Intervista a Mattia Zadra autore di Vedere

28 settembre 2011

Warlandia: Oggi vi presento un giovanissimo autore che mi ha molto colpito per la forza della sua narrazione: Mattia Zadra. 19 anni, studente e lavoratore, scrittore, si definisce ateo, un po’ ribelle e…basta no? Altrimenti nessuno la legge l’intervista se dico tutto io prima! Ciao Mattia, facciamo subito le domande di rito: autore preferito? (e dai lo so…ma chi ci legge no!)
Mattia Zadra: Ciao Leonardo! Ti ringrazio per quest’intervista.

Dunque, autori preferiti ne ho più d’uno a dire il vero, però direi che la mia personalissima top 3 è composta da Chuck Palahniuk, Irvine Welsh e Charles Bukowski.

W: Vorremmo anche sapere quale sia il tuo libro preferito (o meglio i primi 3).  E il più faticoso che ti hanno fatto leggere a scuola (ho letto che ti piace persino Leopardi).
MZ: Oddio, siamo alla seconda domanda e già mi metti in difficoltà. 3 libri son difficili da scegliere, però vedrò di elencare quelli che più hanno influito nella mia vita. Al primo posto metto Soffocare, di Palahniuk, senza il quale probabilmente non avrei mai cominciato a scrivere. A seguire c’è Post office di Bukowski, che ha il merito d’esser il primo suo romanzo che ho letto e che me l’ha subito fatto amare. Infine metterei Sulla strada di Jack Kerouac, che forse più di tutti ha contribuito a creare quel che sono ora; davvero illuminante come lettura. Mi concedo un ex-aequo con Tolleranza zero di Welsh, che mi ha aiutato a vedere come la pagina in realtà possa essere usata in più modi oltre a quello tradizionale. I frutti di ciò però li si vedrà solo col mio terzo romanzo, Altrove.

Di faticoso a scuola mi hanno costretto a leggere quello che viene detto IL libro, La divina commedia. L’inferno l’ho letto molto volentieri, mentre col purgatorio ed il paradiso ho litigato un po’. Leopardi lo adoro. Dopo averlo letto mi sono tatuato una ginestra (alla quale mancano ancora i fiori), che sta a simboleggiare me, che cerco d’uscire da questo terreno arido e inospitale quale è il mondo dell’arte per gli autori emergenti. Spero di poter un giorno aggiungere anche i fiori a questo tatuaggio.

W: Il tuo romanzo è piuttosto breve (direi di ottima misura). Controlli il numero di pagine da cui è composto un libro prima di iniziarlo? (Io, per esempio, lo soppeso sempre anche in questi termini).
MZ: Mah, per me il numero di pagine è assolutamente relativo. Ti posso leggere Panino al prosciutto di Bukowski, che ha poco più di 300 pagine, e dirti che m’è sembrato più corto di Il piacere di D’Annunzio, che di pagine ne ha circa 250. Questo perché è il modo in cui è scritto che determina la lunghezza del libro, non il numero di caratteri stampati. Poi per quanto riguarda la qualità del contenuto le pagine sono assolutamente ininfluenti. Si veda Il vecchio e il mare, libro brevissimo ma di una limpidezza magnifica. Molto meglio di uno di quei patacconi che pubblica costantemente Stephen King (con tutto il rispetto per l’autore, del quale ho letto una ventina di libri, tra cui tutta la saga de La torre nera)

W: Ho letto che non ami gli eBook, eppure immagino tu abbia scritto il tuo libro al computer. Pensi davvero che la sostanza del tuo scrivere possa essere influenzata dal supporto che usano gli altri per leggere?
MZ: Diciamo che la mia opposizione è di stampo romantico. A me un libro piace sfogliarlo, sentirne il profumo. Però devo ammettere che ora come ora la cosa a cui tengo di più è l’esser letto, e se quindi questo genere di tecnologie dovesse aiutare la diffusione dei miei lavori ben venga. Tra l’altro ho potuto vedere che ci sono altri modi di leggere gli e-book, oltre a quella che secondo me era una lettura irritante, ovvero quella fatta dallo schermo del pc. Ora esistono dei supporti elettronici che si chiamano nook e che non avendo uno schermo illuminato evitano di far bruciare gli occhi al lettore.

W: Ho letto qualcosa sulla rete (un paio di interviste) che ti riguardano in cui si parla del tuo stile. Io l’ho trovato davvero efficace: hai una forza espressiva che è tipica della tua età e dell’espressione verbale, ma che non molti usano nello scrivere. Come nasce e si evolve il tuo stile?
MZ: Mi fa piacere che tu parli di un mio stile, in quanto ho molto sperato di far uscire una scrittura personale che si distinguesse dalle altre. Direi che il tutto è nato dopo aver letto Palahniuk; è stato lui ad aprirmi un mondo. Partendo da lui come base di partenza ho poi aggiunto tocchi personali, ma sempre in maniera naturale. Non sono mai stato troppo tempo a riflettere sui termini da usare o cose simili. Tutto quel che scrivo mi viene spontaneo da dentro nei momenti di ispirazione.
W: Vedere è un romanzo molto piacevole, che scorre fra le dita in poche ore. Il personaggio principale è molto caratterizzato (pare tu lo conosca bene) e sicuramente è tuo coetaneo. Ci spieghi un po’ l’origine di Kyle Simmons?
MZ: Ti ringrazio! Come spesso accade il protagonista e l’autore si somigliano molto, a volte troppo.

Nel mio caso Kyle Simmons è una sorta di mio alter ego, nel quale ho messo di me più di quanto non avrei voluto/dovuto.

Questo mi ha aiutato nel caratterizzarlo e nel renderlo coerente nei vari passaggi del romanzo, lavoro un po’ più complicato per personaggi come Mark, nei quali ho dovuto immedesimarmi con uno sforzo maggiore.

W: Mi è piaciuta la gestione del tempo: questo andare dal presente al passato da un capitolo all’altro, l’uso dei titoli per anticipare in parte i contenuti e il ritmo dato dalla brevità dei periodi che avvicina molto al parlato. Direi che c’è del materiale per un film, sogniamo un po’ ad alta voce? Dai..
MZ: Già, un film del libro secondo me sarebbe facilmente realizzabile, in quanto scrivendolo, nella mia testa, ho già visualizzato ogni singola scena/inquadratura/ecc…

Mi piacerebbe moltissimo vederlo prendere vita da questo romanzo, e per un periodo c’è pure stata questa voce nell’aria. Ora vediamo come si evolvono le cose. Io sto cercando qualcuno che abbia voglia di credere in questo lavoro, ma chissà che magari incrementando le vendite non lo noti qualcuno che faccia al caso mio!

W: Hai scritto che per te lo stile è fondamentale per riconoscere uno scrittore, come l’impronta dell’artista. Ho letto che hai un nuovo libro già pronto e uno in fase di scrittura. Che ci dici dello stile? Lo hai mantenuto o te ne sei discostato?
MZ: Sì, lo stile è assolutamente fondamentale per un artista. Quando si riesce a farsi riconoscere anche solo attraverso poche righe, significa che la propria impronta è rimasta impressa in chi legge. Certo però, come in ogni cosa, ci vuole un’evoluzione che porti ad un labor limae, cioè al perfezionamento di quel che si è. Sia in Neve d’estate che in Altrove ho mantenuto i periodi brevi e ritmati, alcune atmosfere del primo libro e gli sbalzi temporali alla Pulp fiction (ad esempio Neve d’estate inizia col capitolo 25), però cercando di migliorare qui e là alcune cose.

W: Mi dai delle news sui tuoi nuovi libri? Giusto una traccia…senza dire nulla di troppo che ti faccia perdere la credibilità con l’editore.
MZ: Dunque, il secondo romanzo, Neve d’estate, è ora sotto esame presso alcuni editori medio-grandi. Il tema principale riguarderà la tossicodipendenza, ed in particolare il senso di colpa che prova il protagonista per l’avervi fatto cadere la propria fidanzata.

Del terzo libro, Altrove, ho cominciato da un paio di giorni la fase di revisione, che credo mi porterà via almeno un paio di mesi.

Qui ho voluto dare una svolta un po’ più psicologica, inserendo il tema dei sogni lucidi ed ispirandomi in parte alla teoria del piacere infinito del già citato Leopardi.

La cosa che più mi piace comunque di questi romanzi sono gli intrecci che vi si creano. Infatti in ogni romanzo si vedono personaggi appartenenti al libro precedente o a quello seguente, creando dei parallelismi interessanti, in stile Welsh se vogliamo.

W: Leggendo VEDERE si immaginano diversi possibili finali, innumerevoli spiegazioni ai fenomeni che capita a Kyle. Io avevo pensato persino a un cattivo allineamento temporale fra la realtà di Kyle e quella altrui. Senza fare SPOILER, come ti è venuta l’idea che ha dato origine al libro?
MZ: La verità è che l’idea del finale mi è venuta una sera, a letto, mentre non riuscivo a prendere sonno. Avevo già scritto una decina di capitoli, e ancora non sapevo in cosa sarebbero sfociati. Quando ho avuto questo, chiamiamolo guizzo, sono saltato fuori dalle coperte e ho iniziato a prendere nota di come avrei voluto sviluppare tutta la storia.

W: Qual è il combustibile che mette in moto la tua esistenza? In soldoni: in cosa credi?
MZ: Come hai detto prima sono ateo (quest’anno mi sono pure fatto sbattezzare), quindi di sicuro la fede non è una delle mie vocazioni. Diciamo che quello in cui credo è l’arte, come massima espressione dell’animo e della sensibilità dell’individuo.

Chi non apprezza alcuna forma di arte credo abbia ben poco da dare a questo mondo.

Credo nel bene che mi vogliono i miei genitori, e nei pochi amici dai quali mi sono lasciato avvicinare. Credo nella mia voglia di farmi conoscere come scrittore e nella possibilità di cambiare la situazione di merda in cui ci troviamo (chiedo scusa per il francesismo).
W: Cosa pensi che farai da grande? Sarai un Kyle Simmons impiegato di una qualsiasi azienda, annioato e con tanta voglia di infrangere le regole?
MZ: Mi auguro di no con tutto il cuore. Spero di riuscire a fare della scrittura un lavoro oltre che una passione. Quel che è certo è che continuerò a coltivarla, e questo sarà una buona valvola di sfogo contro la quotidianità in cui cadono i più.

W: Chi ha creduto in te e nella possibilità che avevi di scrivere un buon romanzo, supportandoti o, magari, semplicemente facendoti coraggio?
MZ: Come dico nella dedica ad inizio libro la persona che devo ringraziare per l’aver creduto nel mio lavoro è Manuel, lo stesso amico che mi ha prestato Soffocare dando il via a tutto quanto.

Lui è stato il primo, ma poi a lui si sono aggiunti altri amici i quali mi hanno incoraggiato nelle varie fasi precedenti alla pubblicazione vera e propria.

W: Che rapporto vedi fra la scuola, la lettura e la scrittura? Hai mai trovato un docente che ti abbia spinto a leggere qualsiasi cosa pur di vederti avvicinare al mondo della letteratura?
MZ: La scuola in sé purtroppo per me non è stata determinante nel mio avvicinarmi alla letteratura, anche perché difficilmente quando si è dei ragazzini si legge volentieri quello che ci viene imposto da un docente. In seconda superiore però una professoressa al di fuori del contesto scolastico mi ha fatto conoscere Il deserto dei tartari di Buzzati e Delitto e castigo di Dostoevskji, che tuttora sono due dei miei romanzi preferiti.

W: Adesso una cosa che mi piace chiedere ai giovani: che consigli daresti a un ragazzo/a che si avvicina al mondo della scrittura per arrivare a pubblicare un libro?
MZ: Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di scrivere solo se si ha davvero qualche cosa da esprimere. Come diceva Bukowski, lo scrivere è una cosa che va fatta solo se esplode da dentro, frutto dell’ispirazione e della determinazione della persona.

In secondo luogo suggerisco di leggere molto, e non solo libri attuali, ma anche classici come Hemingway, Fante, Kafka, ecc… La lettura è indispensabile per chiunque voglia scrivere.

Se poi, dopo aver letto molto e scritto solo nei momenti di ispirazione, si dovesse riuscire a completare un libro, allora consiglio di tenere gli occhi aperti, e di guardarsi bene attorno prima di dare il proprio lavoro nelle mani di un editore qualunque. Il primo a doverci credere nel libro è l’autore, ma subito dopo deve venire chi lo pubblica.

W: Caro Mattia, ti ringrazio per la fiducia e la simpatia con la quale mi hai approcciato invitandomi a leggere il tuo romanzo. Spero di aver compreso almeno in parte le emozioni che volevi comunicare attraverso il tuo romanzo. Fai un saluto ai tuoi fans e ai lettori di warlandia.
MZ: Figurati Leonardo, sono io a ringraziare te per l’aver dedicato del tempo a me ed al mio romanzo. Un caro saluto a te e a tutti coloro i quali hanno letto quest’intervista e vorranno leggere quel che ho scritto!

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