Souvenir unaltrobukowskiwannabe

Mattia Zadra ritorna con un libro molto diverso dal primo, dal titolo e dai contenuti abbastanza inusuali. Non nascondo che ho una particolare predilezione per questo scrittore così particolare e che, pur non comprendendo quello che accade nella mente di Zadra mentre scrive, ne sono sinceramente incuriosito.

 

Ironico, crudo, concreto a volte acido, Zadra riesce a colpire la mia attenzione anche nei dettagli. Soltanto leggendo tutto il libro ho capito quanto possa essere difficile da comprendere. Non è solo un egocentrico che scrive per il piacere di far parlare di sé. Si tratta di emozioni vere tradotte in scrittura con molta efficacia.

 

Il libro non è di facile collocazione, a mio modesto parere, per una chiara volontà dell’autore. Avrò presto modo di chiederglielo.

 

Si tratta di una raccolta di racconti? Potrebbe!

 

Forse sono delle poesie in forma di prosa? Mmmmm anche questa alternativa sembra valida.

 

Un mix delle due?

 

Un album dei Pink Floyd dei tempi di The Wall tutto da interpretare secondo una personale visione? Chissà…Non riesco a togliermi dalla mente questa immagine per descrivere Souvenir di Mattia Zadra!

 

Di sicuro c’è che come nel precedente romanzo c’è qualcosa di molto personale e che ti prende dalla prima all’ultima pagina. Io ho voluto leggere un filo conduttore fra i racconti e le poesie che Zadra mi ha regalato: l’amore.

Forse l’amore infranto, le emozioni di un giovane uomo che si denuda e, privo di schemi tipici, mostra il suo dolore, ma anche la sua gioia nell’amare.

 

Alcuni racconti sono proprio deliziosi e potrebbero funzionare anche fuori dal contesto del libro. Lo stesso dicasi per qualche poesia. In realtà il lavoro vero è da leggere nell’insieme e in pochi giorni dato che è breve.

 

Zadra è sempre presente nei racconti che vengono creati intorno ad un personaggio autobiografico di cui non so molto. Potrebbero essere esperienze reali o di fantasia, ma che sicuramente fanno capo ad emozioni vere.

 

E’ un libro particolare che potrebbe non piacere se non lo si approccia con il giusto grado di ironia e apertura. A me è piaciuto molto e invito i curiosi a leggerlo.

 

Un particolare che non si nota subito è proprio la copertina: immagine di un paio di mani che fanno una foto virtuale di un luogo. Lo sfondo è confuso, ma si vede una bottiglia di vino oggetto che ritroviamo in quasi tutta la narrazione simbolo di solitudine, ma anche consolazione.