissuto e che ogni cosa non è fatta per caso. Quando ero ragazzina una mia amica mi chiese come mi ero fatta un livido sul braccio sinistro. Era anche parecchio brutto! Ed io le risposi che avevo combattuto contro un troll quella notte. Insomma nulla è per caso!

W: Che rapporto hai con il tuo editor? Raccontaci la tua esperienza.

N: La sento in continuazione e abbiamo un rapporto bellissimo. Mi sono fidata tantissimo e ho fatto bene: mi ha dato stimoli incredibili ed è sempre impeccabile non solo professionalmente. E’ paziente con me. Lei dice di me che sono frizzante, io direi una rompina! Mi accompagna ad ogni evento, è presente in ogni senso.

W: Per essere il tuo primo romanzo io direi che è un buon successo. Te lo aspettavi?

N: Assolutamente no! Se consideri che se non fosse stato per la mia collega e miei amici, non avrei neanche provato a pubblicarlo. Non immaginavo di fare il tutto esaurito! Lo sai che c’erano 150 persone alla prima presentazione? Aggiungo che non sento il libro come mio ma era già nato per gli altri. Considera che nasce da fiabe per le mie sorelline. I commenti delle mie sorelle mi emozionano più di quelli degli altri. La mia sorella più piccola storce un po’ il naso su alcune scelte editoriali, ma le è piaciuto tantissimo. Mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Mia sorella Federica (la seconda) conosce il seguito. Oltre Claudia, l’editor, è l’unica a conoscere il punto nevralgico della storia.

W: I tuoi personaggi sono come figli: un giorno cresceranno e dovrai lasciarli andare. Immagino tu non sia pronta, ma cosa provi all’idea di crearne di nuovi per una storia diversa?

N: Non sento i personaggi come figli! Soprattutto Matilda, è troppo parte di me per essere una figlia. Meno che mai Itanock. Anche quando la storia sarà finita non finirà per me. I miei personaggi mi parlano e lo faranno sempre. Ho già due nuove storie in  testa. Non so quale inizierò prima. Mi piacerebbe sviluppare la storia di Alba, ma non come spin-off. Vorrei che fosse una storia a sé. Alba non è  solo il soldato inventato da Navarro. Avrà altre caratteristiche! Ho anche in mente una storia sui miei nipoti, chissà.

W: Come concili la tua vita di biologa con quella di sognatrice?

N: Fin quando non lo hai fatto notare tu non mi ero accorta che il mio approccio scientifico traspaia nel modo di vedere il mondo di Matilda.  Sai quando lei fa notare a Sand che forse tutto quello che lui sa del mondo onirico è solo frutto di ciò che gli hanno raccontato, ma potrebbe essere diverso! Non ci avevo fatto caso, ero concentrata su altro, infatti è nella seconda parte del romanzo che la mia biologia scatena!!!

W: Che vuoi fare da “grande”?

N:  Questa è una domanda atroce! Mi avresti visto scoppiare in lacrime se me lo avessi chiesto mesi fa. Dopo la laurea mi sono concentrata sul libro e poi ho ripreso a studiare dopo tempo che avevo interrotto…che fatica! La mia passione è la scrittura ma adoro anche l’animazione e mi sarebbe piaciuto studiare seriamente come si realizzano tecnicamente. Tutto nasce dai cartoni di animazione come Aladdin, poi Anastasia e, infine, il mio preferito: Dragon Trainer. Il problema vero è che ho quasi trenta anni. E’ una questione di responsabilità verso me stessa: dopo tutto il tempo speso per studiare biologia, non me la sono sentita di ricominciare da capo in un ambito completamente diverso. Nel mio futuro non so ancora cosa farò di preciso…però vorrei fare la microbiologa per impianti di depurazione e continuare comunque a scrivere!

W: Non hai paura di svelarti attraverso la tua storia e i tuoi personaggi?

N: Ho fatto aprire la scatola! Non la si chiude ormai. Alcune volte scelgo di mostrarmi attraverso i personaggi, altre volte no: è inconsapevole, ma non ho paura.

W: Saluta gli amici di Warlandia.it come meglio credi.

N: Ciao a tutti!! E grazie per la bellissima chiacchierata!!

Intervista a Erika Corvo

W: Ciao Erika, grazie per il tempo che ci dedichi. Puoi dirmi chi sei? Tralascia pure la parte in cui dici che sei simpatica, bella e brava…lascia a me questo piacere. Tu occupati di fatti!

EC: Bella? Io?  Mai detto niente del genere. Da giovane, magari, passabile; toh, un bel tipino. Ma bella, non lo sono mai stata. Fortunatamente possiedo altri valori. Simpatica… mah. Non si può piacere a tutti. Inevitabilmente si piace a qualcuno e non si piace a qualcun altro. E quanto all’esser brava nello  scrivere, puoi anche essere bravissima, ma se il genere non piace, non piace. Vale anche per me. A me non piacciono i gialli e le storie d’amore sdolcinate; il che non toglie che ci siano bravissimi giallisti e scrittori romantici.

Io come persona, quindi? Non aspettatevi Miss Universo: sono un cesso. A vedermi non mi dareste due lire, ma so fare tante cose. Tutto quello che so fare l’ho imparato da sola. Ho imparato a leggere perché non avevo altro da fare, da piccola non mi facevano mai uscire. Leggevo di tutto con un’avidità spaventosa. Ma non i libri per i piccoli! Quelli dei grandi: Pirandello, Trilussa, Kipling, Salgari, Tomasi Di Lampedusa, gli Urania, il mio primo amore; i classici di fantascienza della Nord. Finiti quelli, leggevo anche i foglietti illustrativi dei medicinali e gli ingredienti del Cioccorì. In due lingue, perché in italiano, alla fine, erano sempre le solite due righe. Magari non capivo tutto, ero piccolina, ma sono cresciuta rovinandomi gli occhi sui libri prima ancora della terza elementare. E poi? Poi mi sono sposata incinta per andarmene di casa, sposata coi vestiti che avevo addosso e basta. Sposata con un disgraziato, geloso e violento, pur di andarmene, una vita di stenti e d’inferno. Soldi per i libri non ce n’erano, dovevo pensare al bimbo, e si faceva fatica perfino a fare la spesa. E quando il mondo dove vivi non ti piace più, ne inventi un altro; le favole che ti racconti la sera per addormentarti e non pensare che non hai mangiato. I libri che volevo, ho iniziato a scriverli da sola. La storia che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha mai scritto.

Il tempo passa. Divorzio dal primo disgraziato e ne trovo uno peggiore. Io continuavo a scrivere. I figli sono diventati due. I lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, lavori di bricolage domestico, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico, e durante tutto questo ho cresciuto i figli.

I romanzi scritti sono diventati nove. Mai fatti vedere a nessuno, perché gli editori, se sono scritti a mano non li vogliono.

Quattro anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l’ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l’ha letto d’un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.

W: Come e quando hai iniziato a scrivere?

 EC: Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credendo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.

Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già messo insieme varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.

Sono cresciuta sapendo che bastasse un po’di impegno per intrattenere e divertire. Giocare con le parole è sempre stato il mio passatempo preferito. Perché lo fai? Perché sai di poterlo fare. Non mi è mai passato per la testa che fosse qualcosa al disopra delle mie possibilità, e quindi lo facevo.

Dopo sposata, come dicevo, tempo di leggere o scrivere canzoni non ce n’era più. Ed ecco che torno alle parole, i miei balocchi preferiti; ma questa volta cimentandomi con i romanzi. I primi, solo sperimentali, giusto per vedere cosa ne venisse fuori; poi sempre meglio.

W: Il tuo primo romanzo è Fratelli dello spazio profondo e mi è piaciuto tanto.

Colgo l’occasione per ringraziarti pubblicamente per la fiducia riposta in un perfetto sconosciuto (io) nel farmi dono del tuo primo romanzo.

Il personaggio principale è un ragazzone tutto muscoli come quelli con cui delizi le amiche donne su Facebook ogni giovedì. Brian è il primo della classe, fisicamente dotato, bello e potente, ma anche violento, vendicativo e a volte persino cattivo. Come nasce un personaggio simile nella mente di una donzella (in apparenza) allegra come te?

EC: Non è che io sia allegra solo in apparenza, anzi! Possiedo uno spiccato sense of humor e riesco a ridere e a far ridere anche degli argomenti più scabrosi.

Quando me lo chiedono, non ho problemi ad ammettere che Brian sono io. Ma come del resto sono anche qualunque altro personaggio dei miei racconti. Quando apri il cervello per scrivere, le idee e i sentimenti fluiscono attraverso la biro e diventano personaggi, ma non può uscire niente che non fosse già dentro di te. Come fare una torta. Gli ingredienti sono già tutti in frigo. Tu li mescoli, li frulli, li impasti, e ci metti del tuo aggiungendo zucchero o pepe a seconda dei casi, inforni tutto, ed ecco una cosa che dopo il forno si chiama torta. Ogni personaggio era già dentro di me. Impastandoli tutti insieme, vengono fuori protagonisti e comprimari.

I miei eroi hanno una differenza sostanziale dai personaggi dei romanzi che ho letto o dei film che ho visto: come me, e come qualunque persona vera, hanno casini senza fine. Appena ne risolvono uno ne subentra un altro peggiore… Devono risolverli tutti, ma trovano sempre una via d’uscita. Uno psicologo, Charles Brenner, dice che per quanto si sforzi, uno scrittore possa soltanto raccontare se stesso. Credo sia vero. Scrivo per questo. Per tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. Per tutti i secoli in cui ho avuto soltanto Brian come amico. L’amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d’uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela anche nell’impossibile, ci sarei riuscita anch’io.

W: So di un tuo passato burrascoso in amore, ma non siamo qui per fare gossip. Non posso, però, non chiederti se non c’è un pizzico di Erika sia in Brian che in Juno. Forse sei la parte migliore di Brian, quella che viene fuori a fatica nell’ultima parte del romanzo. Che ne dici? 

EC: Esatto.  Ho sempre dovuto combattere con le unghie e con i denti anche per le piccole cose che per altri sono scontate. Solo negli ultimi anni ho potuto abbassare la guardia, anche se solo di poco. Anch’io, come Brian, sto venendo fuori a fatica. Ogni tanto devo tornare ad impugnare le armi, ma ho coltivato anche il mio lato “soft”.

W: Il personaggio di Stylo è un professore di Chimica. Ho letto un’ altra intervista in cui spiegavi che hai studiato per dare credibilità ai tuoi personaggi. Ci sei riuscita perfettamente…mi ero chiesto se non fossi proprio una prof… raccontaci un po’ questa cosa per favore.

EC: Grazie dell’apprezzamento! Come dicevo, ho dovuto studiare di nascosto. Chissà che avrei potuto combinare, se fossi stata libera di andare a scuola! Una volta, quando ero incinta, mi capitò di discutere con un medico a proposito dei farmaci che avrei dovuto assumere. Mi chiese: “ma lei studia medicina, vero?” “No”, gli risposi, “ho la terza media e faccio la parrucchiera”. Ne sapevo più di lui. A tutt’oggi, ogni tanto arriva qualche vicino a chiedermi consigli medici. Quando vado dal dottore, gli dico “Ho questo e voglio questa prescrizione”.  Ma il più delle volte me la cavo da sola preparando da sola farmaci di erboristeria.  Ho sempre avuto fame di sapere. Una fame tremenda. MI faccio prestar i libri di testo dagli amici dei miei figli, dalla biblioteca, dagli amici… Ultimamente mi hanno regalato tre tomi di medicina, patologia forense, più la tesi di laurea del patologo mio amico. Questi sono regali, altro che gli orecchini e il profumo! Non dico che li abbia imparati a memoria, ma diciamo che li conosco molto bene, ora.

Come è vero che io sono Brian, è altrettanto vero che io sia anche Stylo. Una volta, mia figlia stava parlando al telefono con un’amica, e questa le chiese: “cosa sta facendo, tua mamma?” “Sta controllando come si innesca un ordigno con due pile e del filo elettrico”. Credo che l’amica stia ridendo ancora adesso.  Se volete farmi felice, regalatemi del C4. Come diceva il mio capo: “la minestra deve venire buona con gli ingredienti che hai.” Sfrutto tutte le mie conoscenze per risolvere i problemi della vita reale e, di conseguenza, qualcuno mi chiama Mac Gyver.

W: Visto l’approccio molto serio alla scrittura mi chiedo se sei una scrittrice più istintiva o pianificatrice?

EC: Diciamo entrambe le cose: all’inizio stendo una trama ben precisa. Poi arrivano i personaggi, e cambiano le carte in tavola facendomi scrivere quello che vogliono loro. La storia si evolve da sola, quindi. Poi rivedo il tutto con la critica più spietata possibile e cerco di correggere sviste, incongruenze e anacronismi. Se posso contare su persone di una certa cultura, prima di pubblicare faccio loro rileggere il testo chiedendogli di essere assolutamente spietati e dirmi tutti i difetti che riescano a trovare. Ma raramente lo fanno davvero. Quelli veramente sinceri li conto ancora sulle dita della mano destra di Muzio Scevola…

Se ci fosse qualcuno disposto a farlo davvero, non ha che da dirmelo e avrà la mia eterna riconoscenza.

W: Hai più volte sottolineato che la tua storia personale ti ha condizionata anche nello scrivere. Una frase che ricorre nelle tue interviste è “e quando il mondo in cui vivi non ti piace più ne inventi un altro…” – Spero che la situazione sia cambiata in meglio e che la tua vita abbia preso una piega più in positivo nonostante le difficoltà. Con il tempo, pensi che potresti muoverti su sentieri letterati non ancora battuti al di fuori dell’ambito fantastico? 

EC: Già fatto. “Soprattutto, per tornare al trittico che l’autrice ci invia, colpiscono la fantasia e l’originalità con cui tematiche sin troppo sfruttate riprendono vita in forme finora inedite. Insomma questi tre romanzi, e “Tutti i Doni del Buio” in particolare, colpiscono in positivo il lettore e danno testimonianza di una scrittura ricca di riferimenti ma capace di tracciare un solco nuovo nel canone della letteratura di genere”.  Rita Raimondo, redazione di Talento Letterario.

Riguardo alla mia vita, devo dire che è tuttora un susseguirsi di alti e bassi, ma spero di avere abbastanza serenità per affrontare ogni problema.

W: Hai un autore preferito o che ti piace più di altri?

EC: Eh, bella domanda! Ho letto migliaia di libri di qualunque genere, e non esagero. Fino a sedici, diciassette anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l’ho passato a consumarmi gli occhi sui libri che mio padre aveva in casa; fortunatamente una biblioteca ben fornita! Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco. Attualmente ne ho in casa solo un migliaio: di più non ce ne stanno. E ogni volta che sbianco i muri devo per forza disfarmi di qualche centinaio di volumi che continuo a portare a casa e accumulo nei mesi . Come faccio a citare un autore in particolare? Impossibile! A quali resto più legata, almeno? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l’infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell’Editrice Nord, l’esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz,  Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello, Allan e Barbara Pease… E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!

W: E un romanzo?

EC: Te ne cito quattro che mi hanno colpito in particolare: “Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale” di Erich Maria Remarque, “La Torcia” di Marion Zimmer Bradley, “Julie dei lupi” di Jean Craighead George, e “Il Cavaliere d’Inverno” di Paullina Simmons. Li rileggerei settemila volte, fino a consumarne le pagine.

Ma non posso non citare “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes, “La Sentinella” di Frederick Brown,   “Il Problema della Servitù” di William Tenn  e “Straniero in terra Straniera” di Robert Heinlein. Questi ultimi quattro li lessi da bambina, e devo dire che hanno lascito il segno.

W: Mi hai fatto dono di alcuni video su youtube in cui canti canzoni scritte da ragazzina. Ci racconti di questo altro aspetto artistico di te?

EC: A diciassette anni, coi primi soldini guadagnati, mi sono comprata una chitarra, ho imparato a suonare (di nascosto) e ho iniziato a scrivere canzoni. Quando ho visto un bando di concorso per voci nuove, non ci ho pensato un minuto: “Vado e mi scritturano”.

Non era presunzione, non lo è mai stata. Era certezza. Non saprei come altro definirla.

Più di duemila partecipanti. Solo in due avrebbero inciso un disco (allora c’erano gli ellepì in vinile) gratuitamente. Indovinate chi fossero i due vincitori? Un certo Enzo Ghinazzi, che poi sarebbe passato alle cronache sotto lo pseudonimo di “Pupo”, ed io.

Ho inciso “Il Mondo alla Rovescia”, ma non è stata fatta pubblicità, perché avevano su di me altre mire. La legge del marketing è legge ferrea. In quel momento, di cantautori ce n’erano anche troppi. Mancava sul mercato, invece,  una cantante per bambini (Cristina D’Avena non esisteva ancora) e io gli sembravo il personaggio giusto: adolescente, fresca, acqua e sapone, e una sconcertante inclinazione per le filastrocche (ancora adesso posso inventare su due piedi una canzoncina in cinque minuti). Ma a me, questo,  non interessava. Ho scritto tantissime canzoni per bambini… ma tanti anni dopo, per i miei figli. Mi sono divertita moltissimo in sala d’incisione, mi hanno regalato una meravigliosa chitarra che ho tuttora e conservo come una preziosissima reliquia, ma non ho voluto dar seguito alla faccenda: l’ho vissuta solo come un bel gioco. Scrivevo cose di tutt’altro genere, tant’è che stavano pensando di presentarmi al pubblico come “De André donna”.

Ho voltato pagina e ho iniziato a scrivere raccontini e poesie. Solo dopo sposata è esplosa la passione per i romanzi e i racconti lunghi. Giusto poche settimane fa ho pensato di far convertire questo LP in formato MP3, montare dei video con i vari pezzi registrati e farli girare su You Tube… Detto fatto, mi sono fatta spiegare come si usasse Windows Media Player, ed ecco i primi due pezzi  in rete.  Un sacco di visualizzazioni e di complimenti, devo dire che non mi aspettavo un successo del genere!

A tutt’oggi ho postato già quattro video con le canzoni che avevo inciso da ragazzina. Se le volete ascoltare, le trovate su You tube. I titoli sono: “Il fondo della vita”, “Un  paese chiamato Malinconia”, “Il traditore”, e “Bei tempi, vecchi tempi”, incise all’epoca con l’impagabile aiuto dei fratelli La Bionda. Altri video li metterò insieme non appena troverò un po’ di tempo, con le altre sei canzoni incise.

W: Grazie per il tempo che ci hai dedicato e auguri per la tua vita. In bocca al lupo anche per i tuoi romanzi e per qualsiasi sogno tu abbia nascosto in un cassetto. Saluta i tuoi fans, please!!!

 EC: Grazie a te che una volta tanto mi hai posto domande diverse dal solito! Grazie a voi per avermi dedicato qualche minuto della vostra vita leggendo questa intervista, e per il tempo che mi vorrete dedicare leggendo i miei romanzi. Vi ricordo che garantisco io personalmente sul gradimento di questi: se li comprate, li leggete e non vi piacciono, me li spedite e ve li rimborso, spedizione compresa.

Salute e saluti!

La vostra Erika Corvo