Forums >> Il Profeta >> SCRIVIAMO Knazi e la foresta parlante
| napoleonardo | 08/04/2010 8.02.24 |
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Knazi si svegliò allalba come era
solito fare. Le foglie dellalbero in cui aveva ricavato la sua casetta si erano insolitamente ingiallite e stavano morendo. Il piccolo gnomo si lavò il volto con una goccia di rugiada e prese da un incavo nel tronco dellalbero un sacco di tela dove aveva conservato un pezzo di torta di acero una vera leccornia per uno gnomo. Fatta colazione si guardò intorno e vide che altre foglie dellalbero in cui dormiva con la gente del suo popolo erano indurite e gialle come se stesse arrivando lautunno. Knazi si stranì: da pochi giorni infatti era arrivata la primavera e gli alberi intorno scoppiavano di gemme e di fiori. La natura era in festa eppure in quel piccolo angolo della foresta qualcosa non andava per il verso giusto. Tosh suo fratello uscì dal letto con un balzo e stiracchiandosi chiese al fratello minore cosa stesse facendo. Knazi infatti era tutto concentrato ad osservare con la lente di ingrandimento un pezzo della corteccia dellalbero apparentemente infetto. Il nostro albero è malato sembra essere sopraggiunta la stagione dellInverno solo per lui - disse in tono serio. Lo gnomo si avvicinò e rimase perplesso per la stranezza dellevento. I due decisero di alzare lo sguardo verso la cima dellalbero e di chiedere direttamente a lui come si sentisse. La particolarissima foresta in cui vivevano infatti era costituita da alberi parlanti. Intendiamoci non alberi in grado di muoversi e agire come persone soltanto antichissimi abitanti della Terra che avevano ascoltato per migliaia di anni le creature e avevano magicamente imparato a parlare. Knazi era parte di una delle famiglie di gnomi più antiche del suo popolo e si occupava come tutti gli altri gnomi della conservazione e protezione della foresta. Essendo parte del Consiglio degli Gnomi aveva alcuni poteri magici e si occupava della pianta più vecchia di tutte: lAlbero Antico. |
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| Num. post: 951
Administrator |
A volte penso di smettere...ma poi rinsavisco, mi faccio un game e torno come nuovo | |||||
| HIO | 08/04/2010 18.27.13 |
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Knazi si avvicinò all'Albero Antico e salì sul suo tronco, in alto in alto per parlare con lui.
essendo un albero molto antico, diciamo pure anziano, era diventato quasi praticamente sordo. decise così di andare più in alto possibile dove Shoo (il nome dell'Albero Anziano) potesse sentirlo meglio. Albero Padreee, albero padreeee iniziò a chiamare Knazi con insistenza. Finalmente quello si accorse di lui e rispose. La voce di un albero secolare è molto particolare: suona come il vento fra le foglie, a volte sibila a volte romba e può fare paura così come cullarti dolcemente. Il gigante secolare rispose alla chiamata di Knazi chiedendo cosa volesse da lui e perchè gridasse tanto forte. Lo gnomo spiegò che qualcosa non andava bene e che le sue foglie e quelle degli alberi parlanti più giovani stavano morendo. Non te ne sei neanche accorto? stai proprio invecchiando, disse. L'albero fece una pausa lunghissima e rispose: si ho sentito che qualcosa fre le mie foglie moriva più in fretta del solito. pensavo fosse l'inverno...e pensare che alcuni giorni fa ho visto delle rondini fare il nido sui miei rami. Knazi gli spiegò che erano in primavera ed era ben strano che succedesse che le sue foglie e quelle degli altri alberi morissero così in fretta senza dare spazio a nuove gemme. qualcosa non quadrava. forse sarebbe stato meglio chiedere un parere al Botanico degli Gnomi. |
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| Num. post: 20
Anziano |
Sono il fratello di Napo e sono lolloz | |||||
| Aghy | 08/04/2010 22.22.42 |
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Nella discesa dal tronco dell'Albero Antico, Knazi era immerso nei suoi pensieri -Cosa può essere la causa di tutto ciò?- si ripeteva nella sua testa in cerca di una risposta.
Il legno sotto i suoi piedi scricchiolava ad ogni passo, spesso qualche pezzo di corteccia si staccava e precipitava verso la radura. Ogni tanto una foglia, diventata ormai gialla, si staccava dai possenti rami e fluttuava per aria, sembrava come se danzasse con un partner invisibile, come se fosse lo stesso vento il compagno di tale motivo. Knazi, ormai giunto a terra, si avviò verso la casa del botanico del villaggio, Nutk. Nutk era uno gnomo che non piaceva al resto del villaggio, spesso era scontroso e si arrabbiava per delle sciocchezze, ma in fatto di piante nessuno poteva mettere il dubbio il suo sapere. Era lo gnomo giusto a cui fare domande. |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
Se donne o birra non sono la risposta...allora la domanda deve essere stupida | |||||
| Naemor | 08/04/2010 23.36.53 |
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Knazi si avviò a passo sicuro verso la casa del sapiente. La raggiunse senza difficoltà, ben sapendo la strada e bussò pesantemente tanto erano cupi i suoi pensieri circa l'albero. Il suo bussare forte dovette dar fastidio al botanico Nutk.
"Chi diavolo è?" urlò aprendo la porta, il suo sguardo inferocito. "Ah sei tu, Knazi. Un pò di educazione non farebbe male sai?" Lo gnomo aggrottò la fronte: "Non mi sembra di aver bussato così forte..." "Lascia perdere, vieni dentro." Knazi entrò in quello che gli sembrava più un giardino che una casa. Ovunque si girasse c'era una pianta, e dove non ce ne erano, c'era spazo per delle provette contenenti misteriose pozioni. "Cosa ti ha portato qui?" domandò il botanico dirigendosi verso il tavolo su cui stava lavorando precedentemente. "Una questione molto grave, il nostro Albero Sacro sembra essere malato." Per la prima volta scorse sul volto di Nutk preoccupazione e sorpresa. "Che cosa stai dicendo?" "E' così, le sue foglie sembrano essere ingiallite." Lo gnomo botanico si alzò dal suo tavolo e corse a prendere alcuni suoi strumenti. "Non c'è tempo da perdere, devo subito dargli un'occhiata!" "Ecco perchè ero qui. Ti faccio strada?" "Non dire sciocchezze, tutti sanno dov'è l'Albero. Presto, andiamo!" |
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| Num. post: 2041
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| napoleonardo | 09/04/2010 11.34.44 |
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Nutk si avvicinò alla pianta e le parlò in una lingua sconosciuta. Sembrava il canto di un uccello e Knazi rimase stupito a guardare. Con fare molto professionale si avvicinò al tronco e ne staccò un pezzetto di corteccia, raccolse delle foglie da terra ormai morte e sbuffò qualcosa di incomprensibile.
Era turbato: sembrava non avere una idea molto chiara di quel che stava succedendo. Si schiarì la gola e disse: Penso sia una maledizione e non una malattia. Non capisco chi possa averla lanciata e perché, ma è qualcosa di innaturale. La forza dell'albero sta venendo meno e la linfa nel suo tronco è corrotta. Dobbiamo intervenire subito, ma non possiamo farlo con rimedi naturali. Occorrerà magia, botanica e tanto tempo. Ci occorre l'aiuto degli elfi e alcuni elementi naturali molto rari da queste parti. Dovrai partire per un lungo viaggio, mio caro Knazi. Io? Rispose quello - e perché proprio io? Perché sei veloce, forte e hai dimestichezza con le lingue degli altri popoli. Devi andare dagli Elfi e chiedere aiuto prima che questa maledizione possa uccidere l'intera foresta. Io cercherò di studiarla, intanto, e provare a rallentarne gli effetti. Ma non potrò nulla senza la Gemma di Talon. La mitica Gemma degli Elfi era custodita in un luogo segreto e per avere il diritto a usarla bisognava invocare Madre Natura in persona. Non sarebbe stata impresa facile convincere il popolo degli elfi a dargliela. Non senza una garanzia. Knazi radunò le sue cose in una sacca e, preso con se il fratello, si avventurò verso la terra degli elfi. Per raggiungerla sarebbe dovuto passare per le Montagne di Fuoco, un luogo terribile abitato da creature pericolose. |
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| Num. post: 951
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| TheKing | 09/04/2010 15.41.50 |
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Post modificato da Admin o da chi ha creato il messaggio Knazi e il fratello, chiamato Tosh, si avviarono a passo lento nella foresta, seguendo un vecchio sentiero mal messo. I giorni che seguirono furono molto silenziosi; i due si scambiavano qualche piccola battuta necessaria, ma per il resto erano completamente assorti nei loro pensieri. Tosh era triste. Non avrebbe mai voluto abbandonare il suo adorato Albero e la sua cara cittadina. Ma rispettava motlo Knazi, quasi lo ammirava, e non poteva dirgli di no quando egli aveva bisogno di lui. Knazi, invece, era combattuto dal privilegio per la scelta e dal dubbio di non potercela fare. Perchè soprattutto, in gioco c'era la vita dell'Albero cui doveva tutto, e da lì di quelli di tutta la foresta! Assorti in questi pensieri, i due ragazzi si ritrovarono in una piccola radura dove... |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
----->Alla ricerca del libro perduto<---- WoRk In PrOgReSs////// Scrittore Ufficiale di Warlandia! ////// Se vedi nero spara,o è un prete o è un fascista;se vedi rosso fai un inchino,o è un compagno o è un fiasco di vino! | |||||
| Aghy | 12/04/2010 22.05.06 |
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-Propongo di fermarci in questa radura per la notte...- disse Tosh col fiato pesante. Il fratello si girò verso di lui sorridendo -Vedi a fumare quella tua maledetta pipa? Non riesci neanche a camminare ininterrottamente per qualche giorno che hai già il fiatone!-
Il Sole piano piano si andava ritirando dietro le montagne per lasciare spazio alla Luna. Knazi aveva acceso un falò con della legna trovata nei dintorni e Tosh stava arrostendo della carne sopra di esso. Decisero di dormire fino all'alba per poi ripartire per il loro viaggio, ormai la loro meta non era distante; Knazi sperava con tutto il cuore di riuscire nella sua missione, ma era anche poco fiducioso delle sue capacità, per fortuna aveva il fratello con sé che lo incoraggiava e lo incitava ad andare avanti. |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
Se donne o birra non sono la risposta...allora la domanda deve essere stupida | |||||
| napoleonardo | 13/04/2010 8.11.05 |
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La notte trascorse serena e l'indomani mattina i due fratelli furono svegliati dai rumori di animali in agitazione. Tosh si guardò intorno e notò molte tracce di animali andare tutte in un'unica direzione.
Qualcosa aveva spaventato gli animali facendoli fuggire. Raccolsero le loro cose e, loro malgrado, dovettero riprendere il cammino proprio nella direzione da cui fuggivano gli animali. Non era divertente dover andare incontro a un pericolo sicuro: gli animali presagiscono i pericoli e sono un ottima fonte di informazioni per chi conosce la natura. Le Montagne di Fuoco erano distanti, ma enormi. Già da quella radura potevano essere viste. Il cielo intorno ad esse era sempre coperto e una luce sinistra avvolgeva le enormi rocce. Il pericolo non si manifestò, ma non trovarono sul loro cammino neanche un passero, quasi a confermare che qualcosa di oscuro avvolgeva l'aria di quei luoghi circostanti la Montagna di Fuoco. Si trattava di un enorme vulcano attivo, che di tanto in tanto esplodeva in emozionanti getti di lava dai suoi crateri laterali. Da secoli ormai il cratere principale era inattivo, ma nessuno si avventurava in quelle terre perché abitate da creature di fuoco, i Firelord. Tosh chiese al fratello che cosa avrebbero fatto per superare il terribile ostacolo che le Montagne di Fuoco rappresentavano. Considerò che il viaggio avrebbe richiesto almeno un paio di giorni di cammino e che avrebbero dovuto dormire almeno qualche ora per riprendere le forze. Come si sarebbero nascosti dai terribili firelord e, soprattutto, come li avrebbero sconfitti in caso di scontro? |
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| Num. post: 951
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| Deudermont | 13/04/2010 12.05.09 |
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- Non lo so Tosh. Sono solo uno gnomo, non un guerriero. E sinceramente non ho la più pallida idea come potremo superare l'ostacolo che ci sbarra la strada. Intanto andiamo avanti, penseremo a cosa fare quando il pericolo sarà più vicino e non più così vacuo e lontano. -
- Ma Knazi... - - Tosh, fratello mio. Te l'ho detto. Non so cosa faremo. Lo sai benissimo anche tu che le Montagne di Fuoco sono pericolose. Per cui non so proprio cosa faremo. Se però hai qualche idea, fratello, esponi pure. - - No. A dire il vero al momento non mi viene in mente nulla. Solo, non mi va di andare avanti così, alla cieca. Mi sembra di buttarmi a capofitto verso la morte. Ma... hai ragione. Non so nemmeno io come potremo far fronte ai problemi. L'unico modo per scoprirlo è continuare. - - Ok Tosh. Teniamo però gli occhi aperti. Non sapere cosa faremo non significa diventare imprudenti. - I due fratelli raccolsero quindi le loro cose, e ancora una volta si rimisero in marcia verso le lontane Montagne di Fuoco. Mano a mano che avanzavano, il cielo assumeva una luce sinistra e minacciosa. Dopo un'oretta di viaggio, una foresta si profilò all'orizzonte. - Meno male. - disse Knazi. - La foresta potrebbe oscurare questa luce che non promette nulla di buono. Se devo essere sincero, mi fa rabbrividire il cielo di questo posto. - - Già. - rispose Tosh. - E' molto minacciosa questa luce. E poi, magari, in quella foresta troveremo qualche animale!!!! - aggiunse con aria festante Tosh. - Si, fratello. Può darsi.... - concluse Knazi, pensoso. Dopo altre tre ore, raggiunsero il limitare della foresta, all'interno del quale il sentiero si tuffava, tagliandola in due come un coltello che tagli una torta. Ma appena entrati nella foresta, il sorriso si spense sulla bocca di entrambi. Se l'aria aperta era minacciosa, la foresta non era da meno. Di animali non vi era traccia, e gli alberi sembravano protendersi minacciosi verso gli incauti viaggiatori che osassero sfidare la terribile foresta che circondava le Montagne di Fuoco. I due fratelli si guardarono atterriti e... |
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| Num. post: 399
Caporazza |
I Dannati sono pronti! | |||||
| Aghy | 13/04/2010 12.31.02 |
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Post modificato da Admin o da chi ha creato il messaggio -Beh la situazione non è cambiata molto vero Tosh?- disse Knazi con aria afflitta. -No in effetti se fuori dalla foresta era minaccioso, qui lo è cento volte di più... stiamo in guardia fratello- La poca luce che filtrava dalle nere chiome degli alberi illuminava solo il sentiero e qualche squarcio nella vegetazione. La cosa più preoccupante era l'assenza totale di qualsiasi rumore, l'unico suono che Knazi udiva era il ruminare nervoso dei denti di Tosh e i ramoscelli secchi che si spezzavano sotto i loro piedi. Guardando la mappa la foresta circondava le intere montagne per poi svanire di colpo alle pendici delle stesse, in un giorno di cammino senza imprevisti sarebbero riusciti ad uscirne. Sul cammino trovarono dei rami tozzi che decisero di raccogliere ed utilizzare in caso di attacco di una qualsiasi creatura. Tosh sapeva benissimo che se fosse giunto un Firelord un semplice ramo non sarebbe servito a molto, ma almeno infondeva nei loro cuori un senso di sicurezza che fino a poco prima non avevano. Le ore passavano in quel buio innaturale, Tosh si era accorto che qualcosa o qualcuno li stava seguendo d qualche tempo, ma aveva preferito non parlarne con Knazi per non agitarlo. Il misterioso inseguitore si muoveva furtivamente fra le chiome degli alberi, mantenendosi sempre alla stessa distanza dai due gnomi. Knazi si era accorto che il fratello sembrava preoccupato per qualcosa -Cosa succede Tosh? Hai sentito qualcosa?- il fratello fece segno di tacere e fermò la sua camminata. -Ho l'impressione che qualcosa ci stia seguendo, ma non capisco le sue intenzioni. Sono diverse ore che ci osserva, ma non riesco a capire né la sua posizione né se sia ostile o meno...- Tosh strinse vigorosamente il ramo che aveva in mano, aveva come l'impressione che la creatura si sarebbe rivelata molto presto... |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
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| Naemor | 13/04/2010 23.35.30 |
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Sapeva che probabilmente c'era qualcuno, ma non ne era sicuro. Rischiò il tutto per tutto, e urlò:
"Fatti avanti! Sappiamo che sei lì!" Gli rispose un silenzio gelido. "Alle vostre spalle." sussurrò una voce. I due gnomi si girarono di scatto: la paura li fece sobbalzare entrambi, ma dopo un secondo di incertezza la sopresa prese il sopravvento nei loro animi. Il tizio che li stava seguendo e si era adesso rivelato loro non era un essere tanto diverso da quelli che i due fratelli avevano lasciato dietro. Era uno gnomo come loro. Parlò: "Mi chiedevo proprio che ci facessero qui due gnomi come voi. Sapete che è un posto pericoloso vero?" Knazi trovò il coraggio che cercava per rispondere. "C-certo...probabilmente ci saremmo persi, ma almeno abbiamo trovato uno dei nostri...di che villaggio sei? Per quale clan ci spiavi?" Per tutta risposta lo gnomo scoppiò in una grossa risata. Era strana la sua fisionomia. O meglio, era la sua testa a renderlo strano: era completamente rasata, non un filo di barba o di capelli. Una leggera veste bianca proteggeva il suo corpo, mentre si appoggiava ad un bastone dello stesso colore. Probabilmente era magico, c'era una gemma incastonata nella sua punta. "Vero, vero, voi mi vedete come vorreste che fossi. Mi vedete come uno di voi, me ne ero scordato." "Che significa??" "Sono uno spirito, a dirla tutta. Il guardiano di questa foresta. Non ho sembianze, mi adatto." "Bene, se lei è il padrone di questo posto, immagino che sia qui per cacciarci." Anche Tosh aveva preso coraggio. "Cacciarvi?" "Proprietà violata, qualcosa del genere?" "Oh no...niente di tutto questo. Vi siete mai chiesti come può una foresta così rigogliosa essere sotto le pendici di monti infuocati senza mai che la sua lava e tutto il resto la tocchino? E' questo il mio compito, proteggerla dal fuoco." "Dunque può indicarci la via più breve per uscire di qui? Magari per passare oltre quelle montagne?" Lo gnomo disse che si, poteva farlo. Gli diede istruzioni che sembravano essere molto precise, e alla fine si congedò dai fratelli. Questi iniziarono ad avanzare nella direzione a loro indicata, ma Knazi aveva dei dubbi che non mancò di riportare al fratello: "Mi chiedo comunque perchè ci seguiva in quel modo." "Voleva sapere solo chi eravamo. E' gentile." "Se il suo compito è proteggere la foresta dal fuoco, non si sarebbe dovuto interessare di noi." "Ah, la fai troppo lunga." Un secondo dopo si trovarono coi piedi legati e a testa in giù. Pendevano come due salami dall'albero che era sopra di loro, caduti in trappola come degli stupidi. "Bene, bene. Carne fresca!" urlò una voce roca. "Si mangia, amici!" "La prossima volta avvisami prima quando hai queste illuminazioni ok?" sussurrò Tosh al fratello. |
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| Num. post: 2041
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| Aghy | 14/04/2010 14.52.16 |
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Dalla foresta uscì un gruppo di creature, Knazi cominciò ad avere la vista annebbiata, nel cadere in trappola aveva sbattuto la testa contro il terreno. Gli sembrava però di intravedere due troll e un ogre o forse due? le forze lo abbandonarono lasciando spazio al sonno.
Tosh, d'altrocanto, era ancora in grado di riconoscere i loro assalitori. -Lasciateci andare, rifiuti della terra!- urlò con quanto fiato aveva in gola lo gnomo. Il gruppo di creature scoppiò in una fragorosa risata, si fece avanti quello che sembrava essere il capo della comitiva, un ogre a due teste di carnagione rosata. -Sennò cosa ci fai gnomo?- ironizzò la testa che aveva due occhi ed un elmo di ferro arrugginito per la maggior parte della superficie; l'altra testa, quella ciclopica che presentava dei segni rossi sul volto, probabilmente tipici del clan di appartenenza, rideva sputacchiando. Tosh sapeva che negli ogre dotati di due teste, una testa fungeva da capo, mentre l'altra era quella più stupida, che spesso commetteva errori. Doveva sfruttare la cosa a suo vantaggio se voleva salvare sé e suo fratello. Dietro all'ogre, c'erano due troll identici fra di loro, probabilmente gemelli, alti di carnagione bluastra con lunghe zanne gialle che uscivano dalla bocca; in mano ergevano dei bastoni e lance che puntavano in modo minaccioso verso lo gnomo. -Se ci lasciate andare vi risparmierò la vita!- urlò nuovamente Tosh, incredulo di quello che stava dicendo; era già tanto se sapeva tenere in mano una spada, figurarsi a combattere contro quelle tre bestie disarmato. Lo gnomo cominciava a preoccuparsi seriamente per la loro situazione. |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
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| TheKing | 15/04/2010 12.34.08 |
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Fu un Troll a parlare, ora. Si avvicinò a lui con fare minaccioso, era, insieme al compagno, sicuramente il braccio armato del gruppo. In mano portava dei dardi, sicuramente avvelenati, mentre a tracolla portava un'ascia a doppio taglio.
<< Non sei nella situazione di minacciarci, gnomo>> esordì. << Siamo noi che abbiamo il coltello dalla parte del manico e, come avrai capito, non abbiamo paura di usarlo.>> Si sfilò un coltello che aveva in uno stivale e glielo carezzò sul collo: << Tutto chiaro?>> disse, premendo più forte, così da far uscire una grossa goccia di sangue. << Fermati! Non vogliamo fargli del male, non è vero?>>. A parlare fu lo stesso gnomo di prima, vestito con quella stessa tunica bianca ornata da una scollatura a "V" azzurrina. Il Troll rinfoderò immediatamente il coltello e prese a farfugliare qualche scusa. Tosh pensò che evidentemente si erano sbagliati. Il capo doveva essere quello gnomo deforme che si era spacciato per lo spirito della foresta. Si ritrovò a pensare come si era potuto procurare quelle malformazioni, ma ritenne che non era il momento di pensarci. << Salve, il mio nome è Shiro e sì, sono anch'io uno gnomo, o almeno lo ero>> cominciò. Tosh trovò il suo tono di voce calmo, ma molto fermo, di chi avevo dovuto vivere moltissime esperienze che lo avevano senza dubbio segnato. << Io so cosa vi porta qui - continuò - e so anche con quanto ardore volete compiere questa missione. Anch'io, tempo addietro, partii per la vostra stessa missione.>> Un'altra pausa studiata. Shiro era un grande oratore. Un silenzio di tomba scese sulla radura in cui si trovava l'insolito gruppo. Una rivelazione che colpì profondamente il fratello di Knazi. Era rimasto pietrificato. Non sapeva cosa dire. Se era davvero passato per la stessa situazione in cui ora si trovavano i due fratelli, perchè li aveva assaliti? Cosa voleva fare? Forse era di qualche Clan che li voleva morti? Ma non vivevano in un periodo di pace? Qualcosa di molto oscuro doveva celarsi dietro quella figura, qualcosa di oscuro e terribile. Poi, lo gnomo anziano riprese a parlare. |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
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| napoleonardo | 16/04/2010 12.43.53 |
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Tu giovane gnomo arrogante non sai con chi ti confronti: sii più prudente in futuro.
Sono uno spirito molto potente e il mio ruolo è quello di proteggere la foresta ai piedi delle Montagne di Fuoco. Per nessun motivo vi permetterò di entrare nella mia foresta se prima non mi avrete dato in cambio una cosa che non posseggo ancora. Ma cosa poteva volere uno spirito così potente dai due gnomi? Cosa poteva essere la cosa che non possedeva, dato che aveva superato la soglia della morte? Tosh, tu hai un corpo vivo che io non posseggo più. Puoi soffrire, dormire, gioire, correre e fare un mucchio di cose di cui non ti rendi neanche conto perché sei vivo. Io sono morto e non posso più fare molte di queste cose che ti ho elencato. Se vorrete proseguire nel vostro cammino dovrai fare una cosa per me. Ma di che cosa parli? Cosa posso fare con il mio corpo che tu non possa fare con il tuo spirito? A me sembra che tu sia identico in tutto e per tutto a me. Shiro cambiò atteggiamento e la forza che aveva mostrato loro sembrò scemare all'improvviso, poi si riprese. Come prima cosa non posso MANGIARE, noi spiriti siamo condannati a vedere voi mortali MANGIARE mentre noi desideriamo farlo e non abbiamo un corpo per addentare i cibi. Non sai da quanto tempo desideriamo farlo. In secondo luogo, ben più importante, ho una cosa da mostrarvi. I due troll indietreggiarono quando Shiro estrasse dalla sua veste un ciondolo splendente di luce blu. Tutti rimasero affascinati dalla strana e ipnotica luce che la gemma emanava. Il potere di questa gemma protegge la foresta da secoli, ma la sua forza diminuisce ogni volta che la foresta subisce un attacco magico. L'unico modo che la gemma ha di ricaricare la sua energia e risplendere contro l'oscurità è essere maneggiata da uno gnomo mago in carne e ossa che sia stato preparato a reggerne il potere. Nessuno di voi due potrebbe resistere al fascino terribile di usare il suo potere per i propri fini personali. Io sono stato preparato a questo nella mia vita, ma ogni 50 anni, la gemma perde potere ed io devo prendere forma corporea per poterle ridare forza. Tosh non capiva dove volesse arrivare, ma Knazi intuì che lo spirito non poteva, quindi, essere cattivo. Suo nonno gli aveva parlato dei Guardiani e lo aveva avvisato del fatto che nessun essere mortale o spirito avrebbe potuto maneggiare la Gemma Blu se non fosse stato incaricato di proteggere una foresta o altra parte della natura. Se non fosse, quindi, un Guardiano – una creatura del bene. Come possiamo aiutart? Chiese Knazi più sereno. Shiro intuì che lo gnomo avesse finalmente capito chi era e gli sorrise. Per la prima volta anche i due Troll sembrarono cambiare forma e mostrarsi loro in atteggiamento pacifico. Ho bisogno di prendere il tuo corpo per una notte. Devo farlo o non potrò dare forza alla gemma che ti ho mostrato e la foresta sarà perduta. Knazi spiegò i dettagli al fratello Tosh che, titubante, accettò lo scambio. Lo spirito avrebbe usato il suo corpo per fare l'incantesimo di ricarica prendendo contatto fisico con Madre Natura e, in cambio, li avrebbe lasciati passare incolumi attraverso la foresta. |
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| Num. post: 951
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| TheKing | 16/04/2010 15.01.10 |
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Post modificato da Admin o da chi ha creato il messaggio Tosh era terrorizzato! Non aveva alcun'idea di cosa sarebbe successo da lì a quella stessa, maledetta, sera. Voleva sapere, ma non voleva dimostrarsi debole in confronto al compito cui era stato destinato. Avrebbe sentito dolore? Dove sarebbe finito il suo spirito nel momento stesso dello scambio? E se il Guardiano voleva imbrogliarli solamente per sfuggire a quella eterna forma eterea? Quelle domande lo assillarono per tutto il tempo prima del rito. Poi lo vide. Il Guardiano prese alcune erbe e le mise a cuocere in un grosso pentolone posto su un fuoco. Uno strano vapore azzurrino si alzò. Una paura matta attanagliò le viscere di Tosh. Sentì una lacrima solcargli la guancia, ma le altre le ricacciò indietro. Era deciso, lo avrebbe fatto per suo fratello Knazi! Il vapore pian piano divenne violaceo e il Guardiano iniziò a cantilenare una lenta litania. Il giovane gnomo cercò di calmarsi, voleva rimanere lucido. Seduto vicino ai due Troll, Knazi osservava la scena senza tradire alcuna emozione, ma aveva anch'egli troppa paura. Era stato lui a convincere il fratello a compiere il gesto. E se avesse sbagliato a reputare quell'anziano gnomo un Guardiano? Se voleva solamente distruggerli? Aveva paura, paura di aver sbagliato e di perdere colui che amava di più al mondo. Si alzò e si avvicinò ai due Troll [non Ogre], erano pronti a sorreggere il corpo del mago in caso di cedimento. La litania si faceva sempre più scandita e la voce del Guardiano era più alta. Sillabò le ultime parole. Un rumore sordo accompagnò la caduta del vecchio, con lo sguardo ancora esaltato sul volto. Il fumo era diventato verdognolo. Tosh si era accasciato sull'albero a cui era attaccato. Dopo pochi secondi il corpo ebbe degli spasimi, e subito dopo la testa si alzò di scatto. Lo sguardo era cambiato, adesso c'era il Guardiano all'interno del corpo di Tosh! |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
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| Aghy | 16/04/2010 19.41.23 |
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Post modificato da Admin o da chi ha creato il messaggio I Troll [non gli Ogre] riposero il corpo del Guardiano a terra, coprendolo con una coperta. Tosh, o meglio, il corpo di Tosh cominciò a muoversi lentamente; lentamente aprì gli occhi e mosse le mani come se stessero danzando nell'aria. -E' tanto tempo che non sento il vento sulla pelle...è una sensazione bellissima...- sussurrò il Guardiano mentre si sollevava dal terreno. Knazi guardava incredulo il corpo del fratello animato da un altra entità, ma qualcosa non gli tornava... quando si rese conto di cosa si trattava il cuore cominciò a battergli all'impazzata -TOSH! TOSH! Se lui è dentro Tosh... Tosh dov'è??- una rivolo di sudore freddo gli scese dalla fronte. Il Guardiano gli si avvicinò -Lui ci sta osservando da un'altra dimensione, il suo spirito si trova nel Sogno di Smeraldo... lo richiamerò presto...- detto questo lo gnomo prese delle polveri da una sacca e le gettò sul fuoco che assunse una colorazione rosa pallido. Knazi aveva già sentito parlare del Sogno di Smeraldo in passato, era la dimora dell'Aspetto Ysera, la Sognatrice. Ma come era possibile che un guardiano della foresta fosse capace di attraversare tale regno? Che lui sapesse solo Malfurion Stormrage era riuscito ad entrarci grazie all'aiuto di Cenarius, ma sapeva benissimo che era rimasto intrappolato all'interno di esso. Mille dubbi lo assalivano e la paura ormai aveva preso totale controllo delle sue emozioni. ***** Tosh provò a parlare, ma dalla sua bocca uscì solo un flebile suono. Attorno a lui tutto era cambiato, ma riusciva a capire che era sempre nello stesso luogo. Pensava sognare, tutto era verde, ma le forme non erano ben definite tutto sembrava una disegno ad acquerelli, come quelli che aveva visto nelle case reali di Stormwind anni prima. I quella massa deforme di figure riuscì a intravedere la sagoma di suo fratello che parlava con un altro gnomo...aguzzando la vista capì che quell'altro gnomo era lui stesso. "Dove sono finito?" pensò preoccupato. |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
Se donne o birra non sono la risposta...allora la domanda deve essere stupida | |||||
| TheKing | 17/04/2010 20.35.49 |
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<< Sei nel Sogno di Smeraldo, amico mio!>>. Quelle parole fecero sobbalzare lo spirito del povero Tosh.
A parlare era stato proprio lui, il mitico Cenarius. Non poteva confonderlo, era il suo idolo! << Non avere timore, presto sarai nuovamente nel tuo corpo! Sei stato trasportato in questo luogo dopo il rito compiuto dal Guardiano della foresta, ricordi? Non sta cercando di imbrogliarvi. Anni e anni fa lo scelsi io stesso come Guardiano. E' un giusto, non avere paura!>> terminò il semidio. << Maestro - cominciò Tosh, inginocchiandosi - è un onore poter solo guardarvi!>> terminò imbarazzato, ma con deferenza il giovane gnomo. << Basta con tutti questi preamboli stupidi! Ti va di farti un giro mentre aspettiamo che finisca il rito?>> Incredulo, lo spirito dello gnomo sgranò gli occhi e si avviò colmo di felicità verso colui che più stimava al mondo. |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
----->Alla ricerca del libro perduto<---- WoRk In PrOgReSs////// Scrittore Ufficiale di Warlandia! ////// Se vedi nero spara,o è un prete o è un fascista;se vedi rosso fai un inchino,o è un compagno o è un fiasco di vino! | |||||
| napoleonardo | 22/04/2010 11.00.42 |
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Cenarius gli disse – Non temere giovanotto, seguimi – e, insieme visitarono le terre da sogno del Sogno di Smeraldo. La dimensione onirica era davvero strana e le sensazioni di chi attraversava i fiumi e le valli di una terra senza corpo erano uniche, ma inspiegabili.
Il piccolo gnomo arrancava, nonostante la sua velocità, dietro al semidio che poteva muoversi in quelle terre a un velocità innaturale. Non era solo perché il suo corpo a metà fra un elfo e un quadrupede gli consentiva di correre più di un bipede, c'era qualcosa nell'aria che lui sapeva sfruttare a suo favore per incanalare le energie e usarle al meglio. Tosh visitò così, in quell'occasione più unica che rara, le Cascate di Vento, il deserto di petali di Ghinea e molte altre terre mitologiche. Sembrava un sogno o forse lo era. Imparò presto che il tempo nel Sogno di Smeraldo non aveva senso e che il suo corpo etereo non poteva soffrire la fame, la sete e la stanchezza. Non era sicuro di voler tornare nel suo corpo fisico, adesso che aveva sperimentato la potenza dello Spirito. Nel frattempo Knazi, nel mondo fisico, assisteva al MANA CHARGE da parte del potente spirito incarnato nel corpo del fratello. L'operazione fu lunga e dolorosa per il corpo del fratello che, mosso da uno spirito non suo, sembrava voler espellere la presenza estranea prima possibile. Il guardiano sembrava stremato, ma il processo di ricarica dell'amuleto si avviava a compimento. Tosh stava parlando con Cenarius di come vivere in solo spirito avesse un fascino tutto particolare, ma fu improvvisamente richiamato nel suo corpo. La sensazione fu dolorosissima come una rinascita. Il corpo di Tosh era, fra le altre cose, esausto per lo sforzo di fare da canale per l'energia della Madre Natura. Tosh svenne più volte e, finalmente, dopo qualche ora riprese i sensi. Lo spirito Guardiano era sparito insieme ai due troll. Al loro posto c'era una pergamena con un sigillo degli elfi. Knazi l'aprì e vide che era una mappa per superare la Foresta. C'erano persino delle indicazioni comprensibili per evitare di essere visti dai FireLord che facevano da sentinelle alle Montagne di Fuoco lungo i confini con la Foresta. Purtroppo, però, al termine del sentiero indicato avrebbero dovuto passare in un valico non protetto dalla vegetazione. Sicuramente avrebbero dovuto affrontare un firelord e non sapevano ancora come. |
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| Num. post: 951
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A volte penso di smettere...ma poi rinsavisco, mi faccio un game e torno come nuovo | |||||
| TheKing | 23/04/2010 17.46.28 |
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I due si rimisero in viaggio.
Knazi notò una strana luce negli occhi del fratello, che li rendeva più tristi. Tosh, dal canto suo, si era fatto più silenzioso e si isolava quanto più poteva. Una sera il fratello, preoccupato, gli chiese cos'era successo dopo il rito compiuto dal Guardiano. E Tosh parlò. Finalmente si sfogò. Cacciò tutte le lacrime che aveva, come un torrente in piena, mentre parlava del meraviglioso viaggio compiuto nel Sogno di Smeraldo insieme a Cenarius. Il fratello ascoltava senza dare alcun cenno di reazione. Alla fine, solamente, si alzò e abbracciò stretto il giovane gnomo. Quella stessa notte, dopo che i due erano andati a dormire, il potente semidio apparse nei sogni di Tosh. < |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
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| Aghy | 23/04/2010 21.18.46 |
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Knazi era ancora agitato per quello successo la notte prima e faceva fatica a chiudere occhio. Tosh, a differenza del fratello, era caduto in un sonno profondo; ma nella sua mente c'era Cenarius nella sua forma onitrica.
Ad un tratto Tosh vide l'immagine di Cenarius scomparire per lasciare spazio a quella di Knazi. Il fratello era sopra di lui e lo fissava preoccupato -Tosh, stavi parlando nel sonno... ho preferito svegliarti...- disse lo gnomo. Tosh si mise seduto, si massaggiò la testa e si passò le mani sul volto per muovere la faccia intorpidita dal sonno -Tranquillo Knazi, è tutto apposto... stavo... mi è comparso Cenarius in sogno, mi stava ringraziando per quello fatto...- Tosh non credeva alle sue parole. Un semidio che lo ringrazia era un privilegio che ben pochi viventi avevano ricevuto, specie se quel semidio era Cenarius. Knazi si era rincuorato nel frattempo -Dai dormiamo, ti servono energie se domani vogliamo uscire da questa foresta...-. -Sì hai ragione... buona notte Knazi...- ma questa volta era Tosh che ci mise più tempo ad addormentarsi, i pensieri gli vagavano per la mente "Eppure...penso che Cenarius voglia qualcos altro da noi..." |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
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| Naemor | 27/04/2010 18.24.32 |
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Knazi era preoccupato per il fratello, ma non lo dava a vedere molto. Con la mappa in mano iniziò il cammino verso il punto indicato dove sarebbero infine usciti dalla foresta. Sapeva benissimo a cosa stava per andare incontro, ma non poteva vedere Tosh in quello stato.
"Ascoltami" disse a suo fratello quando per l'ennesima volta si era fermato a fissare il cielo, isolandosi dal resto del mondo. "Sei strano da quando sei stato lì dentro. Ma devi riprenderti, abbiamo un lungo viaggio da fare, una missione importante da compiere e mi servi concentrato." "Hai ragione...è che...le parole di Cenarius mi hanno scosso." "Ok, ma ora riprenditi. Siamo quasi alla fine." I due fratelli infine giunsero alle Montagne di Fuoco. Il passaggio era forzato ma breve e consentiva loro di camminare soltanto per un piccolo tratto in quelle terre maledette. Ma non avevano intorno gli alti alberi che avrebbero potuto nasconderli facilmente agli occhi di gente indesiderata. Si fermarono voltando le loro testoline a destra e a sinistra. Grandi dune di roccia ostacolavano la vista, che altrimenti avrebbe potuto spaziare verso grosse montagne incandescenti. Ma dritto dinanzi a loro si scorgeva un sentiero tortuoso che avanzava in salita. Non riuscivano a vedere dove finiva, talmente era intricato il sistema di curve. Un pò intimiditi avanzarono lentamente, ma subito notarono che qualcosa non andava per il verso giusto. La temperatura del luogo si stava alzando considerevolmente. "Cosa credi che sia?" domandò Tosh. "Spero non un firelord." Il calore divenne così atroce che i due gnomi non riuscivano a distinguere bene le forme in lontananza delle roccie. Improvvisamente sentirono un urlo straziante, come un ruggito ma molto più stridente. Senza pensarci più di tanto iniziarono a correre sulle ali della paura. Due tre, quattro curve, ma superata la quinta si trovarono di fronte al fuoco. Non capirono che era un getto incandescente di lava che proveniva direttamente dalla bocca di un firelord. Knazi in modo miracoloso lo evitò gettandosi a terra, ma Tosh venne investito in pieno. "NO!" urlò Knazi. Si alzò fissando il corpo del fratello che però era ancora vivo e si stava rialzando. Non si accorse della terribile figura del firelord che si stava avvicinando a grandi passi con un ghigno stampato sul volto. Fu un attimo. Vide Tosh che si rimetteva in piedi, lo vide incrociare i suoi occhi, vide le sue labbra muoversi. "Sto ben..." Non finì mai la frase. Il grosso martello che i firelord usano impugnare lo investì in pieno dall'alto. Lo schiacciò al suolo. Di Tosh non rimase che carne e sangue. |
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| Num. post: 2041
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| TheKing | 29/04/2010 15.25.22 |
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Knazi era lì di fronte. Fissava allibito la scena. Aveva appena assistito in prima fila al massacro di suo fratello. Era sconcertato. Era stato terribile. Suo fratello era a pochi metri da lui. O meglio; ciò che restava di suo fratello era a pochi metri da lui. Un groviglio di ossa sezzate, una carcassa informe alta non più di 20 cm, si alzava da terra, carbonizzata e insanguinata. Dei piccoli rimanenti di interiora si intravedevano dal mucchio.
Per Knazi quell'immagine era terrore puro. Il FireLord si godeva quel momento di annietamento dell'avversario. Dal suo martello cadeva ancora qualche goccia del sangue dello gnomo. Amava quel sapore metallico. Era il suo unico piacere carnale, che ormai stava sperimentando sempre meno di frequente. I già pochi ardimentosi che osavano affrontare quell'arduo viaggio si erano decimati ancora di più. Ormai le sue vere prede erano dei poveri animali che si spingevano troppo in là. Era quasi un decennio che non uccideva uno gnomo o un appartenente ad una qualsiasi razza. Si concesse un ultimo, inebriante, respiro di quell'odore intenso e si preparò all'attacco: c'era altro sangue di cui beneficiare! Knazi era ancora impalato davanti le spoglie del fratello. Gli occhi spalancati non versavano una lacrima, segno di uno shock terribile. Ma la paura può essere anche un'amica fidata e un calore sempre più vicino lo riscosse giusto in tempo per schivare una martellata del FireLord. L'odio era straripante, la rabbia crescente. I suoi occhi erano snaturati da un'espressione folle. Il nome giusto per ciò che stava provando era uno solo: vendetta! Con una capriola schivò una vampata di fuoco ed estrasse la spada corta dal fodero del fratello. Lo scontro ebbe inizio. Il FireLord sembrava animato da una forza disumana, ma il piccolo avversario era portato avanti solo dal desiderio di riscatto per il fratello! La sua spada incrociò parecchie volte il martello del mostro di fuoco, senza mai cedere. Ma dopo un contrattacco finito male, il FireLord con un movimento rotatorio dell'arma, distrusse quella di Knazi, disarmandolo. In mano gli rimase solo l'elsa ed un moncherino. La gettò via, cercando comunque di colpire l'avversario. Il nemico si lasciò cogliere impreparato e, accompagnato da un urlo disgustoso, il rimanente della spada si conficcò nella spalla sinistra del FireLord. Ogni movimento gli procurava più dolore. Questo breve vantaggio concesse a Knazi l'occasione di recuperare dallo zaino un'altra spada. Adesso sapeva che dietro quell'armatura di fuoco e fiamme, c'era il corpo di un essere in carne ed ossa e, quindi, assassinabile. Questa nuova convinzione gli diede maggiore coraggio e determinazione. Lo scontro riprese. Della lava bollente sembra colare ad ogni movimento più veloce e forte del FireLord. Knazi pensò che equivaleva al suo sangue. Era in vantaggio, adesso. Lo sapeva. Giocò d'astuzia. Fece in modo che il suo nemico si stancasse. Iniziò a ruotargli intorno velocemente, facendogli perdere la cognizione dello spazio. Quando lo vide fermarsi per riprendere fiato, lo trafisse sotto il costato, lì dove non aveva possibilità di sopravvivenza. Mano a mano che la spada penetrava nella carne, la temperatura intorno allo gnomo saliva a dismisura, tanto che iniziò a sudare copiosamente. La spada era diventata incandescente. Stava per mollare la presa quando tutt'ad un tratto quella sensazione svanì. Il corpo del FireLord si spense e cadde rumorosamente a terra, diventando di pietra scura. Knazi gli finì sotto. Con una fatica immensa si rialzò e solo allora capì veramente di avercela fatta. Aveva sconfitto il suo nemico, il primo FireLord che aveva incontrato di una lunga serie. Aveva ucciso la sua prima anima. E, stranamente, non provò dolore nè rimorso, ma solamente cruda soddisfazione per aver tolto la vita a chi lo aveva fatto con suo fratello. Il pensiero della morte di Tosh lo riportò alla realta. A fatica si avvicinò ai resti del fratello e si accovacciò, piangendo. Fu lì che gli apparve per la prima volta in tutta la sua bellezza: Cenarius. Non si sbagliavano, il semidio voleva qualcos'altro da loro! |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
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| napoleonardo | 04/05/2010 8.05.55 |
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Knazi, tuo fratello è morto. Non piangere sul suo corpo: non serve a nulla. Ricorda che hai una missione – disse Cenarius. Il suo corpo è soltanto una parte dello gnomo che è stato. In questo momento la sua essenza è in viaggio verso il luogo in cui tutti gli essere viventi sono diretti. Alzati e vai avanti, penserò io a dargli una degna sepoltura. Knazi era sopraffatto dal dolore, non sapeva gestire i suoi molti sentimenti. Rabbia, dolore e un senso di vuoto lo avevano schiacciato. Non riusciva a rispondere al semiodio. Una luce strana avvolse tutta la zona circostante il corpo esanime dello gnomo. Fu un istante brevissimo eppure Knazi lo avvertì come un tempo lunghissimo. Vide il corpo di suo fratello bruciare in un istante e sparire dentro la luce. Cenarius non c'era più e lui era rinvigorito di una energia a lui sconosciuta. Si alzò e la rabbia era sparita. Qualcosa gli diceva che il buon vecchio Tosh era contento così. Corse come soltanto uno gnomo può fare. Non si fermò per giorni e non si guardò neppure alle spalle. Il sentiero terminava in una radura. Il calore emanato dalle Montagne di Fuoco era diminuito. Knazi si fermò e si guardò intorno. Era una distesa nera come la pece di rocce lisce e pericolosamente scivolose. Al minimo errore si sarebbe schiantato. Era arrivato al Deserto di roccia nera. Il luogo diventava caldissimo di giorno per via del colore della pietra che ne costituiva il suolo e terribilmente pericoloso se pioveva per via della scivolosità delle pietre. Knazi sapeva che sarebbe stata dura e che, soprattutto, avrebbe dovuto difendersi dalla sete e dai pericoli che si narrava si annidassero fra le rocce di quel luogo. |
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| Num. post: 951
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| HIO | 06/05/2010 7.49.41 |
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Il deserto di roccia nera
Gli occhi semichiusi per via del sole accecante, l'aria calda e secca mossa dal vento bruciava le narici giù fin dentro i polmoni. L'impresa dello gnomo continuava. Da sola era molto dura: nessuno con cui parlare, nessuno con cui farsi coraggio. In qualche modo, dopo l'incontro con Cenarius, il piccolo Knazi era più sereno e sicuramente determinato a portare avanti la missione. Prima di mettersi in viaggio contemplò la distesa nera che si estendeva per chilometri davanti ai suoi occhi. Cercò di capire come orientarsi per non sprecare energie in un luogo simile. Sarebbe dovuto sopravvivere alla mancanza di cibo e acqua. La vegetazione era sparsa, costituita per lo più di bassi cespugli. L'acqua c'era e non doveva essere troppo in profondità. Lo gnomo era un vero esperto di piante e fiori e sapeva che tipo di radici avevano quel tipo di piante. Certo non sarebbe stato facile, ma anche in quelle condizioni valutò che era fattibile. Controllò il suo piccolo bagaglio: alcune foglie medicinali, acqua e un pane di Orion tenuto da parte per condizioni estreme. Il pane di Orion è un prodotto magico che gli gnomi hanno imparato a preparare dagli Alti Elfi e permette di concentrare in un solo piccolo pane le energie di un lauto pasto. Decise di attendere il pomeriggio per avviarsi in un momento meno caldo della giornata. Non aveva idea di quanto sarebbe durato il viaggio e di cosa avrebbe dovuto affrontare oltre la fame e la sete. Mosse i suoi primi passi in una direzione precisa dopo aver stabilito dove fosse il Nord usando una meridiana. Il sole può esserti anche amico in situazioni del genere. |
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| Num. post: 20
Anziano |
Sono il fratello di Napo e sono lolloz | |||||
| Aghy | 06/05/2010 17.07.51 |
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Dopo diverse ore di cammino Knazi decise di fare una sosta. Trovo un grosso masso sotto il quale potersi sedere all'ombra, la sabbia e la polvere avevano ricoperto la sua pelle e increspato i capelli.
Stava ormai calando la notte, sapeva bene che nel deserto la notte era molto fredda e la cosa cominciava a preoccuparlo. "Devo trovare un posto più riparato, ma dove? Qui c'è solo sabbia e rocce!" Prima che l'ultima luce lasciasse quelle terre decise di proseguire ancora, non sapeva neanche lui cosa sperasse di trovare di preciso, ma continuava a camminare. La solitudine, un'esperienza che aveva provato poche volte nella sua vita, al suo fianco però qualcuno sempre ritornava...quel qualcuno era suo fratello Tosh. Era ancora sotto chock per l'accaduto, si continuava a porre interrogativi sulla morte del fratello e la comparsa di Cenarius, interrogativi che forse un giorno avrebbero avuto risposta. *** La notte era ormai calata, Knazi era nuovamente fermo, seduto in terra attorno ad un misero fuoco che era riuscito ad accendere con i pochi legni trovati. Il fuoco sarebbe durato ancora poche ore poi il freddo avrebbe avuto la meglio. Si distese, attorno a lui c'era un silenzio inquietante, sentiva solo lo scoppiettio del fuoco e il rumore della sabbia trasportata dal vento. Stava per prendere sonno quando gli parve di sentire un rumore in lontananza... "E' la tua immaginazione Knazi, torna a dormire" pensò, eppure quel rumore, anzi quei rumori si facevano sempre più vicini. Si destò di scatto, aguzzò la vista verso est. Vide delle luci in lontananza, decine di luci probabilmente provenivano da torce. Passarono pochi minuti e scoprì cosa causa quel rumore che aveva sentito: kodo. Nella sua direzione stava giungendo una carovana di mercanti goblin. |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
Se donne o birra non sono la risposta...allora la domanda deve essere stupida | |||||
| Deudermont | 14/05/2010 10.56.27 |
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Knazi rimase interdetto. Non aveva mai visto un kodo in vita sua, perchè vivono insieme agli Orchi e Knazi non si era mai spinto nelle loro terre. Ora doveva ammettere che i Kodo sono uno spettacolo indescrivibile. Bestie che, a vederli, sembrerebbero lente e impacciate, buone solo e soltanto a trasportare masse enormi di oggetti grazie alla loro forza. Ma le leggende (sempre che fossero leggende...) che giravano tra la sua gente, dicevano che addirittura potevano essere veloci quasi quanto i cavalli, e in più, se ben addestrati, mostravano una buona intelligenza, permettendo ai mercanti di utilizzarli anche come aiuto nella protezione della carovana. Sembravano un misto tra un rinoceronte e una lucertola, grandi e possenti, con zampe corte che si muovevano veloci sotto quel corpo esageratamente sproporzionato rispetto alle zampe. Si, Knazi ne era sicuro. Quelle bestie erano enormi, ma sentiva che se fosse dovuto scappare da una di esse, questa gli avrebbe dato parecchio filo da torcere.
Knazi era assorto nei suoi pensieri mentre la carovana, piano piano, si avvicinava. Solo dopo un po' di tempo, Knazi si riscosse e iniziò a pensare che fare. I goblin sono mercenari e aiutano chi gli da più soldi, ma Knazi non ne aveva. Senza contare che, notoriamente, i goblin avevano stretti contatti con gli orchi. Knazi non era sicuro che sarebbe stata una buona idea incontrare questi mercanti. - Pensa, pensa. Cosa posso fare? Andare loro incontro e chiedere aiuto? E se mi imprigionano e vendono come schiavo? No, devo evitare questa eventualità. - Pensò. Si guardò intorno, e notò che il fuoco era ancora acceso. Se non voleva farsi notare, il fuoco non lo avrebbe certo aiutato. Lo spense velocemente, sperando che i mercanti non l'avessero notato. - E ora? Se per pura sfortuna passano di qua, nonostante non ci sia il fuoco, mi vedranno. MA CERTO!!!!! LA POZIONE!!!! - Si ricordò solo in quel momento, infatti, di avere una pozione di invisibilità nel suo zaino. Corse verso di esso e iniziò a frugare. Lanciò un'occhiata verso i mercanti, e vide che avevano deviato dalla loro strada per dirigersi proprio verso il suo accampamento. Forse l'avevano notato? Forse il viaggio era finito? ******** - Hai visto anche tu? Mi è sembrato di vedere un fuoco in lontananza - disse Coor, il capo delle guardie della carovana. - No non mi pare di aver visto nulla, ma andiamo a controllare. Meglio troppa sicurezza, che troppo poca. - rispose Stieg. - Hey capo! CAPO! Deviamo leggermente verso sud. Mi è parso di vedere un fuoco e vorrei capire se c'è qualche pericolo o meno. - urlò Coor a Krag, il capo della carovana. - Va bene Coor. Ma stiamo attenti. Il carico è troppo prezioso per cadere in un agguato. - si raccomandò Krag con Coor. Stieg e Coor aguzzarono la vista e videro effettivamente un fuoco con una piccola ombra davanti ad esso. A giudicare da quel poco che si poteva capire, sembrava uno gnomo. Ma non erano ancora abbastanza vicini, e il buio può ingannare. Accelerarono il passo, ma mantenendosi all'erta. Il fuoco si spense improvvisamente. ********* - Non mi sembra di vedere niente. Sarà scappato. Forse è meglio riprendere il cammino, prima che Krag si arrabbi e ci detragga il tempo perso dalla paga. - disse Stieg a Coor. - Già. Però è strano. L'avevo visto bene. Peccato, uno schiavo ci avrebbe fruttato abbastanza. L'avremmo fatto pagare per bene a Krag. E se non avesse voluto accontentare le nostre richieste, avremmo sempre potuto venderlo per i fatti nostri. Peccato. - rispose Coor, mentre si avviavano di nuovo verso la carovana per riprendere il cammino. ********** Knazi tirò un sospiro di sollievo. Se l'era proprio vista brutta. Aveva dovuto nascondere tutto in fretta e furia, cancellare le sue tracce, spegnere il fuoco. Troppe cose in così poco tempo. Eppure ce l'aveva fatta. Adesso osservava le schiene dei due goblin allontanarsi verso l'orizzonte, tornando alla carovana da cui erano venuti. Tra un po' avrebbe potuto dissotterrare le sue cose e magari concedersi un poco di riposo. Ma sapeva anche che la sua missione era troppo importante, e doveva fare più in fretta possibile, se voleva salvare l'albero. Il suo pensierò torno di nuovo al fratello. Tosh avrebbe saputo tirarlo su un poco di morale e dargli ancora un poco di coraggio. Ma suo fratello non c'era più, e ormai i goblin erano lontani. Era ora di fare qualcosa. Ma cosa? Dormire e riprendere un poco le energie, o continuare la sua avventura? |
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| Num. post: 399
Caporazza |
I Dannati sono pronti! | |||||
| napoleonardo | 26/05/2010 8.19.21 |
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Decise di riposarsi perché gli tremavano ancora le gambe per la paura. Anche quella notte passò e le prime luce dell'alba svegliarono Knazi che si affrettò a scavare per riprendere la sua roba.
Scavò nel punto in cui la terra era smossa, ma non ritrovò le sue cose. Pensò che fosse la stanchezza e cercò nei dintorni: nulla. Non si era mai allontanato da quel luogo e avevo sonnecchiato poche ore proprio sopra la terra. Non riusciva a spiegarsi come fosse successo eppure le sue cose erano sparite. Osservò meglio la terra intorno e notò delle orme piccolissime che si allontanavano da quel punto inoltrandosi in direzione opposta a quella che avrebbe dovuto seguire. Senza cibo e acqua non sarebbe sopravvissuto. Qualcuno lo stava rallentando, ma lui non poteva mollare proprio adesso. Decise di seguire quelle piccole orme anche se questo lo avrebbe allontanato dalla strada maestra. Dopo diverse ore di cammino le orme sparirono. La roccia era dura, la terra poca e non lasciare tracce del proprio passaggio diveniva semplice per un corpo leggero. A giudicare dalle dimensioni delle impronte si trattava di una creatura piccola come uno gnomo, ma la forma dei piedi era diversa. Folletti dispettosi? Knazi non aveva mai saputo di un popolo di folletti che vivesse così lontano da un fiume. Si era quasi arreso alla sparizione di ogni traccia, quando, chiuse gli occhi e usò l'olfatto. Annusò l'aria come un cane e sentì che nelle vicinanze c'era qualcuno. Con un balzo enorme saltò in direzione dell'odore e atterrò sulla schiena di qualcuno facendolo stramazzare al suolo. Si trattava di una creatura mai vista a metà fra un folletto e una roccia. L'aspetto era in tutto quello di un folletto dei boschi, ma era duro e consistente come una roccia. Chi sei? – chiese minaccioso Knazi immobilizzando il ladro. Cosa fai con le mie provviste? Ssshh – rispose quello con fare guardingo. Sono Oth del popolo delle rocce nere. Fai silenzio ti prego. Knazi non capì subito, ma poi per istinto si guardò intorno e capì che era meglio fare silenzio. Il ladruncolo lo aveva condotto per un tragitto così lungo e tortuoso che non si era reso conto di essere riavvicinato in modo pericoloso alle Montagne di Fuoco già superate con fatica. Un primo sguardo rivelò un fiume di lava nelle immediate vicinanze dove piccoli di Firelord facevano il bagno nella roccia incandescente. Un brivido gli percorse la schiena. Con un filo di voce chiese a Oth di restituirgli il maltolto minacciandolo di richiamare l'attenzione dei Firelord. Quello acconsentì e si scusò per averlo derubato. Il suo popolo lo aveva abbandonato e lui, preso dalla fame, aveva rubato le sue provviste. Non era suo costume prendere le cose degli altri, ma la fame era una brutta bestia con cui confrontarsi. Sembrava sincero e Knazi, ormai lo avrete capito, era un cuor d'oro. Si intenerì e preso un pezzo di cibo lo condivise con lo sconosciuto. Questi si accese di gioia e fece mille facce buffe mentre divorava la sua porzione. Apprese da Oth che la strada che stava percorrendo per attraversare il Deserto era del tutto sbagliata. Una magia oscura, infatti, creava nelle creature che passavano in quei luoghi un senso di sicurezza nel seguire sempre la medesima strada. Tutti si convincevano di aver chiara nella mente la corretta direzione, ma puntualmente finivano nel Pozzo Oscuro che si trova al centro di un imbuto di roccia nera molto scivolosa, cadendo poi al suo interno e non riuscendo ad uscirne. Il pozzo era come una creatura affamata che usava un potere mentale sconosciuto per condurre le sue prede nell'imbuto e per divorarle una volta cadute al suo interno. Knazi chiese come passare il deserto senza cadere nel pozzo. Oth rispose che lo avrebbe accompagnato in cambio del suo cappello da gnomo. Per Knazi era un ricordo, ma in quella situazione non aveva molte scelte. Oth gli diede una foglia di una pianta sconosciuta a Knazi e gli disse di metterla sotto la lingua per bloccare l'influsso del Pozzo. Poi lo invitò a dargli il cappello e a seguirlo. Iniziarono, così, un percorso complesso attraverso il deserto. Il viaggio durò diversi giorni e i due impararono a conoscersi meglio. Oth era un simpaticone e, in fondo, gli aveva salvato la vita. Lo condusse all'uscita del deserto. Non osò avventurarsi oltre e consigliò a Knazi di fare attenzione a tutti i suoi sensi anche nel luogo che si accingeva ad attraversare. Ricorda fratello che non tutto quello che vedi o senti è come sembra. Usa il cuore per superare anche l'ultima prova. |
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| Num. post: 951
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| Naemor | 27/05/2010 17.20.21 |
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Post modificato da Admin o da chi ha creato il messaggio Knazi si trovava dinanzi alle distese delle Paludi Hashia. Sicuro di essere protetto, tolse la foglia da sotto la sua lingua. Non fece neanche due passi, che cadde bocconi sudando e respirando affannosamente. La foglia gli cadde di mano, un vento impetuoso se la portò via. Iniziò a vedere doppio, la testa gli scoppiava. Istintivamente si voltò di nuovo verso le montagne rocciose, una voce lo stava chiamando. Era molto simile a quella di suo fratello Tosh, lo stava supplicando, voleva che tornasse dietro. Il primo pensiero nella mente offuscata di Knazi era che doveva tornare indietro da suo fratello. Ma il dolore che improvvisamente gli aveva invaso il corpo, non gli permetteva di guidare i propri passi. Si ritrovò di nuovo a fare la strada verso le montagne, di nuovo verso l'incubo. Il secondo pensiero fu quello che probabilmente quella pianta era una sorta di droga, ed era finito in quello stato per colpa sua. Perchè l'aveva presa? Il terzo pensiero fu la risposta a questa domanda. Il Pozzo Oscuro, evidentemente, era cosi potente da avere influsso anche così lontano dal centro delle montagne, fino ai confini. Improvvisamente Knazi si ritrovò sull'orlo di un precipizio. Tutt'intorno a lui c'erano rocce e montagne, ma davanti a lui un immenso buco nero si spalacava davanti alle porte del vuoto. Era un luogo di paura e terrore. Il piccolo gnomo era felice, invece, in un modo o nell'altro la sua avventura era finita. Non come doveva andare, ma davvero giorno dopo giorno stava perdendo le speranze per quell'impresa fallimentare. Knazi aprì le braccia e si gettò dentro. E cadde, e cadde verso la morte. E si risvegliò. Non aveva nemmeno fatto un passo, la sua era stata tutta una battaglia mentale. Era solo, ancora al confine tra quei due mondi così paurosi, e si sentiva bene. Non sentiva alcun dolore. Per qualche strano motivo aveva vinto la forza del Pozzo Oscuro. Si voltò deciso e iniziò a correre verso le paludi. Qualunque cosa lo aspettasse lì, di sicuro era meglio di ciò che aveva incontrato finora. Purtroppo per lui, si sbagliava. |
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| Num. post: 2041
Administrator |
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| TheKing | 26/06/2010 9.21.01 |
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Post modificato da Admin o da chi ha creato il messaggio Knazi si fermò un attimo, ansimante. Le paludi Hashia si avvicinavano, ma il paesaggio sotto i suoi piedi non cambiava... il terreno era ancora di roccia dura. Riprese a camminare. Avvertiva delle strane vibrazioni intorno sotto i suoi piedi veloci. Ad un certo punto, quando ormai cambiava poco per entrare nelle Paludi, un'enorme voragine si aprì davanti a lui. Si appese con le sue piccole mani ad una sporgenza delle rocce, ma mentre stava per lasciarsi andare, si librò in aria, ancora attaccato alla sporgenza. Non capiva cosa stava succedendo. Cercò di girarsi ma quello che vide furono solamente due occhi rossi che lo fissavano. A quella vista, egli cadde a terra, dolorante. Si rese conto che quello che stava affrontando era un golem di roccia! Guardò ancora un attimo quell'essere mostruoso, come se volesse fare della paura la sua forza. Poi sciolse dall'involucro che lo custodiva il suo martello da guerra. Era la prima volta che lo usava in quell'avventura, ma era il momento più difficile che stava attraversando. Abbattere un Golem di Roccia è quasi impossibile, molto più improbabile che riuscire ad uccidere un FireLord. La luce del sole fece brillare il martello e, sul viso di Knazi si disegnò, per un secondo, un ghigno di sfida. Il Golem, a quella vista, ebbe un impercettibile sussulto. Knazi fu il primo ad attaccare. Era ancora abbastanza inesperto nell'arte del combattimento, non era ancora in grado di studiare le mosse dell'avversario. Dopo quel combattimento lo avrebbe di certo appreso. Iniziò con un fendente all'altezza del ginocchio dell'avversario. Era fortunato... il Golem non era così anziano da essere altissimo, ma era un giovane, che poteva ancora crescere. Il pesante attacco con il martello scalfì appena la pelle resistente del golem. Fu lui a sferrare la mossa successiva. Un forte pugno calò sul terreno, che vibrò intensamente. Knazi, che fino ad un secondo prima si trovava proprio nel punto dove era calato il pugno, cadde per la scossa. Quando si alzò, venne investito da un terribile ruggito. Ripartì con un altro attacco, stavolta accompagnato da un salto, così da colpire più in alto. L'effetto fu lo stesso. Dopo mezz'ora di scambi inutili tra i due, a Knazi venne un'idea. Schivò un altro pugno del nemico e si aggrappò alla mano. Da qui, con degli agili salti, riuscì a salire sul petto del Golem. Quest'ultimo cercò di scuotersi ma Knazi rimase ben saldo al suo appiglio. Un possente ruggito gli fece perdere l'equilibrio. Rimase appeso solo con una mano. L'immagine del fratello morto, in quelo momento, quando, per un'altra volta, stava decidendo di cadere e terminare la sua avventura, riuscì a fargli cambiare idea. Con una forza di volontà mai avuta prima, il giovane gnomo riuscì a sollevare l'altro braccio, riuscendo a riprendere l'equilibrio con entrambe le mani. Con un salto si aggrappò alla faccia, dove salì ancora fino ad arrivare agli occhi. Qui sfoderò di nuovo il martello e lo accecò. Un rivolo di sangue scese da entrambe le cavità oculari, bagnando Knazi. Il Golem si accasciò a terra, morto. Lo gnomo saltò a terra e, stremato, svenne. Knazi aveva vinto un'altra battaglia! |
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| Num. post: 1558
Caporazza |
----->Alla ricerca del libro perduto<---- WoRk In PrOgReSs////// Scrittore Ufficiale di Warlandia! ////// Se vedi nero spara,o è un prete o è un fascista;se vedi rosso fai un inchino,o è un compagno o è un fiasco di vino! | |||||
| Deudermont | 29/06/2010 12.03.45 |
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Knazi si mosse impercettibilmente. Lentamente aprì un occhio. Ancor più lentamente aprì l'altro. Aveva la mente confusa e annebbiata. Sbadigliò, sentendosi improvvisamente il peso di tutta la sua stanchezza addosso. Scosse la testa nel tentativo di rimettere ordine nei suoi pensieri, ma non servì. Allora si guardò in giro, e lo vide. Un enorme massa rocciosa era sdraiata vicino a lui. Aveva sembianze umane, ma dove sarebbero dovuti esserci gli occhi, non vide altro che due orbite vuote. All'improvviso, un lampo illuminò la sua mente ancora leggermente annebbiata dalla grandissima spossatezza che sentiva. Ricordò, vedendo tutto come se fosse una scena che si svolgesse sotto i suoi occhi, invece che averla vissuta lui in prima persona, uno gnomo che estraeva il suo martello, colpiva la gamba di quell'essere accanto a lui, ci lottava per un tempo interminabile e infine chiudeva la lotta colpendolo agli occhi. A questo ricordo, fecero seguito altri, che lo riportarono alla realtà. Aveva una missione da compiere. Aveva passato momenti più o meno difficili. Al ricordo dei momenti difficili, soprattutto della crudela fine di suo fratello, si mise a piangere amare e calde lacrime di disperazione e pensò quasi di lasciare. Ma poi ripensò allo scopo della sua missione, a come Tosh si era sacrificato per essa, e decise che non poteva abbandonare lì. "Lo farò per te, fratello. Dovessi morire nel tentativo, non abbandonerò mai la NOSTRA missione".
Decise di ripartire subito, ma aveva un grande problema. Si reggeva a fatica in piedi. Il viaggio e le sue emozioni erano stati distruttivi su di lui. Il furore provato (quanto tempo fa? Un ora, due ore, un giorno, due giorni? Knazi non avrebbe saputo dirlo) trovandosi di fronte il Golem, lo aveva abbandonato, togliendogli quelle energie dategli dalla disperazione. Ora era semplicemente devastato. Aveva un bisogno urgente di riposarsi. Ma non si sentiva sicuro a dormire lì, non dopo l'apparizione del Golem. In più, le paludi erano già in vista. Decise quindi di avviarsi, e una volta raggiunte le paludi riposarsi un po'. Passettino dopo passettino, Knazi si stava avvicinando alle paludi. In lontananza vedeva degli alberi, inizialmente piccoli, ingrandirsi a ogni suo passo. Dopo un tempo incalcolabile per Knazi, a causa della monotonia del deserto, del caldo incessante e della grande stanchezza che aumentava costantemente, le rocce lasciavano spazio all'erba e all'acqua. Dal nero delle rocce del Deserto di Roccia Nera, passò al verde rigoglioso dell'erbetta delle Paludi Hashia. Il caldo quasi insopportabile del deserto lasciava progressivamente il passo a un più piacevole e mite tepore. "Finalmente. Almeno, il caldo non sarà più il mio fedele compagno" pensò Knazi. Il piccolo gnomo era finalmente arrivato alle Paludi Hashia, meta finale del suo viaggio. Si sentì sollevato a questa prospettiva, nonostante sapesse che quelle paludi erano abitate dai terribili Yosir. Tutte le leggende ne parlavano, ma in ben pochi (e Knazi non conosceva nemmeno uno di questi pochi) potevano dire di aver visto uno Yosir. Coloro che li incontravano, si diceva morissero di una morte lenta e atroce. Knazi ci aveva pensato quando si era trovato di fronte alla scelta di riposare nel deserto o nelle paludi. Ma era meglio un pericolo sconosciuto, piuttosto che uno che conosceva già benissimo e che aveva già affrontato. Si guardò intorno e vide il boschetto che aveva notato da lontano. Ci si diresse, quindi, e preparò un piccolo accampamento. Aveva un urgente bisogno di dormire e riposarsi. Dopo avrebbe pensato al prossimo passo. Quindi si preparò, si sdraiò e appena chiuse gli occhi, la stanchezza lo travolse e si addormentò. |
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| Num. post: 399
Caporazza |
I Dannati sono pronti! | |||||
| Naemor | 30/06/2010 20.26.26 |
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Sognò strano, quella volta. Si ritrovò immerso e circondato da mostri che lo attaccavano in ogni parte del corpo, e lui era lì, inerme, non riusciva a difendersi, era lì, inerme, e non aveva un'arma, era lì, inerme, e continuava a voltarsi e aveva paura, voleva fermarli ma non ci riusciva. Si agitava, tremava, e improvvisamente si ritrovava a casa, tra gli amici, ridendo e bevendo, e poi veniva da lui suo fratello e gli diceva: cosa stai facendo?
E sognò altro, quella volta. Residui del combattimento del pozzo, annoterà il prof. Dalmet, quando saprà della storia di Knazi. Si svegliò che era appena l'alba. Non ricordava molto di quei sogni, anzi non si ricordava neppure se si era addormentato appena la notte prima o il giorno precedente, ma almeno si sentiva un pò ristorato in forze. Provò a scavare nel suo zainetto in cerca di qualcosa che potesse mettere sotto i denti: in tutto erano viveri almeno per cinque giorni ancora. Il tempo, dunque, stringeva. Si alzò, si curò il poco dei vestiti che gli era rimasto intatto, come se dovesse iniziare un giorno qualsiasi, e si incamminò. Dove, ancora non lo sapeva. |
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| Num. post: 2041
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| napoleonardo | 20/07/2010 13.16.20 |
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Knazi si incamminò con cautela. Le paludi avevano un aspetto tranquillo, ma lo gnomo era ben conscio dei pericoli che si nascondevano dietro quell'apparenza placida. Per tutto il giorno non accadde nulla di particolare, trovò delle fonti d'acqua per dissetarsi, mangiò delle provviste che aveva nella sua bisaccia e si mosse sempre con massima cautela. Alla sera si era quasi del tutto rilassato e aveva iniziato a pensare che le storie sugli Yosir fossero solo leggende inventate da qualche anziano del suo popolo. In effetti, nessuno aveva neanche idea di che aspetto avessero e quale fosse il motivo per cui andavano temuti. Le leggende sono spesso frutto di fantasia e non sempre hanno un fondamento nel mondo reale.
Il sole calò dietro l'orizzonte lontano e l'atmosfera delle paludi cambiò improvvisamente. Knazi pensò che fosse suggestionato dai racconti degli anziani del suo villaggio e provò a farsi coraggio. Decise di accamparsi su un albero e di dormire qualche ora per riprendere le forze. Chiuse gli occhi per quello che a lui parse un attimo, quando li riaprì rimase a bocca aperta. L'intera palude era illuminata da luci soffuse che sembravano venire dall'acqua, dalla corteccia degli alberi, dalle foglie. La luce era stranamente rassicurante e si udiva un flebile canto corale. Il ritmo ipnotico portò Knazi in uno stato di torpore; lo gnomo assaporò quella ninna nanna che sembrava parlargli della sua terra, dei suoi migliori ricordi, delle giornate passate in compagnia del fratello. Fra le voci del coro angelico riconobbe una voce familiare. Una singola nota fuori tono che, però, ridestò la mente offuscata dello gnomo. Gli sembrò di riconoscere la voce di suo fratello. Si, era proprio la voce di suo fratello che lo richiamava alla realtà. Knazi si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto e che era caduto in uno strano stato di semi veglia in cui la sua volontà sembrava annullarsi. Con uno sforzo di volontà si concentrò sulla voce del fratello che lo guidò fuori dallo stato di trance in cui era caduto. Le luci che prima gli erano sembrate amiche gli apparvero nella loro reale forma: occhi di fuoco che lo osservavano con odio. Erano gli Yosir. Il potere della popolazione risiedeva proprio nell'azione corale: la luce, il suono amichevole portava tutti coloro che attraversavano il loro territorio a rimanere prigionieri del loro canto. La battaglia non era ancora vinta, ma Knazi aveva capito come reagire. Il fortissimo legame fraterno gli permetteva di combattere l'influsso rimanendo concentrato sulla voce del fratello. |
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| Num. post: 951
Administrator |
A volte penso di smettere...ma poi rinsavisco, mi faccio un game e torno come nuovo | |||||
| Deudermont | 20/08/2010 8.54.43 |
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- Grazie Tosh, ancora una volta mi hai salvato! - sussurrò tra sé e sé Knazi.
L'accaduto gli tolse sonno e voglia di dormire, così decise di saltar giù dall'albero e avanzare ancora un po'. Dopo essere stati "battuti", gli Yosir erano momentaneamente spariti, e non se ne vedeva più traccia. Ma lo gnomo sapeva che sarebbero tornati quanto prima, ancor più inferociti e arrabbiati, vogliosi di vendetta. Forse avevano preso il loro nemico sotto gamba, come lui aveva fatto con loro. In fondo, nessuno era mai tornato indietro per parlare degli Yosir, o almeno nessuno che si conoscesse. Era, quindi, molto probabile che gli Yosir non avessero mai trovato nessuna difficoltà a sconfiggere gli intrusi che osavano introdursi nel loro territorio. Intanto la notte, con la sua luna piena e le sue stelle, stava già cedendo il passo al giorno, e al posto del pallido cerchio lunare, stava per innalzarsi quello sfolgorante e accecante del sole. - Ma quanto ho dormito? Eppure mi sembrava di essermi appena addormentato quando gli Yosir mi hanno svegliato... - riflettè tra sé e sé Knazi. Erano ormai un po' di giorni che Knazi era in viaggio. I vestiti erano consumati e in più punti iniziavano a strapparsi, la sua faccia sembrava quella di una persona che non dorme da giorni ("Ma negli ultimi giorni ha dormito!" direte voi lettori. Beh, provate voi a dormire quando, dove e quanto capita, spesso anche meno di quanto ne avreste bisogno, e poi vedete se l'aspetto della vostra faccia non peggiora) e le scorte continuavano a calare. Se non si fosse dato una mossa, rischiava di morire di fame, in caso non venisse ucciso da altro. Avanzò un po' e trovò una fonte d'acqua. Si fermò quindi a dissetarsi e a darsi una sciacquata. L'acqua fresca gli ridò forza e lo svegliò completamente. Ma all'improvviso un'ombra si allungò sulla forma del piccolo gnomo, salendo lungo le sue gambe, arrampicandosi sulla sua schiena per arrivare fino alla sua testa. In contemporanea, una figura si levò nello specchio d'acqua, alle spalle del Knazi che stava dentro lo stesso. Lo gnomo smise di sciacquarsi, alzò leggermente gli occhi verso la sua figura nell'acqua e... |
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| Num. post: 399
Caporazza |
I Dannati sono pronti! | |||||
| Aghy | 28/08/2010 14.50.46 |
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Da quella che doveva essere una sorgente naturale d'acqua ne uscì una figura alta, slanciata, dalla carnagione blu chiaro. Knazi fece un passo indietro e impugnò saldamente il suo martello pronto a difendersi in caso di attacco.
La creatura uscì elegantemente dall'acqua, sembrava come se non si fosse accorta della presenza del piccolo gnomo, ma Knazi quelle creature le conosceva bene -Un elfo!- le parole gli uscirono di bocca senza controllo. L'elfo fece uno scatto verso quelli che sembravano le sue vesti, che nascondevano un lungo bastone con delle incisioni sulla sommità. -Ah...ma sei uno gnomo!- la sua voce era candida anche se era visibilmente spaventata, posò il bastone in terra e rivestì il suo corpo seminudo. Knazi arrossì di colpo appena si rese conto che la creatura era un'elfa e per di più con indosso una leggera veste bianca che lasciava intravedere le sue sinuose curve. Lasciò cadere il martello, -Non volevi attaccarti, mi hai spaventato... questa regione nasconde molte insidie- si giustificò lo gnomo -Io sono Knazi..tu sei?-. L'elfa sorrise dolcemente -E' un piacere fare la tua conoscenza Knazi, io sono Eris... cosa ti spinge a viaggiare per questi territori tutto da solo?- Knazi sentiva di potersi fidare di Eris, le raccontò a grandi linee la sua storia senza scendere in particolari -Mi spiace per tuo fratello Knazi, ti ha lasciato da eroe, gli dei sapranno come ripagarlo... a ora vieni, ti accompagno sul sentiero principale, troppe insidie si nascondono fra questi alberi...- lo gnomo annuì, raccolse il suo martello e si mise in cammino con l'elfa. |
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| Num. post: 1043
Caporazza |
Se donne o birra non sono la risposta...allora la domanda deve essere stupida | |||||
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