La narrazione, un legame fra bambini e adulti

12 Giugno 2014

Ho una bimba di 3 anni che adora le favole proprio come il suo papà. Le ho insegnato ad ascoltarle e ad appassionarsi alla narrazione. Insieme abbiamo la bella abitudine di ascoltare un paio di favole prima di dormire.

 

La mia piccola ha iniziato ad amare anche i libri come oggetti anche se non sa ancora leggere. Ovviamente il suo modo di approcciare un libro è piuttosto fisico. Lei li identifica con “quello grande rosa” oppure “quello tutto azzurro piccoletto”, però ha coscienza di cosa sia un libro: un meraviglioso mezzo per conservare fiumi di parole che vengono fuori quando sono presi in mano da un adulto che possiede il potere di leggerli.

 

I libri, però, non sono tutti uguali e i bambini pensano che ogni libro che si rispetti debba necessariamente essere corredato da immagini colorate che ne accompagnino la narrazione. Quando è capitato di far vedere alla mia bimba che i libri non sono tutti come i suoi ne è rimasta colpita. Immagino che nella sua testolina si sia chiesta come facessi a leggere la storia senza alcuna immagine il suo papino.

 

I libri sono oggetti meravigliosi, ma a mio parere il bello di un libro è il suo contenuto. Pensate alle persone non vedenti: anche loro possono leggere senza mai vedere le parole scritte sul libro. Sicuramente ci saranno i puristi che innorridiranno davanti alle mie parole: il libro, con il profumo della carta e bla bla bla…lo so! Ma non guardiamo il mondo solo con i nostri occhi!

 

I bambini hanno un modo diverso di approcciare la narrazione e se proverete a mettervi nei loro panni vi innamorerete delle storie dimenticando i supporti.

 

Mia figlia ha ben chiaro che una storia possa avere più versioni o edizioni che dir si voglia. Noi ascoltiamo Cenerentola, Abu Kir e Abu Sir, Pinocchio e chi più ne ha più ne metta in mille forse diverse: audio libri, la mia versione per come la ricordo, le fiabe scritte nei libri e così via.

 

La piccola distingue che ci sono dettagli importanti che le diversificano da una versione all’altra. Si accorge se dimentico volontariamente qualcosa, mi ricorda i nomi di ogni personaggio anche minore e predilige la ripetizione delle stesse storie parola per parola. Le si sente rassicurata dalla ripetizione sempre uguale, noi adulti ci annoiamo.

Il suo è un mondo pacifico dove i cattivi fanno paura, ma non vanno trascurati. Le streghe e le fate hanno pari dignità e se hanno un nome anche i cattivi vanno identificati. A volte mi racconta a parole sue quello che ricorda di una favola e mi stupisce con termini adulti magari non del tutto compresi, ma che hanno colpito la sua memoria.

 

Raccontate le storie ai vostri figli, a mio parere li farà crescere. Sicuramente arricchirà il loro vocabolario. Gli farà conoscere il male, la paura, ma gli insegnerà a non temere e ad avere fiducia nelle proprie possibilità.

Quasi sempre, infatti, le favole hanno un lieto fine. I cattivi vengono sconfitti e questo li rassicura. E’ vero che la vita non è una favola e che non è sempre a lieto fine, ma a una certa età non va distrutta la fiducia nelle persone, ma incoraggiata.

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